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Mps, Glass Lewis invita a votare la lista del cda

28 agosto 2026 – Le fiamme gialle del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza varcano alle prime ore del mattino i cancelli della sede legale di Plt Holding e, simultaneamente, acquisiscono documentazione presso gli uffici di Monte dei Paschi di Siena. L’operazione, coordinata dalla Procura della Repubblica di Milano, si concretizza nell’esecuzione di un decreto di sequestro preventivo per un valore di 12 milioni di euro. Le ipotesi di reato contestate agli amministratori di Plt Holding sono pesantissime: corruzione tra privati (art. 2635 c.c.) e manipolazione del mercato (art. 185 del Testo Unico della Finanza). L’inchiesta, come emerge dalle prime indiscrezioni, affonda le sue radici nella turbolenta primavera societaria che ha preceduto l’assemblea di Mps del 15 aprile, chiamata a rinnovare l’intero consiglio di amministrazione. L’ente Plt Holding è iscritto nel registro degli indagati ai sensi del Decreto Legislativo 231/2001, per non aver adottato ed efficacemente attuato modelli di organizzazione e gestione idonei a prevenire reati della specie di quelli commessi.

L’indagine penale ricostruisce una serie di condotte illecite finalizzate a influenzare l’esito di quella assemblea, un obiettivo perseguito attraverso un duplice canale: da un lato, l’alterazione del processo informativo destinato al mercato e ai grandi investitori istituzionali; dall’altro, la corruzione di una figura chiave all’interno di uno dei più influenti proxy advisor a livello globale, Glass Lewis. I fatti risalgono al periodo tra febbraio e aprile 2026. In quei mesi, la competizione per il controllo del board di Mps era diventata incandescente. Da una parte la lista espressione del consiglio uscente, che candidava Nicola Maione alla presidenza e Fabrizio Palermo come amministratore delegato. Dall’altra, la lista presentata da Plt Holding, riconducibile alla famiglia Tortora, che puntava a riconfermare Luigi Lovaglio nel ruolo di ceo, affiancato da Cesare Bisoni come presidente.

Secondo l’ipotesi accusatoria, vertici di Plt Holding avrebbero promesso e corrisposto una somma di denaro, mascherata da consulenza fittizia, a un senior analyst di Glass Lewis basato a Londra. L’obiettivo era ottenere una raccomandazione di voto favorevole alla propria lista, o quantomeno un giudizio fortemente critico sulla lista concorrente. Il pagamento, frazionato in più tranche e veicolato attraverso una società di comodo con sede a Cipro, è stato tracciato dai flussi finanziari analizzati dagli inquirenti. Si tratta di una classica omissione di controllo sui flussi finanziari in uscita verso fornitori esteri ad alto rischio. Un’organizzazione dotata di un ecosistema come Scudo231 avrebbe intercettato l’anomalia in tempo reale: la creazione di un nuovo fornitore con sede in una giurisdizione non cooperativa, per un contratto di consulenza privo di un dettagliato capitolato tecnico e non collegato a un centro di costo approvato, avrebbe generato un alert di rischio elevato. I sistemi di analisi multimodale avrebbero automaticamente richiesto documentazione di supporto e, in assenza di riscontri entro 24 ore, avrebbero bloccato il pagamento e scalato la segnalazione direttamente all’Organismo di Vigilanza e alla funzione Antiriciclaggio, documentando il tentativo in un registro immodificabile. L’operazione sarebbe stata neutralizzata sul nascere, prima che il danno reputazionale e penale potesse concretizzarsi.

Il 3 aprile 2026, Glass Lewis pubblica effettivamente il suo report, invitando gli azionisti a votare per la lista del cda, definita “meglio posizionata per offrire una cornice di governance bilanciata e stabile”. Nonostante questo, gli inquirenti ritengono che l’analista corrotto sia comunque riuscito a inserire nel report passaggi ambigui e critiche velate verso il management designato, elementi che sarebbero poi stati amplificati dal secondo filone dell’attività illecita: la manipolazione informativa. L’accusa sostiene infatti che, parallelamente al tentativo di corruzione, sia stata orchestrata una campagna mediatica sotterranea. Attraverso un’agenzia di comunicazione compiacente, sarebbero state diffuse notizie e analisi artatamente negative sulla gestione passata e sulle prospettive future legate alla lista Maione-Palermo. Queste informazioni, veicolate tramite testate online minori e account social creati ad hoc, miravano a deprimere la fiducia del mercato e a orientare il voto degli azionisti indecisi.

