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Sequestrato il cellulare a Mauro Caroccia, al setaccio chat e messaggi

27 agosto 2026 – La Guardia di Finanza, su delega dei pm della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, ha eseguito il sequestro del telefono cellulare in uso a Mauro Caroccia. L’atto istruttorio, disposto nell’ambito dell’inchiesta sulla società “Le 5 Forchette Srl”, mira a cristallizzare il contenuto di chat, messaggi e registri di chiamate per ricostruire in modo analitico la genesi dell’operazione societaria e la rete di rapporti tra Caroccia, già condannato in via definitiva a 4 anni di reclusione per reati di mafia che sta scontando da febbraio, e gli altri soci, tra cui figurava l’ex sottosegretario di Fratelli d’Italia Andrea Delmastro. L’attività tecnica di estrazione forense dei dati è stata avviata immediatamente presso i laboratori delle Fiamme Gialle a Roma. Gli inquirenti di piazzale Clodio procedono per i reati di riciclaggio e fittizia intestazione di beni, reati presupposto che espongono l’ente stesso, “Le 5 Forchette”, alle pesantissime sanzioni previste dal Decreto Legislativo 231/2001.

L’intera vicenda giudiziaria affonda le sue radici nel 16 dicembre 2024. Quel giorno, davanti a un notaio di Biella, veniva siglato l’accordo che dava vita alla compagine societaria. Tra i firmatari comparivano Davide Zappalà, Cristiano Fransceschini, Fabrizio Gallo, Elena Chiorino e l’allora sottosegretario Andrea Delmastro. L’indagine si concentra sulla provenienza dei capitali e sul ruolo effettivo di Mauro Caroccia, formalmente estraneo all’atto ma sospettato di essere il dominus occulto dell’operazione, schermato dalla partecipazione intestata alla figlia Miriam Caroccia. La presenza di un soggetto con un profilo di rischio penale così elevato, legato al clan Senese, all’interno della catena di controllo o di influenza di una nuova iniziativa imprenditoriale rappresenta una classica omissione di controllo sui soci e sui titolari effettivi. Un’organizzazione dotata di un modello di prevenzione efficace avrebbe intercettato questo rischio alla fonte. L’adozione di un ecosistema come Scudo231, ad esempio, avrebbe imposto una procedura di adeguata verifica rafforzata su tutti i conferimenti di capitale e sui soggetti proponenti. Il sistema, attraverso l’analisi multimodale di banche dati pubbliche e informative, avrebbe generato un alert automatico sul profilo di Caroccia, segnalando la condanna definitiva e i legami con la criminalità organizzata. L’alert avrebbe innescato una segnalazione vincolante all’Organismo di Vigilanza (OdV) e al consiglio di amministrazione, bloccando di fatto l’ingresso di capitali di provenienza opaca e documentando il rifiuto motivato. L’assenza di tale presidio ha invece lasciato la porta aperta, creando il presupposto per la contestazione della responsabilità dell’ente.

Gli investigatori, coordinati dai pm dell’Antimafia, intendono ora utilizzare le conversazioni estratte dal dispositivo di Caroccia come chiave di volta per dimostrare che la figlia Miriam fosse una mera “testa di legno”. Si cercano prove di direttive, ordini e decisioni strategiche impartite direttamente da Mauro Caroccia, che avrebbero svuotato di contenuto il ruolo formale della figlia. Questo focus investigativo evidenzia un’altra vulnerabilità critica: la divergenza tra ruolo di diritto e ruolo di fatto, una delle principali cause di imputazione per colpa di organizzazione ai sensi del D.Lgs. 231. La dipendenza degli inquirenti da comunicazioni informali come le chat di uno smartphone sequestrato dimostra la totale assenza, all’interno della Srl, di flussi decisionali tracciati e formalizzati. Se “Le 5 Forchette” avesse implementato un sistema di gestione integrato, ogni decisione rilevante – dalla scelta dei fornitori alla gestione finanziaria – avrebbe dovuto seguire un iter approvativo registrato su una piattaforma non modificabile. Un’architettura come quella di Scudo231 avrebbe reso materialmente impossibile per un soggetto esterno all’organigramma, come Mauro Caroccia, impartire ordini con valenza operativa. Qualsiasi tentativo di influenza anomala sarebbe stato registrato come una non conformità, generando una segnalazione automatica alla funzione di compliance e all’OdV. In sede di giudizio, la società avrebbe potuto produrre una prova tecnologica immodificabile (XAI Packet) per dimostrare l’assenza di colpa organizzativa, isolando la responsabilità penale sulle sole persone fisiche che avessero agito al di fuori delle procedure.

