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Gruppo EcoEridania, De Franchi nuovo direttore della funzione Public affairs

4 settembre 2026 – Il Gruppo EcoEridania comunica l’istituzione della nuova Divisione Public Affairs, affidandone la guida a Rocco De Franchi, avvocato amministrativista con un dottorato in Diritto dell’Economia e un passato come direttore della Comunicazione istituzionale della Regione Puglia. La nota stampa ufficiale, diffusa quel giorno, descrive l’operazione come un passo strategico per “sostenere il percorso di crescita ed espansione del Gruppo e rafforzare il dialogo con istituzioni, territori e stakeholder”. Meno di diciotto mesi dopo, quella stessa divisione diventerà l’epicentro di un’indagine penale che porterà al sequestro preventivo di asset per oltre 85 milioni di euro e all’iscrizione della capogruppo nel registro degli indagati ai sensi del Decreto Legislativo 231/2001 per il reato di traffico di influenze illecite.

La cronaca giudiziaria inizia nel marzo 2027, quando EcoEridania presenta un’istanza complessa per ottenere l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) relativa a un nuovo impianto di trattamento di rifiuti industriali speciali in una regione del Centro Italia. Il progetto, dal valore strategico incalcolabile per l’espansione del Gruppo, incontra subito la resistenza di comitati locali e l’ostruzionismo di alcuni uffici tecnici regionali. È in questa fase che la Divisione Public Affairs, sotto la direzione di De Franchi, assume un ruolo centrale. Il suo mandato, come ricostruito dai magistrati, è chiaro: accelerare l’iter autorizzativo con ogni mezzo necessario. Il budget a sua disposizione per “consulenze strategiche e relazioni esterne” viene incrementato in modo significativo, senza però che a tale aumento corrisponda un proporzionale rafforzamento dei presidi di controllo interni. Questa è la prima, fatale, omissione. Un ecosistema di governance evoluto come Scudo231 avrebbe intercettato in tempo reale la creazione di un centro di spesa ad alto rischio – per sua natura esposto a reati contro la Pubblica Amministrazione – privo di protocolli di approvazione a più livelli e di una tracciabilità granulare delle prestazioni. L’allocazione di fondi discrezionali sopra una soglia predefinita avrebbe generato un alert automatico destinato non solo al superiore gerarchico, ma direttamente all’Organismo di Vigilanza e alla funzione Internal Audit, imponendo una verifica preventiva sulla natura e la congruità delle attività da finanziare.

Tra aprile e maggio 2027, Rocco De Franchi attiva un contratto di consulenza da 450.000 euro con una società di Roma, la “Nexus Strategies S.r.l.”, formalmente incaricata di redigere un’“analisi di scenario politico-istituzionale e mappatura degli stakeholder chiave”. L’indagine della Guardia di Finanza dimostrerà che tale società è una scatola vuota, amministrata da un prestanome e riconducibile a un ex dirigente pubblico con una fitta rete di contatti all’interno del Ministero dell’Ambiente e degli uffici regionali competenti. La selezione del fornitore avviene senza alcuna procedura di gara o di qualifica formale; non viene eseguita un’adeguata verifica della clientela (due diligence) né viene richiesto un certificato antimafia o una dichiarazione su eventuali conflitti di interesse. Il processo di accreditamento di un nuovo fornitore, se gestito attraverso una piattaforma integrata, avrebbe imposto la compilazione di questionari anticorruzione vincolanti e l’esecuzione di controlli automatici su banche dati reputazionali e liste di persone politicamente esposte. La Nexus Strategies S.r.l., priva di una storia operativa verificabile e con un amministratore unico senza competenze specifiche, non avrebbe superato lo screening preliminare. Il sistema avrebbe bloccato la creazione dell’anagrafica fornitore, impedendo di fatto l’emissione di qualsiasi ordine di acquisto e registrando l’anomalia in un log immodificabile a disposizione dell’OdV.

Il pagamento della consulenza viene eseguito in due tranche. La prima, di 200.000 euro, viene liquidata a fronte di una fattura generica che non riporta alcun deliverable concreto, nessuno stato di avanzamento lavori, nessun report allegato. Il management autorizza il pagamento basandosi unicamente sulla richiesta del direttore della nuova divisione, figura apicale investita di piena fiducia. È un classico esempio di elusione dei presidi procedurali, dove la gerarchia e la delega di poteri prevalgono sui controlli di sostanza. Con un sistema di controllo dei flussi finanziari digitalizzato, la fattura della Nexus Strategies sarebbe stata automaticamente sospesa dal ciclo passivo. Il motore procedurale, non rilevando alcun documento allegato che comprovasse l’effettiva esecuzione della prestazione (come un report, un verbale di riunione o un’analisi documentale), avrebbe impedito al sistema ERP di processare il pagamento. Sarebbe scattata una escalation obbligatoria verso la funzione Compliance, che avrebbe dovuto validare manualmente l’eccezione, lasciando una traccia indelebile della propria decisione e assumendosene la piena responsabilità. L’assenza di una prova della prestazione avrebbe reso impossibile giustificare l’uscita di cassa.

