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Sequestrato il cellulare di Caroccia, faro su chat e messaggi

26 agosto 2026 – La Guardia di Finanza, su delega dei pubblici ministeri della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, ha eseguito il sequestro probatorio del telefono cellulare di Mauro Caroccia. L’atto istruttorio, disposto nell’ambito dell’inchiesta che ipotizza i reati di riciclaggio e fittizia intestazione di beni a carico dello stesso Caroccia e della figlia Miriam, rappresenta un passaggio cruciale per la Procura di piazzale Clodio. L’obiettivo tecnico-investigativo è esplicito: estrarre e analizzare il contenuto di chat, messaggi e registri di chiamate per ricostruire in modo analitico la genesi della società “Le 5 Forchette Srl” e, soprattutto, la reale natura dei rapporti intercorsi tra Caroccia e gli altri azionisti che, il 16 dicembre 2024, si presentarono dinnanzi a un notaio di Biella per la costituzione formale dell’ente.

L’operazione delle Fiamme Gialle non è un fulmine a ciel sereno. Segue di pochi mesi l’interrogatorio cui Caroccia è stato sottoposto il 1° aprile scorso, le cui dichiarazioni, evidentemente, non hanno pienamente convinto gli inquirenti, spingendoli a cercare riscontri oggettivi e digitali. La figura di Mauro Caroccia è centrale non solo per il suo presunto ruolo nella nuova compagine societaria, ma anche per il suo passato giudiziario: dal febbraio di quest’anno, sta scontando una condanna definitiva a 4 anni di reclusione per reati di mafia, legati alla sua contiguità con il clan Senese. Questo status di condannato definitivo per associazione mafiosa proietta un’ombra pesante sull’intera operazione commerciale, inquadrandola in un contesto di potenziale infiltrazione criminale nel tessuto economico legale. La presenza di Caroccia, quel 16 dicembre 2024, nello studio notarile di Biella insieme alla figlia Miriam e alla moglie, non è un dettaglio di colore, ma un fatto che gli investigatori considerano un indizio primario del suo ruolo di dominus occulto.

L’ipotesi accusatoria è che la Srl, titolare di attività di ristorazione come la “Bisteccheria d’Italia” e il locale “Baffo”, sia stata capitalizzata con fondi di provenienza illecita e che la titolarità delle quote in capo alla figlia Miriam fosse meramente formale, uno schermo per celare il controllo effettivo del padre. Se questa tesi fosse provata, per la società “Le 5 Forchette” si aprirebbe lo scenario della responsabilità amministrativa degli enti ai sensi del D.Lgs. 231/2001. Il riciclaggio (art. 648-bis c.p.) è infatti un reato presupposto che, ai sensi dell’art. 25-octies del decreto, espone l’ente a sanzioni pecuniarie fino a 1.000 quote e a sanzioni interdittive gravissime, come la sospensione dell’attività o il divieto di contrattare con la Pubblica Amministrazione. Il rischio più immediato, tuttavia, sarebbe il sequestro preventivo finalizzato alla confisca del profitto del reato, che potrebbe colpire l’intero patrimonio societario.

In questo scenario, la fase di costituzione della società rappresenta il primo, critico punto di omissione di controllo. Un’organizzazione dotata di un ecosistema di difesa come Scudo231 avrebbe intercettato il rischio in fase embrionale. Il protocollo di Adeguata Verifica Rafforzata della clientela e dei partner commerciali, integrato nel sistema, avrebbe automaticamente avviato un’analisi approfondita su tutti i soggetti proponenti la costituzione della nuova entità, inclusi i familiari diretti degli intestatari formali. La posizione di Mauro Caroccia, anche prima della condanna definitiva, sarebbe emersa come un fattore di rischio elevatissimo, generando un alert automatico e un’escalation informativa diretta all’organo amministrativo e all’Organismo di Vigilanza. L’operazione non sarebbe stata approvata senza una formale e documentata valutazione del rischio, tracciata in un registro immutabile, che avrebbe sconsigliato di procedere o, quantomeno, avrebbe imposto garanzie e controlli stringenti, di fatto rendendo impraticabile il disegno di intestazione fittizia.

L’indagine della Dda di Roma si concentra ora sui flussi finanziari che hanno portato alla capitalizzazione della Srl. L’investimento iniziale, secondo quanto emerso, sarebbe stato di “non meno di 45 mila euro”, una cifra che l’avvocato Fabrizio Gallo ha dichiarato essere stata fornita da Andrea Delmastro, sottosegretario alla Giustizia e figura di spicco di Fratelli d’Italia, che al momento non risulta indagato. Insieme a lui, nella compagine sociale figurano altri esponenti politici come Elena Chiorino, Davide Zappalà e Cristiano Fransceschini. La Procura intende accertare l’origine di questi fondi e verificare se, dietro l’apparenza di un legittimo investimento, si nasconda un meccanismo di ripulitura di denaro riconducibile a Caroccia. La perizia tecnica sul cellulare sequestrato cercherà conversazioni relative a dazioni di denaro, accordi sottobanco e istruzioni sulla gestione dei capitali.