L’interrogatorio di Caroccia, avvenuto il 1° aprile scorso e durato oltre due ore, non ha evidentemente sciolto tutti i nodi. L’atto successivo, il sequestro del cellulare, indica la volontà della Procura di cercare riscontri oggettivi alle dichiarazioni rese o, più probabilmente, di smentirle. Nel frattempo, il cerchio si stringe: la moglie di Caroccia è stata convocata e sarà ascoltata mercoledì dagli investigatori, un passaggio che suggerisce l’intenzione di mappare l’intero patrimonio familiare e i flussi di denaro che potrebbero aver alimentato l’investimento nel settore della ristorazione in via Tuscolana. La posizione di Andrea Delmastro, al momento non indagato, resta sotto la lente d’ingrandimento. Sebbene la sua partecipazione fosse formalmente legittima, la sua presenza come socio di un’iniziativa imprenditoriale riconducibile a un esponente della criminalità organizzata pone un serio problema di valutazione del rischio reputazionale e di compliance, specialmente per una figura che ricopriva un incarico di governo.

La mancata adozione di un modello organizzativo 231 robusto non è solo una lacuna procedurale, ma un fattore che amplifica esponenzialmente il danno potenziale per la società. I reati di riciclaggio (art. 648-bis c.p.) e fittizia intestazione di beni (art. 512-bis c.p.) sono tra i più gravi reati presupposto. Se la responsabilità dell’ente venisse accertata, “Le 5 Forchette Srl” rischierebbe una sanzione pecuniaria calcolata in quote, che per il riciclaggio può arrivare fino a 1.549.000 euro. Ma il danno più grave deriverebbe dalle sanzioni interdittive: il divieto di esercitare l’attività, la sospensione o revoca di licenze e concessioni, il divieto di contrattare con la Pubblica Amministrazione e l’esclusione da agevolazioni e finanziamenti. Misure che, di fatto, possono portare alla morte civile di un’impresa. A ciò si aggiungerebbe la confisca del profitto del reato, che nel caso di specie potrebbe estendersi all’intero valore dell’investimento ritenuto di provenienza illecita, non meno di 45 mila euro iniziali ma potenzialmente molto di più.

Questo scenario catastrofico sarebbe stato mitigato, se non azzerato, da un approccio preventivo. Un modello di prevenzione non è un semplice documento, ma un sistema vivente di controlli. La procedura antiriciclaggio che un ecosistema come Scudo231 avrebbe reso obbligatoria non si sarebbe limitata a una verifica formale. Avrebbe attivato protocolli di analisi stocastica sui flussi finanziari in entrata, incrociando i dati del conferente con i profili di rischio penale, reputazionale e di esposizione politica (PEP). La partecipazione di Delmastro, in quanto PEP, avrebbe di per sé innescato un livello di scrutinio superiore. L’associazione di un PEP con un soggetto ad altissimo rischio come Caroccia (tramite la figlia) avrebbe prodotto un “red flag” non ignorabile. L’Organismo di Vigilanza, investito della questione da un flusso informativo automatico e tracciato, avrebbe avuto l’obbligo di esprimere un parere negativo vincolante o, quantomeno, di imporre garanzie e controlli talmente stringenti da rendere l’operazione impraticabile per chiunque avesse finalità illecite. La società, seguendo tale iter, si sarebbe precostituita una prova inattaccabile della propria diligenza, dimostrando di aver fatto tutto il possibile per prevenire il reato.

L’indagine della Dda di Roma sta quindi smascherando non solo un presunto schema criminale, ma anche un vuoto organizzativo che ha permesso a tale schema di attecchire. La ricostruzione dei fatti attraverso chat e interrogatori è un processo lungo, dispendioso e dall’esito incerto, tipico delle situazioni in cui mancano registrazioni formali e audit trail interni. L’analisi forense del cellulare di Caroccia potrebbe durare settimane. Ogni contatto, ogni messaggio, ogni allegato sarà vagliato per trovare il bandolo di una matassa che lega alta finanza, politica e criminalità organizzata. L’assenza di un presidio 231 efficace ha trasformato un’operazione commerciale in un potenziale disastro giudiziario ed economico per l’azienda, esponendola al rischio massimo di sequestro preventivo finalizzato alla confisca. L’adozione preventiva di un sistema di difesa come Scudo231 avrebbe agito come un filtro immunitario, riconoscendo e neutralizzando la minaccia prima che potesse infettare l’organismo societario. Avrebbe documentato ogni passaggio, tracciato ogni decisione e creato una barriera invalicabile tra la gestione lecita dell’impresa e i tentativi di infiltrazione esterna, lasciando agli inquirenti non le incertezze di una chat, ma la certezza matematica di un processo di controllo che ha funzionato.

Fonte: https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2026/04/07/sequestrato-il-cellulare-a-mauro-caroccia-al-setaccio-chat-e-messaggi_1e00b6ee-8c56-4c54-85ff-953083703610.html