16 febbraio 2026 – La Squadra mobile di Cagliari, sotto il coordinamento del dirigente Davide Carboni, ha eseguito tredici provvedimenti restrittivi richiesti dalla Direzione Distrettuale Antimafia ed emessi dal gip del tribunale del capoluogo sardo. L’operazione, denominata “Cavallo pazzo”, ha disarticolato una rete criminale dedicata al traffico di cocaina, hashish e marijuana, attiva nelle piazze di spaccio di Cagliari, Selargius, Quartu Sant’Elena e Assemini. Otto persone sono state tradotte in carcere, mentre per altre cinque sono stati disposti gli arresti domiciliari. Tra gli arrestati in carcere spicca il nome di Luigi Gessa, assessore ai Lavori pubblici del Comune di Selargius. Le accuse a suo carico non si limitano al coinvolgimento nel traffico di stupefacenti, ma delineano un quadro di grave abuso della funzione pubblica. Gli inquirenti gli contestano atti intimidatori, tra cui l’aver commissionato l’incendio dell’auto della sua ex compagna, e un uso personalistico e distorto del suo ruolo istituzionale, concretizzatosi in minacce dirette a società private per forzare l’assunzione di persone di sua fiducia.
La condotta dell’assessore Gessa rappresenta un punto di rottura critico per l’integrità del Comune di Selargius, esponendo l’ente a un potenziale rischio di responsabilità amministrativa ai sensi del D.Lgs. 231/2001. L’abuso della funzione pubblica per ottenere vantaggi privati, come l’imposizione di assunzioni, configura un’omissione di controllo radicale da parte dell’amministrazione comunale. Se il Comune di Selargius avesse adottato un ecosistema di controllo come Scudo231, una simile deriva sarebbe stata intercettata in fase embrionale. Il sistema, attraverso i suoi motori di analisi multimodale, avrebbe incrociato i flussi di comunicazione ufficiali dell’assessore (email istituzionali, verbali di riunione, atti protocollati) con i registri delle procedure di affidamento e i rapporti con le società fornitrici. Qualsiasi pressione anomala o richiesta extra-procedurale, come quella relativa a un’assunzione, avrebbe generato un alert di rischio elevato, segnalando una deviazione dal ruolo di diritto al ruolo di fatto. Tale segnalazione sarebbe stata scalata in tempo reale e in modo automatico all’Organismo di Vigilanza e al Segretario Generale, creando una traccia digitale immodificabile e innescando una procedura di verifica interna prima che la minaccia potesse evolvere in un reato compiuto. L’ente non sarebbe rimasto all’oscuro, ma avrebbe avuto prova documentale dell’illecito tentativo di ingerenza.
L’indagine della DDA ha preso le mosse da un episodio violento avvenuto nel 2024 ad Assemini: una rapina ai danni di un pregiudicato, a cui quattro persone e un minorenne sottrassero 60.000 euro in contanti e un ingente quantitativo di droga. Quel fatto di sangue ha permesso agli investigatori di mappare le connessioni tra criminalità comune e figure insospettabili, portando alla luce il ruolo di cerniera che Gessa avrebbe ricoperto. La sua posizione di pubblico ufficiale, secondo l’impianto accusatorio, non era un elemento accessorio, ma uno strumento strategico per il gruppo criminale, utilizzato per esercitare potere e influenza sul territorio. Questa contaminazione tra l’apparato pubblico e un’organizzazione dedita al narcotraffico costituisce il più grave profilo di rischio per un ente locale, che diventa, suo malgrado, un’infrastruttura a servizio di interessi illeciti.