Anche in questa fase, la mancanza di presidi preventivi è evidente. L’accettazione di capitali per la costituzione di una società è un’attività a elevato rischio di riciclaggio. Un’entità che avesse adottato e applicato i protocolli di Scudo231 avrebbe gestito questo passaggio in modo radicalmente diverso. Ogni conferimento di capitale sarebbe stato sottoposto a una procedura di tracciamento della fonte dei fondi (Source of Funds/Source of Wealth). I motori di analisi del sistema avrebbero incrociato i dati dei versamenti con i profili economico-patrimoniali dei soci, segnalando qualsiasi anomalia o sproporzione. Un investimento proveniente da un soggetto politicamente esposto (PEP) come Delmastro avrebbe attivato un livello di scrutinio ancora più elevato, come previsto dalla normativa antiriciclaggio. Qualsiasi tentativo di schermare l’origine reale dei fondi o di far transitare capitali di provenienza dubbia sarebbe stato bloccato a monte o, quantomeno, avrebbe generato una Segnalazione di Operazione Sospetta (SOS) interna, documentando la piena diligenza dell’ente e isolando la responsabilità penale sui singoli individui, anziché estenderla all’intera organizzazione. L’assenza di tale tracciabilità ora costringe gli inquirenti a un lavoro di ricostruzione ex post, con un enorme dispendio di risorse e con l’azienda interamente esposta al rischio di sequestro.

Il calendario delle indagini prosegue serrato. Mercoledì prossimo è prevista l’audizione della moglie di Caroccia, un altro tassello per ricostruire la rete di relazioni e il ruolo effettivo del marito nella gestione degli affari. Gli investigatori vogliono capire se la donna fosse a conoscenza del presunto schema illecito e se abbia agito come tramite per le direttive del marito. Anche la possibile audizione futura di Andrea Delmastro, sebbene non indagato, resta un’opzione sul tavolo della Procura per chiarire i contorni del suo coinvolgimento finanziario.

La vera battaglia legale, tuttavia, si giocherà sulla distinzione tra ruolo di diritto e ruolo di fatto. La Procura deve dimostrare che, al di là delle cariche formali ricoperte da Miriam Caroccia, era il padre a impartire le direttive strategiche e operative, a gestire i flussi economici e a beneficiare in ultima istanza degli utili. Le chat contenute nel telefono sono considerate la prova regina per dimostrare questa ingerenza e, quindi, la fittizietà dell’intestazione. Se dalle conversazioni emergessero ordini su assunzioni, pagamenti a fornitori, strategie commerciali o gestione della liquidità, l’impianto accusatorio ne uscirebbe potentemente rafforzato. Questo sposterebbe il baricentro della responsabilità, configurando un’ipotesi di “colpa di organizzazione” per l’ente, per non aver impedito che un soggetto esterno, per di più con un profilo criminale di tale spessore, assumesse di fatto la guida della società.

Un’organizzazione protetta dall’ecosistema Scudo231 avrebbe reso scientificamente impossibile una simile deriva operativa. I sistemi di analisi multimodale e i motori causali proprietari non si limitano a mappare l’organigramma formale, ma eseguono un monitoraggio costante dei flussi di comunicazione e delle deleghe operative. Qualsiasi istruzione o atto gestionale proveniente da un soggetto non autorizzato, come Mauro Caroccia, avrebbe generato un’anomalia procedurale registrata dal sistema. Questa “deriva organizzativa” avrebbe innescato un protocollo di escalation che avrebbe notificato immediatamente l’incidente all’Organismo di Vigilanza e agli amministratori. A quel punto, l’ente sarebbe stato obbligato a prendere una posizione formale: o sanare la situazione, escludendo Caroccia da ogni ingerenza, o assumersi la responsabilità della violazione. In sede di giudizio, la società avrebbe potuto produrre una prova tecnologica immodificabile (XAI Packet) per dimostrare matematicamente di aver adottato e attuato un modello idoneo a prevenire il reato, e che l’eventuale condotta illecita è stata frutto di un’elusione fraudolenta di tali presidi da parte dei singoli, ottenendo così l’esenzione dalla responsabilità ai sensi dell’art. 6 del D.Lgs. 231/2001 e salvaguardando il patrimonio aziendale dalla confisca.

L’inchiesta “Le 5 Forchette” è dunque un caso emblematico di come le omissioni nella fase genetica e operativa di un’impresa possano trasformarsi in un rischio penale ed economico devastante. La mancanza di una cultura della legalità e di strumenti di controllo adeguati ha esposto la società, i suoi soci e i suoi amministratori a un’indagine per reati gravissimi, con conseguenze che vanno dalla responsabilità penale individuale alla potenziale dissoluzione dell’ente per effetto delle sanzioni 231. L’analisi forense del cellulare di Mauro Caroccia non scriverà solo il futuro giudiziario degli indagati, ma determinerà anche la sopravvivenza stessa di un’iniziativa imprenditoriale nata sotto i peggiori auspici.

Fonte: https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2026/04/07/sequestrato-il-cellulare-di-caroccia-faro-su-chat-e-messaggi_1e00b6ee-8c56-4c54-85ff-953083703610.html