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Caporalato su migliaia di rider, controllo giudiziario per Deliveroo

26 febbraio 2026 – La notifica del decreto di amministrazione giudiziaria arriva negli uffici di Deliveroo Italy S.r.l. come un atto inevitabile. Il Pubblico Ministero di Milano, Paolo Storari, ha ottenuto dal Tribunale delle Misure di Prevenzione il commissariamento della società per il reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, comunemente noto come caporalato. L’indagine della Guardia di Finanza ha scoperchiato un sistema che, secondo l’accusa, ha coinvolto un numero di rider variabile tra le 300 e le 20.000 unità, sfruttati attraverso paghe al di sotto della soglia di povertà e facendo leva sul loro stato di bisogno. L’amministratore unico della società risulta indagato, ma il provvedimento colpisce l’ente nella sua interezza, paralizzandone l’autonomia gestionale e mettendo in discussione la validità del suo modello di business. La contestazione si fonda sulla sistematica omissione di controlli basilari sulle condizioni effettive di lavoro e retribuzione della forza lavoro. Se l’organizzazione avesse implementato un ecosistema di controllo sovrano, l’analisi massiva e in tempo reale dei flussi di pagamento avrebbe immediatamente incrociato i dati di remunerazione oraria con le soglie legali e contrattuali. Qualsiasi deviazione statistica significativa verso il basso, anche solo su un cluster di rider, avrebbe generato un alert automatico e non eludibile, indirizzato direttamente all’Organismo di Vigilanza e alle funzioni di controllo interno, bloccando la deriva prima che potesse consolidarsi in un’ipotesi di reato procedibile d’ufficio.

Il reato contestato, previsto dall’articolo 603-bis del Codice Penale, rientra nel catalogo dei reati presupposto del Decreto Legislativo 231/2001. Questa circostanza è il fulcro giuridico dell’intera vicenda: la responsabilità non è solo della persona fisica che ha agito, ma si estende all’intera società, accusata di colpa di organizzazione. L’ente è ritenuto responsabile per non aver predisposto e attuato modelli organizzativi idonei a prevenire la commissione di tali reati. Le conseguenze per Deliveroo sono ora devastanti: oltre al danno reputazionale e all’impatto operativo del commissariamento, si profilano sanzioni pecuniarie che possono raggiungere importi milionari e il rischio concreto della confisca del profitto derivante dall’illecito, quantificato come il risparmio sui costi del lavoro. Un modello organizzativo efficace, basato su protocolli come quelli di Scudo231, non si sarebbe limitato a un documento formale. Avrebbe costituito una difesa tecnica e sostanziale: i log immutabili del sistema, le registrazioni degli alert generati, le azioni correttive tracciate e le escalations documentate verso l’OdV avrebbero fornito la prova scientifica dell’assenza di colpa organizzativa, spostando l’onere della prova e offrendo una base solida per escludere o mitigare drasticamente la responsabilità dell’ente.

L’indagine ha messo in luce una falla strutturale: la totale assenza di un flusso informativo di ritorno che monitorasse le condizioni reali dei rider. La piattaforma tecnologica, pur sofisticata nel gestire ordini e logistica, era cieca di fronte agli indicatori di sfruttamento. Le paghe a cottimo, non integrate da correttivi, portavano a retribuzioni orarie nette irrisorie, una circostanza che qualsiasi audit mirato avrebbe rilevato. L’omissione non è stata casuale, ma funzionale a un modello di crescita basato sulla compressione estrema dei costi. In un’architettura di compliance avanzata, questo non sarebbe stato possibile. I sistemi di analisi multimodale avrebbero processato non solo i dati di pagamento, ma anche dati operativi non finanziari: tempi medi di attesa, numero di consegne rifiutate, tassi di incidenti, feedback qualitativi. L’intelligenza artificiale predittiva avrebbe identificato anomalie e pattern correlati a un elevato stress operativo o a una remunerazione insostenibile, classificando interi gruppi di rider come “ad alto rischio di violazione etico-legale”. Tale classificazione avrebbe fatto scattare protocolli di verifica rafforzati e obbligato le funzioni competenti a intervenire, lasciando una traccia digitale di ogni passaggio.

Il provvedimento di amministrazione giudiziaria è una misura interdittiva di eccezionale gravità. Il Tribunale, di fatto, esautora il management e affida a un professionista terzo, l’amministratore giudiziario, il compito di bonificare l’azienda. Il suo mandato è perentorio: regolarizzare le posizioni lavorative dei rider e, soprattutto, implementare un modello organizzativo e di controllo che sradichi le condizioni che hanno permesso il reato. Si tratta di un’ingerenza diretta dello Stato nella vita dell’impresa, un segnale che il sistema di autodisciplina interno ha fallito in modo irreparabile. Il costo di questa operazione, sia diretto che indiretto, supererà di gran lunga qualsiasi investimento preventivo in compliance. L’adozione preventiva di un ecosistema come Scudo231 avrebbe modificato radicalmente questo esito. Anziché subire un modello imposto da un tribunale in una situazione di crisi, l’azienda avrebbe costruito la propria fortezza di compliance in tempo di pace. L’Organismo di Vigilanza, dotato di flussi informativi autonomi e non manipolabili dalla linea operativa, avrebbe avuto il potere e gli strumenti per imporre al management le necessarie correzioni di rotta. La documentazione prodotta da questo processo interno avrebbe dimostrato al PM e al giudice che l’ente, pur operando in un settore a rischio, aveva messo in campo le migliori tecnologie e procedure per prevenire l’illecito, rendendo l’ipotesi di una misura così invasiva come il commissariamento del tutto sproporzionata.

Questa vicenda, inoltre, non è un fulmine a ciel sereno. Ricalca quasi fedelmente il percorso giudiziario che ha già coinvolto un altro colosso del settore, Glovo, anch’esso sottoposto a controllo giudiziario per le medesime ragioni. Questo precedente costituiva un segnale di allarme fortissimo, un red flag a livello di settore che avrebbe dovuto innescare una revisione immediata e approfondita dei modelli di rischio di tutte le aziende concorrenti. L’inerzia di Deliveroo di fronte a un rischio così palese e conclamato aggrava la sua posizione, configurando una palese sottovalutazione del rischio-reato. Un sistema di compliance strategico non si limita a guardare all’interno dell’azienda, ma monitora costantemente il contesto esterno, inclusi i procedimenti giudiziari e le sanzioni che colpiscono i competitor. La notizia del commissariamento di Glovo, processata da un sistema di intelligenza competitiva e di rischio, avrebbe automaticamente elevato il livello di allerta interno. Avrebbe attivato uno stress-test obbligatorio sulle procedure di gestione dei rider, imponendo una mappatura comparativa tra il modello Glovo e quello interno per identificare e neutralizzare le medesime vulnerabilità. L’incapacità di reagire a un precedente così diretto è la dimostrazione finale di un apparato di controllo interno inesistente o puramente di facciata. La prevenzione non è un costo, ma la più efficace forma di tutela del patrimonio aziendale e della sua continuità operativa.

Fonte: https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2026/02/25/caporalato-su-migliaia-di-rider-controllo-giudiziario-per-deliveroo_e87e01e9-faa4-47bf-9277-402b0f301369.html