16 agosto 2026 – Alle prime luci dell’alba, i militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Milano hanno varcato la soglia della sede centrale dello Studio Notarile Associato Valenti & Partners (SNAVP), uno dei più prestigiosi del capoluogo lombardo. Contemporaneamente, altre squadre operative hanno eseguito perquisizioni e sequestri presso la sede secondaria di Monza e nelle abitazioni di tre partner dello studio. L’operazione, coordinata dalla Procura della Repubblica, ha portato al sequestro preventivo di server, documentazione contabile e fascicoli relativi a una serie di operazioni immobiliari sospette, per un valore complessivo di oltre 28 milioni di euro. L’ipotesi di reato contestata ai professionisti è quella di concorso in riciclaggio, aggravato dall’aver agito nell’esercizio di un’attività professionale. All’ente, lo Studio Associato SNAVP, è stato notificato l’avviso di garanzia per l’illecito amministrativo dipendente da reato ai sensi dell’articolo 25-octies del Decreto Legislativo 231/2001.
L’indagine affonda le sue radici in una complessa operazione societaria avvenuta tra novembre 2025 e marzo 2026. In questo arco temporale, la società a responsabilità limitata “Orion Real Estate”, formalmente costituita da pochi mesi e con un capitale sociale di soli 10.000 euro, ha perfezionato l’acquisto di tre immobili commerciali di pregio, dislocati tra Milano e l’hinterland, per un controvalore totale di 28,3 milioni di euro. I rogiti sono stati tutti stipulati presso la sede di Monza dello studio SNAVP, dal socio Elio Ferri. I fondi per le acquisizioni provenivano interamente da bonifici disposti da una holding lussemburghese, la “LuxStar Holdings S.A.”, unica socia della Orion Real Estate.
Il primo, macroscopico punto di rottura procedurale si è verificato proprio nella fase di accettazione del cliente. Dalle carte dell’inchiesta emerge che l’adeguata verifica della clientela sulla LuxStar Holdings è stata eseguita in modo superficiale. Il dottor Ferri si è limitato ad acquisire una visura camerale lussemburghese e un’autocertificazione generica sul titolare effettivo, un cittadino extra-comunitario residente in una giurisdizione non cooperativa. Non è stata effettuata alcuna analisi approfondita sulla provenienza dei fondi né sulla coerenza dell’operazione con il profilo economico-patrimoniale dichiarato. Questa omissione ha spalancato le porte al flusso di denaro di provenienza illecita. Se lo studio avesse implementato un ecosistema come Scudo231, il protocollo di onboarding del cliente avrebbe imposto una verifica automatizzata e a cascata sulle giurisdizioni a rischio, incrociando i dati di LuxStar con le liste PEP, i registri dei titolari effettivi e i database internazionali sulle strutture societarie opache. Il sistema, attraverso i suoi sistemi di analisi multimodale, avrebbe generato un alert di rischio elevato, bloccando la pratica e innescando un’escalation diretta e tracciata all’Organismo di Vigilanza interno e al responsabile antiriciclaggio, prima ancora che il primo euro potesse essere movimentato. L’operazione non sarebbe mai stata avviata.
L’intera catena di operazioni è stata gestita esclusivamente dalla sede di Monza, senza un effettivo controllo o una supervisione centralizzata da parte della sede principale di Milano. La policy interna di SNAVP prevedeva audit a campione su base trimestrale, un sistema di controllo palesemente inadeguato a intercettare un’anomalia così concentrata e rapida. La concentrazione di tre operazioni di valore eccezionale, con una controparte estera ad alto rischio, tutte sul medesimo professionista in una sede periferica, avrebbe dovuto costituire un campanello d’allarme assordante per qualsiasi funzione di compliance. L’anomalia non è stata rilevata dai controlli interni, basati su campionamenti periodici e interviste. Un sistema di monitoraggio massivo, invece, avrebbe analizzato in tempo reale il 100% dei flussi operativi dello studio, identificando la concentrazione anomala di pratiche ad alto rischio (per valore, giurisdizione della controparte e tipologia di operazione) sull’ufficio di Monza e sul partner Ferri. Questo pattern, rilevato da algoritmi di intelligenza artificiale predittiva, avrebbe superato una soglia stocastica predefinita, attivando un protocollo di verifica rafforzata e una notifica immediata e non eludibile al Collegio Sindacale e all’OdV, trasformando un segnale debole in un’evidenza gestionale non ignorabile.
