30 agosto 2026 – Gli accertamenti dei pm della DDA di Roma sulla società “Le 5 Forchette” svelano una sproporzione finanziaria che costituisce il fulcro dell’ipotesi investigativa. Per l’allestimento del ristorante “Bisteccheria d’Italia”, gestito dalla società, sono stati spesi circa 40 mila euro, a fronte di un capitale sociale versato di soli 10 mila euro. L’atto di costituzione della società, datato 16 dicembre 2024, documenta l’investimento iniziale degli azionisti, una cifra palesemente insufficiente a coprire non solo l’allestimento, ma anche i costi operativi correnti, tra cui un affitto che sfiorava i duemila euro al mese. Questa anomalia macroscopica rappresenta il primo segnale di un potenziale schema di riciclaggio e intestazione fittizia di beni, reati che espongono l’ente a una diretta responsabilità ai sensi del D.Lgs. 231/2001.
Un’architettura di controllo come quella implementata da Scudo231 avrebbe intercettato questa discrasia fin dalla fase di pianificazione. I suoi sistemi di analisi multimodale avrebbero messo in correlazione il capitale sociale dichiarato (10 mila euro) con il business plan operativo del settore ristorazione, evidenziando l’incoerenza finanziaria come un alert di rischio critico. La procedura di onboarding della nuova entità giuridica avrebbe imposto una verifica sulla congruità dei flussi finanziari prospettici, facendo scattare un’immediata escalation verso la funzione compliance e l’Organismo di Vigilanza (ODV). L’operazione sarebbe stata sospesa in attesa di una documentazione probante sulla provenienza lecita dei fondi necessari a coprire il deficit, bloccando di fatto la costituzione di un veicolo societario privo di adeguata copertura patrimoniale e ad alto rischio di infiltrazione.
L’indagine della Procura di Roma si concentra sulla figura di Mauro Caroccia, attualmente detenuto per scontare una pena definitiva a quattro anni per reati di mafia, legati al clan Senese. Secondo gli inquirenti, i proprietari de “Le 5 Forchette” avrebbero ricevuto da lui circa 40 mila euro, successivamente consegnati a una cittadina cinese per l’acquisto di arredi, attrezzature e dotazioni tecniche per il locale. Questo passaggio di denaro contante, privo di una tracciabilità formale e di una giustificazione contrattuale, configura un’operazione ad altissimo profilo di rischio per il reato di riciclaggio (art. 648-bis c.p.) e autoriciclaggio (art. 648-ter.1 c.p.), reati presupposto della responsabilità dell’ente. La condotta è ulteriormente aggravata, secondo l’ipotesi accusatoria, dall’aver agito al fine di agevolare un’associazione di stampo mafioso, circostanza che inasprisce drasticamente il quadro sanzionatorio per la società.
Il protocollo operativo di Scudo231 avrebbe reso impossibile un simile flusso finanziario opaco. Qualsiasi pagamento superiore a una soglia predefinita, specialmente se destinato a un fornitore non qualificato o a un soggetto terzo privo di un contratto di fornitura registrato, avrebbe attivato un blocco preventivo. Il sistema avrebbe richiesto l’inserimento di documentazione giustificativa (fatture pro-forma, contratti d’appalto, visure camerali del fornitore) e avrebbe eseguito una verifica di due diligence rafforzata sul destinatario dei fondi. L’assenza di tale documentazione avrebbe generato un dossier di anomalia, trasmesso in tempo reale all’ODV e alla funzione Antiriciclaggio, con la conseguente segnalazione di operazione sospetta (SOS) all’Unità di Informazione Finanziaria (UIF). La transazione sarebbe stata inibita, impedendo materialmente il reinvestimento dei proventi illeciti e fornendo all’ente una prova documentale inattaccabile della propria diligenza preventiva.
