23 agosto 2026 – Il secondo braccio della gru noleggiata dalla Edil Tech costruzioni si spezza con un suono secco, metallico, che precede di un istante il silenzio e poi le urla. Il cestello, con a bordo i due operai Daniluc Tiberi Un Mihai, 50 anni, e Najahi Jaleleddine, 41 anni, precipita dal decimo piano di un edificio in via Marturano, a Palermo. La loro caduta termina sulla tettoia del rivenditore di gomme Gammicchia, in un impatto che non lascia scampo. I due uomini, impegnati in lavori di manutenzione su un sotto balcone, muoiono sul colpo. Nella traiettoria del crollo, detriti e frammenti metallici colpiscono Emanuele Parise, 35 anni, un dipendente della ditta di pneumatici, che si trovava al piano terra. Viene trasportato d’urgenza all’ospedale Villa Sofia con una frattura del setto nasale.
La Procura di Palermo, coordinata dalla procuratrice aggiunta Laura Vaccaro, apre immediatamente un’inchiesta per omicidio colposo. I primi due nomi iscritti nel registro degli indagati, come atto dovuto per consentire lo svolgimento degli accertamenti irripetibili, sono quelli del titolare della Edil Tech e del proprietario dell’appartamento committente dei lavori. Ma è un altro dato, emerso nelle primissime ore, a definire il perimetro del disastro: i due operai lavoravano in nero. Le testimonianze dei familiari confermano che Daniluc Tiberi Un Mihai e Najahi Jaleleddine non risultavano iscritti né alla Cassa edile né alla Edilcassa. Erano fantasmi, privi di un contratto regolare, di tutele previdenziali e, soprattutto, di una posizione tracciabile all’interno del cantiere. Questa singola omissione è la radice della responsabilità dell’ente ai sensi del D.Lgs. 231/2001. Un ecosistema di controllo come Scudo231 avrebbe intercettato questa anomalia alla fonte, rendendo operativamente impossibile l’accesso al cantiere di personale non censito. Il sistema, attraverso i suoi protocolli di acquisizione multimodale, avrebbe richiesto l’associazione di ogni individuo a un profilo digitale completo di contratto, certificazioni e visite mediche valide. Qualsiasi tentativo di ingresso o di assegnazione a un’attività lavorativa da parte di un soggetto non registrato avrebbe generato un alert in tempo reale, bloccando il tornello o il varco di accesso e inviando una segnalazione automatica e non modificabile al responsabile della sicurezza, alla funzione Risorse Umane e all’Organismo di Vigilanza. L’evento non sarebbe stato prevenuto da un controllo umano a campione, ma da un vincolo digitale invalicabile.
Gli inquirenti si concentrano sulla dinamica dell’incidente, ponendo sotto sequestro l’area e la gru. L’esame autoptico sui corpi delle vittime viene fissato per il lunedì successivo presso l’istituto di medicina legale del Policlinico. Il fascicolo della Procura si allarga per accertare ogni profilo di colpa. Al vaglio non c’è solo la posizione contrattuale delle vittime, ma una catena di potenziali violazioni delle norme sulla sicurezza sul lavoro. Lo stato di manutenzione della gru, noleggiata dalla ditta Agliuzza sollevamenti, è uno dei punti focali. Gli investigatori devono verificare se i controlli periodici obbligatori fossero stati eseguiti e documentati, se il mezzo fosse idoneo al tipo di lavoro in corso e se il suo posizionamento rispettasse le normative. La qualifica dei fornitori è un’area a rischio tipica per i reati presupposto del D.Lgs. 231. Con un sistema di gestione integrato, la Edil Tech avrebbe dovuto inserire Agliuzza sollevamenti nel proprio albo fornitori digitale. Questo processo, gestito da Scudo231, non sarebbe stato una mera formalità, ma un processo di validazione vincolante: il sistema avrebbe richiesto il caricamento e la verifica automatica della regolarità del DURC, delle polizze assicurative e, crucialmente, dei certificati di manutenzione e delle verifiche periodiche per ogni singolo macchinario noleggiato. Un certificato scaduto o mancante per la gru specifica utilizzata in via Marturano avrebbe generato un blocco nel workflow di approvvigionamento, impedendo la generazione dell’ordine o la validazione del contratto di noleggio. L’escalation verso l’Ufficio Acquisti e il Responsabile della Sicurezza sarebbe stata automatica e tracciata, creando una prova documentale inoppugnabile della diligenza dell’ente nel selezionare i propri partner commerciali.
