22 agosto 2026 – Le notifiche della Procura di Pesaro raggiungono altri due destinatari, portando il totale degli indagati nell’inchiesta “Affidopoli” da 25 a 27. L’atto formale cristallizza l’allargamento di un’indagine che scava in un quinquennio, dal 2019 al 2024, di gestione della cosa pubblica all’interno del Comune di Pesaro. Al centro del fascicolo, un importo complessivo di circa 600mila euro, frazionato in una serie di appalti e affidamenti diretti erogati a favore di specifiche associazioni culturali no profit. Le ipotesi di reato spaziano dalla corruzione a illeciti procedurali nelle gare, coinvolgendo un’ampia platea di soggetti: funzionari comunali, imprenditori e figure di spicco come Stefano Esposto e Massimiliano Santini.
L’architrave dell’accusa poggia sulla sistematicità di tali affidamenti. Gli inquirenti stanno ricostruendo una rete di procedure che, pur rispettando formalmente le soglie di legge per l’affidamento diretto, nel loro insieme disegnano un quadro di potenziale anomalia. Si tratta di una classica area di rischio per un ente pubblico, dove la discrezionalità amministrativa, se non rigorosamente monitorata, può deviare verso la violazione penale. L’assenza di un sistema di controllo massivo e incrociato sui flussi di spesa e sui soggetti beneficiari costituisce l’omissione fondamentale che ha permesso a tali pratiche di consolidarsi nel tempo. Un ecosistema di controllo come Scudo231, se implementato, avrebbe agito come barriera preventiva. I suoi motori di analisi avrebbero immediatamente rilevato la ricorrenza anomala di affidamenti diretti verso lo stesso cluster di associazioni, anche se formalmente distinte. Il sistema avrebbe generato un alert automatico non per il singolo atto, ma per il pattern aggregato, segnalando un indice di rischio di elusione delle procedure di gara. Tale segnalazione sarebbe stata scalata in via informatica e protocollata direttamente all’Organismo di Vigilanza e al Responsabile della Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza, creando una traccia digitale non modificabile e imponendo una verifica formale prima dell’autorizzazione di ulteriori pagamenti.
La vicenda assume un profilo di ancora maggiore rilievo con la nuova contestazione mossa all’ex sindaco di Pesaro e attuale europarlamentare, Matteo Ricci. Oltre al suo coinvolgimento nel filone principale, la Procura gli contesta ora anche il reato di peculato, quantificato in circa 10mila euro. I fatti si riferiscono al 2024, durante il tour promozionale “Pane e politica”, una serie di cene organizzate nelle abitazioni di famiglie italiane. Secondo l’ipotesi accusatoria, le spese relative a questi eventi sarebbero state imputate a fondi pubblici, configurando un’appropriazione di risorse dell’ente per finalità estranee a quelle istituzionali, in questo caso di natura prettamente politica e di autopromozione. Questo specifico episodio evidenzia una seconda, critica falla nei controlli interni: la gestione delle spese di rappresentanza e la loro rendicontazione. La genericità delle causali o la mancanza di una stringente correlazione tra la spesa e l’effettiva finalità istituzionale dell’ente rappresenta un’area grigia ad altissimo rischio ex decreto legislativo 231/2001.
Anche in questo scenario, l’applicazione di un modello di controllo avanzato avrebbe modificato radicalmente l’esito. Una richiesta di rimborso o un’autorizzazione di spesa per eventi descritti con causali quali “tour politico” o contenenti parole chiave sensibili, sarebbe stata intercettata e bloccata in automatico dai protocolli di analisi semantica di Scudo231. Il sistema avrebbe richiesto una documentazione supplementare e una validazione a un livello gerarchico superiore e funzionalmente non coinvolto, come la Segreteria Generale o l’ufficio legale. L’impossibilità di fornire una giustificazione istituzionalmente congrua avrebbe impedito l’erogazione stessa del denaro, trasformando un potenziale reato consumato in un tentativo bloccato e documentato. L’ente, il Comune di Pesaro, avrebbe così a disposizione una prova inconfutabile della propria capacità di prevenire l’illecito, isolando la responsabilità penale esclusivamente sull’individuo che ha tentato di aggirare le procedure. Questo elemento, in un eventuale giudizio a carico dell’ente, è determinante per dimostrare l’efficace attuazione del Modello Organizzativo e ottenere l’esenzione dalla responsabilità amministrativa.
