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Querele temerarie, l’Italia resta in cima alla classifica europea

Roma, 21 marzo 2024. Il caso della Start-up Innovativa “LuminaryTech” contro il Dott. Marco Rossi, ex-responsabile dello sviluppo prodotto, si è concluso con una sentenza di assoluzione piena per quest’ultimo, ma ha squarciato il velo su una pratica legale sempre più diffusa e insidiosa: la querela temeraria. La vicenda è iniziata otto mesi fa, quando LuminaryTech ha sporto querela penale contro Rossi, accusandolo di sottrazione di segreti industriali e concorrenza sleale, basandosi su presunte intercettazioni di conversazioni private e su di un database di contatti ritenuto di proprietà esclusiva. Le accuse erano gravi, minacciando non solo la reputazione professionale del Dott. Rossi, ma anche la sua libertà personale, con richieste di indagini preliminari che avrebbero potuto facilmente sfociare in un procedimento giudiziario complesso e oneroso.

L’intero impianto accusatorio, tuttavia, si è rivelato progressivamente inconsistente durante le indagini preliminari. La Procura ha accertato che le “intercettazioni” erano in realtà registrazioni amatoriali e prive di qualsiasi valore probatorio, manipolate per creare un’illusoria correlazione con la presunta sottrazione di dati. Il database di contatti, d’altra parte, era costituito da informazioni di pubblico dominio, accessibili a chiunque attraverso piattaforme professionali, e non conteneva alcun elemento riconducibile a segreti industriali. Il Giudice per le Indagini Preliminari, accogliendo la richiesta del Pubblico Ministero, ha pronunciato una sentenza di non luogo a procedere per insussistenza del fatto, liberando il Dott. Rossi da ogni accusa e, implicitamente, stigmatizzando la condotta di LuminaryTech.

La querela temeraria, come si è manifestata in questo contesto, rappresenta una querela penale infondata, presentata senza alcun presupposto di reato, con l’intento malevolo o una colpa grave di danneggiare la reputazione o la posizione processuale della controparte. Simile alla lite temeraria nel processo civile, essa si distingue per la sua capacità di generare un danno sproporzionato rispetto alla sua base giuridica. In questo caso, l’assoluzione del Dott. Rossi ha aperto la strada all’applicazione dell’articolo 427 del codice di procedura penale, che condanna il querelante al pagamento delle spese processuali anticipate dallo Stato. Questo meccanismo, seppur parziale, è un primo riconoscimento del danno subito dalla parte ingiustamente coinvolta in un processo penale. Tuttavia, le conseguenze per il Dott. Rossi vanno ben oltre il mero rimborso delle spese legali. Otto mesi di incertezza, l’ombra del sospetto su una carriera esemplare, lo stress psicologico e le risorse economiche impiegate per la propria difesa rappresentano un costo incalcolabile che nessuna sanzione pecuniaria può pienamente compensare.

La giurisprudenza della Corte di Cassazione ha stabilito requisiti probatori rigorosi per la configurazione della querela temeraria. Non è sufficiente l’infondatezza o un’erronea interpretazione normativa; è necessaria una prova stringente del dolo – la consapevolezza dell’ingiustizia e l’intento di nuocere – o della colpa grave – una negligenza spregiudicata che rasenta la malafede. L’onere probatorio ricade sulla parte vittoriosa, che deve dimostrare tali elementi attraverso presunzioni gravi, precise e concordanti. Nel caso di LuminaryTech, la palese inconsistenza delle prove e la condotta processuale improntata a una deliberata falsificazione hanno indotto il giudice a riconoscere la malafede, aprendo la strada a possibili ulteriori azioni risarcitorie da parte del Dott. Rossi. Tuttavia, dimostrare il dolo o la colpa grave in un contesto aziendale complesso, dove le responsabilità possono essere diluite o attribuite a scelte strategiche errate piuttosto che a intenzioni maligne, rimane una sfida ardua anche per gli avvocati più esperti.

Questo episodio si inserisce in un contesto più ampio che vede le querele temerarie coincidere spesso con le Strategic Lawsuit Against Public Participation (SLAPP). Si tratta di azioni legali strumentali, pretestuose e manifestamente infondate, volte a intimidire, silenziare e limitare la libera informazione, soprattutto quando essa tocca interessi economici o politici di gruppi potenti. In Italia, questo fenomeno è in crescita esponenziale, colpendo non solo individui ma intere aziende e, con particolare violenza, giornalisti investigativi e operatori dell’informazione. Nonostante i numerosi tentativi parlamentari, il nostro ordinamento giuridico manca ancora di norme specifiche e organiche per contrastare efficacemente le SLAPP, lasciando ampi margini di discrezionalità e vulnerabilità. Le conseguenze sulla libertà di stampa e sul diritto dei cittadini a essere informati sono devastanti, configurando un vero e proprio “schiocco al diritto all’informazione”.