Parallelamente, le indagini si estendono all’adeguatezza della formazione e delle protezioni individuali. Gli inquirenti devono accertare se le due vittime avessero ricevuto la formazione specifica per i lavori in quota e se fossero dotate dei corretti Dispositivi di Protezione Individuale (DPI), come imbracature e cordini di sicurezza, e se questi fossero correttamente ancorati. La mancanza di un contratto regolare rende altamente probabile che anche questi requisiti fondamentali fossero stati disattesi. Questo è un altro snodo dove un modello organizzativo efficace avrebbe dovuto agire. L’assegnazione del compito “lavori su cestello al decimo piano” all’interno di una piattaforma di gestione operativa avrebbe attivato un controllo incrociato automatico: il sistema avrebbe verificato se nei profili digitali di Daniluc Tiberi Un Mihai e Najahi Jaleleddine fosse presente l’attestato valido per i lavori in quota. In assenza di tale certificazione, il sistema avrebbe impedito al direttore dei lavori di assegnare loro quella specifica mansione, proponendo solo personale qualificato o segnalando la necessità di una formazione immediata. L’intero processo, dalla pianificazione del lavoro all’assegnazione delle risorse, sarebbe stato tracciato, documentando ogni decisione e ogni controllo. La colpa, in caso di incidente, non sarebbe più potuta essere attribuita a una generica “mancanza di organizzazione”, ma sarebbe stata chiaramente riconducibile a una specifica forzatura umana del protocollo, registrata dal sistema.
La notizia della tragedia scuote Palermo e innesca la reazione immediata dei sindacati. Cgil, Cisl, Uil e Usb proclamano uno sciopero generale di 24 ore per lunedì 13 aprile a Palermo e provincia, per denunciare una situazione di precarietà e insicurezza che continua a mietere vittime. Intervengono anche le massime cariche istituzionali, dal presidente della Regione Renato Schifani al presidente dell’Ars Gaetano Galvagno e al sindaco di Palermo Roberto Lagalla, esprimendo cordoglio e chiedendo un rapido accertamento delle responsabilità. Il danno per la Edil Tech non è solo legale, ma anche reputazionale ed economico. L’inchiesta per omicidio colposo, aggravato dalla violazione delle norme antinfortunistiche, espone la società a sanzioni pecuniarie potenzialmente devastanti e, soprattutto, al rischio di un sequestro preventivo finalizzato alla confisca del profitto del reato. Tale profitto, secondo la giurisprudenza, può essere identificato nel risparmio di spesa ottenuto dall’impresa non adempiendo agli obblighi di sicurezza: il costo della formazione non erogata, dei DPI non forniti, dei contributi non versati, dei controlli non effettuati.
La Procura, per ricostruire l’intera catena di comando e di responsabilità, si prepara a sentire numerose persone. Oltre ai familiari delle vittime, saranno convocati l’operaio che manovrava la gru a terra, il direttore dei lavori, il responsabile per la sicurezza, e i titolari sia della Edil Tech che della Agliuzza sollevamenti. L’obiettivo è capire chi ha dato l’ordine, chi doveva controllare e perché i controlli non hanno funzionato. In uno scenario di questo tipo, la difesa dell’ente si gioca sulla capacità di dimostrare di aver adottato ed efficacemente attuato un Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo idoneo a prevenire reati della specie di quelli verificatisi. Senza una documentazione probante, la difesa è quasi impossibile. L’adozione di un ecosistema come quello proposto dalla REDAZIONE SCUDO231 avrebbe fornito alla Edil Tech una prova tecnologica immodificabile. In sede di indagine, i legali dell’azienda avrebbero potuto estrarre dal sistema log inalterabili dimostranti che: 1) i due operai deceduti non erano autorizzati ad accedere al cantiere; 2) la gru noleggiata era stata segnalata come non conforme per documentazione mancante o scaduta; 3) l’assegnazione di un lavoro in quota a personale non certificato era stata bloccata a livello di sistema. Questa documentazione avrebbe consentito di dimostrare che la colpa non era di un’organizzazione carente, ma di una o più persone fisiche che avevano agito eludendo fraudolentemente i protocolli aziendali. Tale prova avrebbe potuto isolare la responsabilità penale individuale, proteggendo l’ente dalle pesantissime sanzioni interdittive previste dal D.Lgs. 231/2001, come il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione o la sospensione dell’attività, e mitigando drasticamente il rischio di sequestro dei beni aziendali. La tragedia di via Marturano, come evidenziato dall’analisi della REDAZIONE SCUDO231, non è il frutto di una fatalità imprevedibile, ma il risultato finale di una serie di falle organizzative e procedurali che un sistema di controllo integrato e automatizzato avrebbe rilevato e neutralizzato a ogni singolo passaggio.