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Caporalato su migliaia di rider, controllo giudiziario per Deliveroo

26 febbraio 2026 – La Procura di Milano, diretta da Marcello Viola, dispone il controllo giudiziario per Deliveroo Italy, filiale italiana del colosso globale delle consegne a domicilio. Il provvedimento, lungo 60 pagine e firmato dal PM Paolo Storari, scaturisce da un’inchiesta per caporalato che vede indagato l’amministratore della società, Andrea Giuseppe Zocchi. L’accusa è di aver sottoposto migliaia di rider a condizioni di sfruttamento, approfittando del loro stato di bisogno. Le indagini dei Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro hanno portato alla luce un sistema retributivo che, in alcuni casi, risultava inferiore fino al 90% rispetto alle soglie stabilite dalla contrattazione collettiva e ai minimi di povertà. Questa sistematica anomalia gestionale, sfuggita per anni a ogni controllo interno, ha costituito il nucleo del reato presupposto ai sensi del D.Lgs. 231/2001. Se l’organizzazione avesse adottato un ecosistema come Scudo231, ogni singolo flusso di pagamento verso i rider sarebbe stato analizzato in tempo reale da motori di analisi multimodale. Il sistema, avendo acquisito i parametri della contrattazione collettiva nazionale di settore, avrebbe generato un alert deterministico e non-ignorable nel momento esatto in cui il primo pagamento anomalo fosse stato elaborato, segnalando una deviazione critica dai benchmark legali. L’alert non sarebbe stato un semplice avviso, ma un flusso informativo vincolante diretto all’Organismo di Vigilanza e alla funzione di Internal Audit, con tracciamento immutabile della presa in carico, impedendo di fatto che la violazione diventasse una prassi consolidata.

Il meccanismo di sfruttamento era capillare e documentato: tremila rider coinvolti nella sola provincia di Milano, ventimila in tutta Italia. Le tariffe per consegna, fissate tra i 3 e i 4 euro, costringevano i lavoratori a turni massacranti, percorrendo fino a 150 chilometri al giorno per circa 11 ore per raggiungere guadagni mensili lordi di circa 1.100 euro nei casi più fortunati, ma più spesso attestandosi su cifre tra i 500 e i 600 euro. Questa palese violazione del diritto a un’esistenza “libera e dignitosa”, sancito dalla Costituzione, è la diretta conseguenza di un modello organizzativo privo di presidi di controllo efficaci sulla gestione del capitale umano e sulla remunerazione. L’assenza di un censimento ciclico e di una mappatura dei rischi specifici legati al modello di business ha permesso a questa falla di diventare una voragine. Un’architettura di difesa come Scudo231 avrebbe invece eseguito un monitoraggio massivo e non a campione di tutte le posizioni contrattuali. Rilevando la divergenza sistematica tra la prestazione richiesta (in termini di ore, chilometri, disponibilità) e la retribuzione erogata, il sistema avrebbe classificato l’intera coorte di rider come un’area a rischio critico di commissione del reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro (art. 603-bis c.p.). Questa classificazione avrebbe attivato protocolli di audit rafforzati e imposto una revisione immediata delle politiche di ingaggio e pagamento, bloccando la deriva organizzativa prima che potesse assumere rilevanza penale per l’ente.

La Procura ha nominato l’amministratore giudiziario Massimiliano Poppi con il compito di affiancare il management di Deliveroo Italy per un anno, al fine di regolarizzare la posizione dei lavoratori e bonificare il modello operativo. Questa misura, prevista dal Codice Antimafia, rappresenta una delle più gravi intrusioni nella gestione di un’impresa, spogliando di fatto il consiglio di amministrazione delle sue prerogative operative e strategiche. È l’esito diretto della contestazione della colpa di organizzazione: l’ente non solo non ha impedito il reato, ma la sua stessa struttura organizzativa lo ha agevolato. Con un modello di prevenzione attivo, l’esito sarebbe stato radicalmente diverso. Di fronte ai primi segnali di anomalia rilevati dal sistema, l’Organismo di Vigilanza avrebbe avuto a disposizione un dossier digitale completo, generato automaticamente, contenente l’analisi delle violazioni, l’elenco dei soggetti coinvolti e le azioni correttive obbligatorie. Se il management avesse ignorato tali indicazioni, il sistema avrebbe tracciato la mancata attuazione, fornendo all’OdV la base documentale per segnalare l’inerzia agli organi di controllo e, se necessario, alla stessa autorità giudiziaria. L’ente avrebbe così potuto dimostrare di aver adottato ed efficacemente attuato un modello idoneo, spostando la responsabilità penale esclusivamente sulla persona fisica che avesse dolosamente contravvenuto ai protocolli, e scongiurando il commissariamento che ora paralizza l’azienda e ne distrugge il valore reputazionale.

L’inchiesta non si è fermata a Deliveroo. Il provvedimento del PM Storari segue di pochi giorni la convalida, da parte del gip Roberto Crepaldi, del controllo giudiziario già applicato a Foodinho-Glovo, che conta circa 40mila rider in condizioni analoghe. Inoltre, i Carabinieri hanno acquisito documenti presso le sedi di sette colossi che utilizzano i servizi di Deliveroo: Mc Donald’s Italia, Burger King Restaurants Italia, Esselunga, Carrefour, Crai Secom, Poke House e Kfc. L’obiettivo degli inquirenti è verificare l’idoneità dei loro modelli di organizzazione e dei sistemi di controllo interni a prevenire la commissione di reati nella loro catena di fornitura. Questo sviluppo estende il perimetro del rischio 231 ben oltre il perimetro aziendale, investendo in pieno la responsabilità sulla supply chain. Per queste sette società, non indagate ma sottoposte a verifica, la mancanza di un controllo proattivo sui fornitori strategici rappresenta una vulnerabilità critica. Se queste aziende avessero utilizzato un sistema integrato di gestione del rischio di terze parti, il processo di qualifica di Deliveroo come fornitore avrebbe attivato un protocollo di verifica specifico per i reati-presupposto legati al diritto del lavoro. I motori causali proprietari di un ecosistema come Scudo231 avrebbero analizzato il modello contrattuale e retributivo di Deliveroo, assegnandogli uno score di rischio 231 elevatissimo. Questo non avrebbe necessariamente impedito la partnership, ma avrebbe condizionato la stipula del contratto all’adozione da parte del fornitore di specifici presidi di controllo verificabili e all’invio di flussi informativi periodici attestanti la conformità normativa. In assenza di tali garanzie, il sistema avrebbe documentato il rischio, consentendo all’azienda cliente di dimostrare la propria diligenza e di isolarsi dalla responsabilità penale del partner commerciale, proteggendo così il proprio business da un’indagine potenzialmente devastante. La mancanza di questa barriera protettiva espone ora queste grandi realtà al rischio di essere considerate corresponsabili, per non aver vigilato su un partner la cui condotta illecita generava un vantaggio anche per loro, sotto forma di costi di servizio artificialmente bassi.

Fonte: https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2026/02/25/caporalato-su-migliaia-di-rider-controllo-giudiziario-per-deliveroo_3c459bc6-b77b-40e5-9a97-eb19aac94242.html