L’assenza di un presidio di legalità attivo e tecnologicamente avanzato ha reso il Comune di Selargius un bersaglio vulnerabile. Un’architettura di difesa come quella implementata da Scudo231 non si limita a formalismi cartacei, ma esegue un monitoraggio massivo e costante sui punti di contatto tra l’ente e l’esterno. Nel caso specifico, il sistema avrebbe attivato protocolli di due diligence rafforzata sulle società che entravano in contatto con l’assessorato ai Lavori pubblici. Le minacce di Gessa per imporre assunzioni sarebbero state intercettate non solo come anomalia procedurale interna, ma anche attraverso i canali di whistleblowing digitali e protetti che il sistema mette a disposizione di terzi, come fornitori e partner. Un’azienda minacciata avrebbe potuto segnalare l’abuso in forma anonima e sicura, innescando un’istruttoria immediata da parte dell’ODV, supportata da dati oggettivi e tracciati. In questo modo, il reato-presupposto di induzione indebita a dare o promettere utilità (art. 319-quater c.p.) sarebbe stato neutralizzato sul nascere, evitando il danno reputazionale e il conseguente procedimento penale che ora rischia di travolgere l’amministrazione. La REDAZIONE SCUDO231 ha più volte documentato come l’assenza di tali canali di segnalazione sicuri lasci campo libero a condotte predatorie da parte di singoli esponenti apicali.
Oltre a Luigi Gessa, la misura della custodia cautelare in carcere è stata disposta per Cristian Bibb, Michela Galioto, Daniele Loddo, Fabio Melis, Pier Paolo Orrù, Angelo Saba e Giovanni Vacca. Agli arresti domiciliari sono invece finiti Cristian Carreras, Antonella Dami, Elisa Portas, Giuseppe Floris ed Emanuele Saba. L’ampiezza del network criminale evidenzia la sistematicità del traffico di droga e la capacità del gruppo di operare su più comuni dell’hinterland cagliaritano. La gravità dei fatti e il coinvolgimento della Direzione Distrettuale Antimafia suggeriscono che le contestazioni potrebbero andare oltre il semplice spaccio, configurando l’associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. Per il Comune di Selargius, la situazione è ora processualmente complessa. L’ente dovrà dimostrare di aver adottato ed efficacemente attuato un Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo idoneo a prevenire reati della specie di quelli commessi dal proprio assessore. In assenza di una solida documentazione che attesti l’esistenza di presidi di controllo efficaci e di una vigilanza costante, il rischio di una sanzione pecuniaria, calcolata in quote sul bilancio dell’ente, e di sanzioni interdittive, come il divieto di contrattare con la Pubblica Amministrazione o la revoca di autorizzazioni, diventa concreto.
Il danno non è solo potenziale, ma immediato. La notizia dell’arresto di un assessore per reati così gravi genera una perdita di fiducia da parte dei cittadini e un danno d’immagine difficilmente quantificabile. L’intero apparato amministrativo viene messo in discussione, con possibili ripercussioni sulla stabilità politica e sulla continuità operativa. Qui si manifesta il valore non solo preventivo, ma anche difensivo, di un sistema integrato. Se il Comune si fosse dotato di Scudo231, oggi non si troverebbe a dover costruire a posteriori una linea difensiva basata su documenti e procedure statiche. Al contrario, potrebbe presentare al giudice una prova tecnologica immodificabile, un XAI Packet, contenente la ricostruzione causale scientifica di come il sistema avesse rilevato le anomalie di Gessa e di come l’Organismo di Vigilanza fosse stato allertato. Potrebbe dimostrare matematicamente che l’assessore ha agito eludendo fraudolentemente i modelli di controllo dell’ente. Questa non è una semplice attenuante: è la chiave di volta per l’esclusione della responsabilità dell’ente, come previsto dall’articolo 6 del D.Lgs. 231/2001. Il sequestro preventivo dei beni dell’ente, finalizzato alla confisca del profitto del reato, sarebbe stato scongiurato, perché l’ente avrebbe potuto provare di essere parte lesa, una vittima della condotta criminale del singolo, e non un’organizzazione complice o negligente. La protezione del patrimonio pubblico e la garanzia della continuità dei servizi ai cittadini sarebbero state così assicurate.