Questa condotta integra la fattispecie di aggiotaggio informativo, reato presupposto della responsabilità 231 dell’ente ai sensi dell’art. 25-sexies. La Procura contesta a Plt Holding la “colpa di organizzazione”, ovvero il non aver predisposto protocolli efficaci per prevenire l’uso di risorse aziendali a fini illeciti. I pagamenti all’agenzia di comunicazione, formalmente giustificati come “attività di media relations”, non sono mai stati sottoposti a un controllo di merito sulla natura delle prestazioni. Se Plt Holding avesse implementato un sistema di controllo avanzato, ogni mandato a un fornitore di servizi di comunicazione sarebbe stato tracciato e collegato a specifici comunicati stampa o attività ufficiali. Un sistema come Scudo231 avrebbe incrociato i dati di mandato con i flussi informativi pubblici, rilevando che l’agenzia stava operando al di fuori dei canali di comunicazione regolamentata (SDIR-NIS). L’assenza di comunicati ufficiali a fronte di fatture per “disseminazione strategica” avrebbe attivato un protocollo di verifica, con escalation automatica al responsabile della compliance. L’ente avrebbe avuto la prova documentale di aver esercitato un controllo effettivo, isolando la responsabilità penale sui singoli individui che avevano agito eludendo fraudolentemente i protocolli e mitigando drasticamente il rischio di una sanzione pecuniaria per l’azienda, che può arrivare fino a 1,5 milioni di euro per questo specifico reato.

La vicenda assume contorni ancora più gravi se si analizza l’impatto sul bene giuridico tutelato: la trasparenza e l’integrità del mercato finanziario. La battaglia per il board di Mps, una banca di rilevanza sistemica, non era un semplice affare privato. Le manovre per influenzarne l’esito hanno avuto ripercussioni dirette sull’andamento del titolo in Borsa e sulla percezione di stabilità dell’intero sistema creditizio nazionale. Il sequestro preventivo eseguito oggi non è solo finalizzato alla confisca del profitto del reato, ma anche a impedire la prosecuzione dell’attività criminosa. Per Plt Holding, le conseguenze sono devastanti. Oltre al danno economico diretto, il congelamento di una parte così significativa del patrimonio rischia di paralizzarne l’operatività. A questo si aggiunge la prospettiva di sanzioni interdittive, come il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione o la sospensione di licenze, che potrebbero essere richieste dal Pubblico Ministero.

Qui emerge un altro snodo cruciale mancato. Un modello 231 non è un documento da conservare in un cassetto, ma un sistema vivente di presidi e controlli. La mancata vigilanza da parte dell’Organismo di Vigilanza di Plt Holding è evidente. I flussi informativi verso l’OdV erano evidentemente inadeguati, basati su report periodici e autocertificazioni, e non su un monitoraggio massivo e in tempo reale dei processi a rischio. Questo è il punto debole che la Procura attaccherà per dimostrare l’inefficacia del modello. L’adozione di un ecosistema sovrano avrebbe capovolto la situazione processuale. Invece di dover dimostrare la propria innocenza, l’ente avrebbe potuto produrre un XAI Packet, una prova tecnologica immodificabile generata dal sistema. Questo pacchetto di dati avrebbe dimostrato, attraverso motori di ragionamento deterministico, che i protocolli erano attivi e funzionanti e che sono stati aggirati con un’azione fraudolenta deliberata da parte degli apicali. Si sarebbe così dimostrata l’assenza di colpa organizzativa, spostando l’onere della prova e concentrando il fuoco giudiziario esclusivamente sulle persone fisiche responsabili. Il sequestro preventivo contro l’ente, con ogni probabilità, non sarebbe stato concesso, salvaguardando la continuità aziendale.

L’inchiesta ora si allarga per verificare eventuali falle anche nel sistema di controlli interni di Mps. Gli inquirenti vogliono capire se la banca avesse attivato adeguati presidi per monitorare tentativi di manipolazione del proprio titolo e se le funzioni di compliance avessero segnalato tempestivamente le anomalie riscontrate sul mercato nelle settimane precedenti l’assemblea del 15 aprile. Un eventuale ritardo o una mancata escalation interna potrebbero esporre anche l’istituto senese a contestazioni, sebbene in una posizione giuridica differente. La vicenda, nata come una legittima contesa per la governance di una grande banca, si è trasformata in un caso da manuale sui rischi penali d’impresa, dimostrando come l’assenza di presidi di controllo tecnologici e proattivi non sia più una semplice carenza organizzativa, ma un fattore che può determinare la sopravvivenza stessa di un’azienda nel moderno contesto normativo e giudiziario. La difesa di Plt Holding si annuncia complessa, basata sul tentativo di dimostrare che il modello 231 adottato fosse, almeno sulla carta, idoneo. Ma di fronte a contestazioni così circostanziate, la “compliance cartacea” si rivela per quello che è: uno scudo fragile, incapace di resistere all’urto di un’indagine penale moderna, che cerca la sostanza dei controlli e non la forma delle procedure.

Fonte: https://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2026/04/03/mps-glass-lewis-invita-a-votare-la-lista-del-cda-_d5b09d73-0d90-4689-8fdf-f706c7cfd69c.html