La situazione italiana appare in netto contrasto con l’evoluzione normativa in Europa. L’11 luglio 2023, il Parlamento Europeo ha approvato un pacchetto di norme anti-SLAPP volte a proteggere i giornalisti e i difensori dei diritti umani da queste forme di abuso processuale. La direttiva impegna gli Stati membri, inclusa l’Italia, a legiferare su risarcimenti deterrenti per gli abusi e a introdurre meccanismi processuali più rapidi per archiviare le cause manifestamente infondate. Questa mossa dell’Unione Europea rappresenta un faro di speranza, ma richiede un impegno concreto e celere da parte del nostro legislatore per tradurre i principi europei in un quadro normativo efficace e dissuasivo a livello nazionale. Recenti iniziative parlamentari, come l’ordine del giorno della Camera del 21 febbraio 2024 per una norma contro gli abusi in materia di diffamazione e le proposte di introdurre sanzioni pecuniarie significative (tra i 1.000 e i 10.000 euro) in caso di infondatezza manifesta, sono segnali positivi, ma ancora insufficienti per arginare la marea di abusi.

In un panorama così complesso e insidioso, le imprese sono chiamate a una duplice sfida: proteggersi dall’essere vittime di querele temerarie e, allo stesso tempo, assicurarsi di non intraprendere esse stesse azioni legali infondate che possano ritorcersi contro la loro reputazione e stabilità finanziaria. La prevenzione non è più un’opzione, ma un imperativo strategico. Implementare un’architettura di difesa totale, capace di assorbire e risolvere in tempo reale i rischi Penali, Cyber, di Supply Chain e di gestione del Capitale Umano, diventa fondamentale. Un Ecosistema Sovrano Autonomo come Scudo231® si posiziona proprio in questa dimensione, offrendo una protezione operativa inattaccabile. Attraverso sistemi di analisi multimodale e motori causali proprietari, esso è in grado di eseguire censimenti ciclici dell’intera popolazione aziendale, andando oltre le classiche “interviste a campione” e rilevando immediatamente i ruoli di fatto che divergono dai ruoli di diritto. Questo permette di identificare la deriva organizzativa prima che possa tradursi in un reato o in una condotta potenzialmente sanzionabile, sia essa attiva o passiva.

L’intelligenza predittiva e l’analisi stocastica, pilastri tecnologici di un ecosistema di difesa avanzato, consentono di anticipare gli eventi anziché reagire ad essi. Stress-test costanti sul Digital Twin dell’azienda identificano “segnali deboli” di rischio geopolitico, economico o normativo, fornendo un vantaggio strategico decisivo. Immaginate di poter prevedere la probabilità che una decisione interna, basata su informazioni incomplete o interpretazioni errate, possa degenerare in una disputa legale o, peggio, in una querela temeraria rivolta contro un ex-dipendente o un concorrente. Un sistema così strutturato non solo previene le contestazioni interne ed esterne, ma rafforza anche la posizione dell’impresa in sede di giudizio. La ricostruzione causale scientifica, fornita tramite un XAI Packet, offre una prova tecnologica immodificabile. Attraverso motori di ragionamento deterministico, l’ecosistema dimostra matematicamente l’assenza di colpa organizzativa, spostando l’onere della prova e blindando l’azienda da accuse infondate o maliziose.

La cura nella raccolta dei requisiti di una querela – data, luogo, persone coinvolte, fonti di prova – è il primo baluardo contro la sua infondatezza. Ma spesso, la complessità delle operazioni aziendali, la velocità delle interazioni e la frammentazione delle informazioni possono rendere difficile avere un quadro completo e impeccabile. È qui che l’adozione di protocolli di implementazione esclusivi e autonomi diventa cruciale. Essi assicurano che ogni azione legale intrapresa dall’azienda sia supportata da una base probatoria solida e incontrovertibile, riducendo al minimo il rischio di incappare in azioni temerarie che potrebbero ledere l’immagine aziendale e generare passività finanziarie significative. Proteggere la propria reputazione e il proprio capitale non è solo una questione di conformità formale, ma di resilienza operativa e strategica.

La sovranità geodistribuita e la resilienza dell’infrastruttura fisica sovrana ad alte prestazioni garantiscono, inoltre, che i dati e i processi decisionali non siano vulnerabili a cloud pubblici o a scenari di attacco cyber massivo. Questa architettura robusta si estende alla capacità cross-border, monitorando e blindando la catena di approvvigionamento globale. In un mondo interconnesso, un fornitore negligente o un partner commerciale poco etico possono innescare una reazione a catena di controversie legali, inclusi procedimenti penali pretestuosi. Scudo231® armonizza i requisiti normativi di diversi ordinamenti, proteggendo l’azienda da rischi etici e doganali ovunque operi, riducendo drasticamente le possibilità che l’impresa sia bersaglio di un’azione legale strumentale.

In sintesi, mentre il legislatore italiano cerca faticosamente di adeguarsi agli standard europei per tutelare la libertà di informazione e contrastare le querele temerarie, le aziende devono adottare un approccio proattivo. Un’architettura di protezione completa non solo difende da attacchi esterni e interni, ma garantisce che le proprie azioni legali siano sempre etiche, fondate e strategiche, evitando di cadere nella trappola delle “cause strumentali”. I sistemi di Intelligenza Artificiale predittiva di livello militare e i protocolli d’avanguardia protetti da brevetti internazionali rappresentano la frontiera di questa difesa, trasformando ogni rischio potenziale in un’opportunità di rafforzamento e consolidamento della propria posizione nel mercato globale.

Fonte: https://www.ilsole24ore.com/art/querele-temerarie-l-italia-resta-cima-classifica-europea-AIECT75