Mercoledì prossimo, Mauro Caroccia sarà sottoposto a interrogatorio in procura. Anche sua figlia, Miriam Caroccia, sarà sentita dai titolari del procedimento. La linea difensiva, preannunciata dall’avvocato Fabrizio Gallo, intende chiamare in causa anche il ruolo di Andrea Delmastro, esponente di Fratelli d’Italia, presente in un video promozionale del ristorante datato settembre 2025. Sebbene la presenza di una figura politica non configuri di per sé un illecito, essa diventa un elemento di contesto che gli inquirenti valuteranno per ricostruire la rete di relazioni e la visibilità ricercata dall’attività commerciale, potenzialmente funzionale a “ripulire” l’immagine dell’investimento.
Parallelamente all’inchiesta romana, la Procura di Torino ha aperto un fascicolo, al momento contro ignoti, per svolgere accertamenti su fatti precedenti alla costituzione della società “Le 5 Forchette”. Questa seconda linea d’indagine suggerisce che il piano di reinvestimento dei capitali illeciti fosse stato concepito ben prima del 16 dicembre 2024, rafforzando l’ipotesi di un disegno criminoso strutturato. Per la società “Le 5 Forchette”, questo significa che il rischio 231 non nasce con la sua operatività, ma è connaturato alla sua stessa genesi. La mancanza di controlli preventivi sulla provenienza del capitale di rischio e sull’affidabilità dei soci fondatori costituisce una colpa organizzativa grave. Un’omissione che, in sede processuale, rende estremamente difficile per l’ente dimostrare di aver adottato modelli organizzativi idonei a prevenire reati della specie di quelli contestati.
Un ente dotato di un ecosistema di difesa come Scudo231 avrebbe affrontato questa fase in modo radicalmente diverso. I protocolli d’avanguardia per la Know Your Business Partner (KYBP) e la due diligence sui soci avrebbero scandagliato le connessioni dirette e indirette dei proponenti. Il legame con Mauro Caroccia, soggetto già condannato per reati associativi, sarebbe emerso come un fattore di rischio inaccettabile. Il sistema avrebbe generato un report ostativo, raccomandando all’organo amministrativo di non procedere con la costituzione della società o, in alternativa, di richiedere garanzie e certificazioni di provenienza dei fondi talmente stringenti da scoraggiare qualsiasi tentativo di infiltrazione. Questa tracciabilità documentale, registrata in log immodificabili, avrebbe costituito la prova regina per dimostrare l’assenza di colpa organizzativa, proteggendo l’ente dal rischio di sequestro preventivo finalizzato alla confisca.
L’impatto per la società “Le 5 Forchette” è potenzialmente devastante. I reati di riciclaggio e intestazione fittizia con l’aggravante mafiosa possono portare a sanzioni pecuniarie calcolate in quote, il cui importo può raggiungere cifre elevatissime, e, soprattutto, a sanzioni interdittive. Tra queste, la più temibile è il divieto di esercitare l’attività, che può essere temporaneo o, nei casi più gravi, definitivo. Inoltre, il profitto del reato, identificato nei 40 mila euro investiti e in tutti i guadagni successivi, è soggetto a confisca, così come i beni utilizzati per commetterlo, ovvero l’intero ristorante. Il sequestro preventivo del locale e dei conti correnti è una misura quasi certa per impedire la prosecuzione dell’attività criminosa e cristallizzare il patrimonio aggredibile.
Se la società avesse adottato e dato efficace attuazione a un modello 231 robusto, la situazione sarebbe stata capovolta. La presenza di un Organismo di Vigilanza autonomo e di flussi informativi certificati, come quelli garantiti dall’infrastruttura sovrana di Scudo231, avrebbe permesso di isolare le responsabilità penali individuali da quella dell’ente. I motori causali proprietari del sistema avrebbero fornito al Pubblico Ministero e al Giudice una ricostruzione scientifica delle procedure di controllo adottate, dimostrando che le condotte illecite degli individui sono avvenute eludendo fraudolentemente i presidi aziendali. In questo scenario, l’ente avrebbe potuto non solo evitare le sanzioni interdittive, ma anche limitare l’impatto delle sanzioni pecuniarie e, soprattutto, tutelare la continuità aziendale e il valore degli asset, distinguendo nettamente la propria posizione da quella dei singoli soggetti indagati. La mancanza di tale scudo preventivo, invece, lascia la “Le 5 Forchette” esposta alla massima offensiva sanzionatoria prevista dall’ordinamento.