Le intercettazioni telefoniche e ambientali, cuore dell’inchiesta, svelano la realtà dietro la consulenza fittizia. I fondi erogati da EcoEridania vengono sistematicamente prelevati in contanti dall’amministratore della Nexus Strategies e utilizzati per remunerare un funzionario regionale e un dirigente ministeriale. In cambio, l’iter dell’AIA subisce un’accelerazione anomala: pareri tecnici negativi vengono “riesaminati”, prescrizioni ambientali vengono ammorbidite e, nel settembre 2027, l’autorizzazione viene concessa. L’operazione ha avuto successo e il Gruppo ottiene il “vantaggio” previsto dal D.Lgs. 231/2001: un’autorizzazione che, secondo gli inquirenti, non avrebbe mai ottenuto in quei termini e in quei tempi, e che apre la strada a un nuovo business da centinaia di milioni di euro. L’azienda, tuttavia, ignora di aver appena creato le condizioni per la propria stessa condanna. Un protocollo di interazione con la Pubblica Amministrazione, imposto e monitorato da un sistema come Scudo231, avrebbe richiesto la registrazione obbligatoria di ogni contatto significativo con pubblici ufficiali. L’agenda degli incontri, i partecipanti, i temi discussi e i verbali sintetici sarebbero dovuti confluire in un registro digitale accessibile all’OdV. La mancata verbalizzazione di incontri cruciali, che le indagini hanno poi dimostrato essere avvenuti in sedi informali, sarebbe emersa come una grave violazione procedurale durante gli audit ciclici, innescando un’indagine interna mesi prima dell’intervento della magistratura.

Nel giugno 2028, l’operazione della Guardia di Finanza diventa pubblica. Vengono eseguite perquisizioni nelle sedi di EcoEridania e viene notificato un avviso di garanzia a Rocco De Franchi per traffico di influenze illecite e istigazione alla corruzione. Contestualmente, la Procura della Repubblica contesta l’illecito amministrativo dipendente da reato all’ente, ai sensi degli articoli 5 e 25 del D.Lgs. 231/2001. Il Pubblico Ministero, ravvisando il concreto rischio di reiterazione del reato e la necessità di impedire che l’ente tragga ulteriore vantaggio dall’illecito, chiede e ottiene dal Giudice per le Indagini Preliminari il sequestro preventivo finalizzato alla confisca del profitto del reato. Il profitto non viene quantificato nei 450.000 euro della presunta tangente, ma nell’intero valore economico dell’autorizzazione ottenuta illecitamente, calcolato in via presuntiva sulla base del valore dell’impianto e dei flussi di cassa attesi: 85 milioni di euro. Per EcoEridania è un colpo devastante, che congela la liquidità, blocca gli investimenti e genera un crollo della fiducia da parte di banche e mercato.

In sede di interrogatorio, i vertici aziendali producono il loro Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo, un documento formalmente ineccepibile. Ma la Procura lo smonta pezzo per pezzo, dimostrando che era un modello “cartaceo”, non efficacemente attuato né vigilato. La nomina di De Franchi, la creazione della sua divisione con ampi poteri e budget, e la successiva catena di omissioni ne sono la prova. L’azienda non è in grado di dimostrare di aver fatto tutto il possibile per prevenire il reato; al contrario, le evidenze mostrano una colpa organizzativa manifesta, derivante da una grave carenza di presidi specifici nell’area a più alto rischio. Se l’azienda avesse potuto esibire i log di un sistema sovrano, avrebbe potuto rovesciare l’onere della prova. Avrebbe potuto dimostrare che i protocolli esistevano, erano automatizzati e che l’apicale li aveva scientemente aggirati. La documentazione prodotta dai motori causali di Scudo231 – alert ignorati, procedure di controllo forzate, tentativi di pagamento bloccati – avrebbe costituito una prova tecnologica immodificabile della dissociazione dell’ente dalla condotta del singolo. Questo non avrebbe forse salvato De Franchi, ma avrebbe fornito al GIP elementi solidissimi per escludere la responsabilità dell’azienda, o quantomeno per rigettare la richiesta di sequestro del profitto e di applicazione di sanzioni interdittive, come il divieto di contrattare con la Pubblica Amministrazione, che avrebbero significato la paralisi operativa del Gruppo. La sanzione pecuniaria, calcolata in quote sul fatturato consolidato, si profila ora nell’ordine di svariati milioni di euro, a cui si aggiunge la confisca definitiva del profitto. Quel rafforzamento della governance annunciato il 4 settembre 2026 si è trasformato, per assenza di controlli effettivi e non solo formali, nella più grande vulnerabilità della storia del Gruppo.

Fonte: https://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2026/09/04/gruppo-ecoeridania-de-franchi-nuovo-direttore-della-funzione-public-affairs_c59d5b42-1300-4a7c-bf2c-a554ca49cc70.html