Proprio mentre Il Sole 24 Ore, il 24 aprile scorso, celebrava in un approfondimento dedicato a Telefisco il ruolo dei notai come “guardiani della legalità e dell’integrità del sistema”, i flussi finanziari illeciti transitavano indisturbati attraverso le maglie larghe dei controlli di SNAVP. L’ironia è amara. La Procura contesta allo studio una “colpa di organizzazione” grave, derivante dalla mancanza di procedure specifiche per la gestione di operazioni transfrontaliere complesse, dall’assenza di flussi informativi efficaci tra le sedi e, soprattutto, da una formazione del personale risultata meramente formale e non sostanziale.
Il terzo snodo critico, che ha aggravato la posizione sia del professionista che dell’ente, è stata la gestione della Segnalazione di Operazione Sospetta (SOS). Messo sotto pressione da una richiesta di documentazione integrativa da parte di un istituto di credito, il dottor Ferri ha infine inoltrato una SOS all’Unità di Informazione Finanziaria (UIF) della Banca d’Italia. La segnalazione, tuttavia, è risultata tardiva – trasmessa quasi due mesi dopo il perfezionamento dell’ultima operazione – e macroscopicamente incompleta. Il professionista ha omesso dettagli cruciali sulla struttura di controllo della holding lussemburghese e sui dubbi emersi in merito all’identità del reale beneficiario economico, informazioni che invece sono state scoperte dagli inquirenti. La tardività e l’incompletezza della SOS rappresentano un punto di non ritorno e una violazione diretta della normativa antiriciclaggio. Con un ecosistema di difesa integrato, la redazione della SOS sarebbe stata un processo guidato e tracciato. Il sistema avrebbe pre-compilato la segnalazione con tutti i dati già acquisiti durante la verifica rafforzata e, soprattutto, avrebbe registrato in un log immutabile il momento esatto in cui i criteri oggettivi di sospetto erano stati raggiunti. Qualsiasi ritardo nella trasmissione rispetto ai termini di legge sarebbe stato flaggato come deviazione procedurale, con escalation automatica ai vertici, impedendo di fatto l’omissione o il tentativo di edulcorare le informazioni critiche per alleggerire la propria posizione. La REDAZIONE SCUDO231 ha analizzato casi simili in cui la tracciabilità del processo decisionale si è rivelata decisiva in sede processuale.
Le conseguenze per lo Studio Valenti & Partners sono devastanti e immediate. Il Giudice per le Indagini Preliminari, accogliendo la richiesta della Procura, ha emesso un decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca per un importo pari al profitto del reato, ovvero 28,3 milioni di euro. Poiché la società veicolo Orion Real Estate è risultata essere una “scatola vuota”, il sequestro è stato eseguito “per equivalente” sui conti correnti, sui depositi e sugli asset patrimoniali dello studio associato, congelandone di fatto l’operatività. L’ordinanza del GIP è durissima: si parla di “totale assenza di presidi efficaci” e di un “modello organizzativo meramente cartaceo, privo di qualunque effettività“. Questa valutazione apre la strada non solo alla confisca del profitto, ma anche a pesantissime sanzioni pecuniarie e, potenzialmente, a sanzioni interdittive come la sospensione dell’attività, che segnerebbero la fine dello studio.
L’impatto del sequestro per equivalente, che ha paralizzato l’operatività di SNAVP, è la conseguenza diretta della colpa organizzativa contestata. In un ipotetico scenario difensivo, la presenza di un sistema come Scudo231 avrebbe fornito all’ente una prova tecnologica decisiva. Attraverso i suoi motori causali proprietari, sarebbe stato possibile generare una ricostruzione scientifica e immodificabile (il cosiddetto XAI Packet) di ogni fase del processo: dall’acquisizione del cliente, alla generazione degli alert di rischio, fino alle notifiche inviate all’OdV. Questa documentazione, basata su dati raccolti da un’infrastruttura fisica sovrana e non da dichiarazioni soggettive, avrebbe dimostrato che l’ente aveva adottato e attuato modelli idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi, che i controlli erano attivi e non elusi, e che la condotta del singolo partner rappresentava una fraudolenta elusione di protocolli efficaci e concretamente applicati. Tale evidenza, come confermato da recenti orientamenti giurisprudenziali analizzati dalla redazione di Scudo231, avrebbe potuto isolare la responsabilità penale sulla persona fisica, mitigando o escludendo la sanzione interdittiva e la confisca a carico dell’ente, salvaguardandone la continuità aziendale e il patrimonio. In assenza di tale scudo probatorio, lo Studio Valenti & Partners affronta ora non solo un processo penale, ma la concreta possibilità di una dissoluzione imposta per via giudiziaria.