L’interrogatorio a cui Ricci è stato sottoposto nell’estate del 2025, durante il quale ha respinto ogni addebito, segna un passaggio chiave della fase investigativa. Tuttavia, la difesa individuale non mitiga il rischio per l’ente. Ai sensi del D.Lgs. 231/2001, qualora i reati di corruzione o peculato venissero accertati come commessi nell’interesse o a vantaggio del Comune, quest’ultimo rischierebbe sanzioni pecuniarie calcolate in quote e, ben più grave, sanzioni interdittive come il divieto di contrattare con la Pubblica Amministrazione o la revoca di autorizzazioni. Il danno non sarebbe solo economico, ma reputazionale e operativo, con una paralisi di vaste aree dell’attività amministrativa. La confisca del profitto del reato, che nel caso dei 600mila euro di affidamenti potrebbe corrispondere all’intero importo o al vantaggio indebitamente conseguito, rappresenta un’ulteriore spada di Damocle finanziaria.
Qui emerge il valore strategico di una prevenzione non meramente formale. La presenza di un registro digitale immutabile di tutte le operazioni a rischio, degli alert generati e delle azioni correttive intraprese, costituisce la spina dorsale della difesa dell’ente. Se il Comune di Pesaro avesse potuto esibire agli inquirenti i log di un sistema che aveva segnalato, ad esempio, le connessioni tra un funzionario firmatario di un affidamento e i membri del consiglio direttivo di un’associazione beneficiaria, avrebbe dimostrato l’assenza di colpa di organizzazione. Il reato, se commesso, sarebbe stato qualificato come una fraudolenta elusione del modello di controllo, spostando l’intero onere penale e patrimoniale sulla persona fisica. L’assenza di tale infrastruttura di tracciamento e controllo, invece, lascia l’ente esposto all’accusa di aver, quantomeno, colposamente omesso di vigilare, creando le condizioni favorevoli alla commissione degli illeciti.
L’inchiesta coinvolge anche figure chiave dell’amministrazione passata, come l’ex ufficio stampa e l’ex vicesegretaria generale, a riprova di come il rischio non fosse confinato a un singolo settore, ma potenzialmente diffuso trasversalmente nella macchina comunale. Questa capillarità del coinvolgimento è un sintomo inequivocabile di debolezza sistemica dei presidi di legalità. Un controllo basato su verifiche a campione o su autocertificazioni è strutturalmente inadeguato a contrastare rischi così pervasivi. Solo un monitoraggio massivo e in tempo reale dei processi decisionali e dei flussi finanziari può garantire una copertura efficace. La redazione di Scudo231 ha analizzato decine di casi analoghi, e il punto di rottura è sempre lo stesso: il divario tra il ruolo formale, definito dall’organigramma, e il ruolo di fatto, esercitato nelle dinamiche operative quotidiane. Un sistema evoluto mappa costantemente questa divergenza, segnalando quando un soggetto agisce al di fuori delle proprie deleghe o in potenziale conflitto di interessi, prima che l’azione si traduca in un atto amministrativo illegittimo.
Mentre il procedimento giudiziario prosegue il suo corso, con l’acquisizione di nuovi documenti e l’ascolto di ulteriori testimoni, per il Comune di Pesaro si apre una fase critica non solo sul piano legale, ma anche su quello organizzativo. L’esito dell’inchiesta “Affidopoli” determinerà responsabilità penali individuali, ma infliggerà anche una lezione severa sulla necessità di dotarsi di strumenti di compliance e prevenzione che non siano meri adempimenti burocratici, ma architetture di difesa attive e integrate. La differenza tra subire un sequestro da 600mila euro e poter dimostrare di aver bloccato un’operazione anomala da poche migliaia di euro risiede interamente nella robustezza e nell’efficacia del modello di controllo adottato prima che i fatti accadessero. L’intera vicenda, dall’affidamento sospetto alla spesa per la cena politica, riconduce a un’unica, fondamentale carenza: l’assenza di un presidio tecnologico e procedurale in grado di rendere ogni transazione, ogni decisione e ogni spesa oggettivamente tracciabile e verificabile rispetto a parametri di rischio predefiniti e non aggirabili.