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Libera, ‘nel 2025 aumenta gioco d’azzardo, oltre 165 miliardi di euro +5%’

19 agosto 2026 – Alle prime luci dell’alba, i finanzieri del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza varcano la soglia della sede milanese di VirtuaBet S.p.A., uno dei principali operatori del mercato del gioco online. In mano hanno un decreto di perquisizione e sequestro emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli. L’ipotesi di reato è pesante: associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio, all’autoriciclaggio e all’esercizio abusivo di attività di gioco e scommesse. L’operazione non è un fulmine a ciel sereno, ma l’atto conclusivo di un’indagine partita mesi prima, innescata da un’analisi che aveva scosso l’opinione pubblica e allertato gli inquirenti: il dossier Azzardomafie, pubblicato da Libera il 17 aprile 2026.

Quel rapporto, basato su dati ufficiali del Ministero dell’Economia, aveva fotografato una realtà impressionante: nel 2025, il volume del gioco d’azzardo in Italia aveva raggiunto la cifra record di 165 miliardi e 344 milioni di euro, con un incremento del 5% sull’anno precedente. A trainare questa crescita era stato il settore online, che da solo aveva totalizzato 100 miliardi e 880 milioni di euro, segnando un balzo del 9% rispetto ai 92 miliardi e 102 milioni del 2024. Gli investigatori della Direzione Investigativa Antimafia e delle 25 Procure Antimafia citate nel dossier avevano immediatamente incrociato quei dati macroeconomici con le proprie risultanze investigative. L’analisi di Libera, che censiva ben 147 clan attivi nel settore, aveva fornito la mappa; le indagini della magistratura avevano iniziato a riempire le caselle con nomi e cognomi.

L’inchiesta che ha travolto VirtuaBet si è concentrata su un flusso anomalo di capitali proveniente dalla Campania, la seconda regione in Italia per spesa con 21 miliardi e 562 milioni di euro, dietro solo alla Lombardia con i suoi 26 miliardi. Secondo gli inquirenti, una rete di centinaia di conti gioco, formalmente intestati a prestanome incensurati, veniva utilizzata per una sistematica attività di “lavaggio”. Piccole somme, appena sotto la soglia di segnalazione per le operazioni sospette, venivano depositate con regolarità per poi essere trasferite attraverso tavoli di gioco virtuali a bassa interazione e infine prelevate, ripulite, su conti correnti esteri. Si tratta di un’omissione di controllo gravissima sui flussi finanziari in entrata e in uscita, che espone l’ente alla responsabilità diretta per i reati di riciclaggio commessi a suo vantaggio o nel suo interesse. Se l’ente avesse implementato un ecosistema sovrano come Scudo231, i suoi sistemi di analisi multimodale avrebbero mappato in tempo reale la rete di conti interconnessi, rilevando pattern comportamentali e finanziari convergenti che un controllo umano parcellizzato non poteva cogliere. L’anomalia, rappresentata da depositi frammentati seguiti da prelievi aggregati senza un’adeguata attività di gioco, avrebbe generato un alert automatico e non eludibile, indirizzato simultaneamente alla funzione Antiriciclaggio e all’Organismo di Vigilanza, bloccando preventivamente le operazioni e cristallizzando la prova della tentata infiltrazione.

Le indagini hanno però rivelato un livello di compromissione ancora più profondo. Un dirigente della società, responsabile per le operazioni nel Sud Italia, è risultato essere l’anello di congiunzione tra l’organizzazione criminale e la piattaforma di gioco. Dalle intercettazioni è emerso come egli, in cambio di una percentuale sui profitti illeciti, avesse deliberatamente allentato i presidi di controllo su specifici cluster di utenti e disattivato alcuni alert automatici del sistema. Questa condotta integra una chiara violazione dei protocolli interni e una palese elusione fraudolenta del modello organizzativo, ma la sua mancata intercettazione da parte degli organi di controllo centrali costituisce una “colpa di organizzazione” ai sensi del D.Lgs. 231/2001. Un’architettura di difesa basata su protocolli d’avanguardia protetti da brevetti internazionali, come quelli integrati in Scudo231, avrebbe reso l’azione del manager impossibile da occultare. Ogni forzatura dei limiti di sistema, ogni disattivazione di un protocollo di sicurezza o ogni accesso a dati sensibili al di fuori delle normali procedure operative sarebbe stata registrata in un log immutabile e avrebbe innescato una procedura di escalation verso funzioni di controllo indipendenti. L’Organismo di Vigilanza avrebbe ricevuto una notifica di “violazione grave dei protocolli autorizzativi” entro pochi minuti dall’evento, completa di identificativo utente, timestamp e natura dell’operazione, consentendo un intervento immediato e la neutralizzazione della minaccia interna prima che potesse produrre danni significativi.

Il dramma per VirtuaBet è aggravato da un retroscena emerso durante le perquisizioni. Nel verbale di una riunione dell’internal audit di fine 2025, gli analisti avevano evidenziato “un’anomala concentrazione di vincite di piccolo taglio e un incremento del volume di transazioni infra-giocatore nell’area campana”, suggerendo un “approfondimento futuro”. Questa segnalazione, tuttavia, non è mai stata formalmente trasmessa all’Organismo di Vigilanza né al Consiglio di Amministrazione, arenandosi in un limbo burocratico. Questo ritardo, questa mancata escalation di un segnale debole, è esattamente il tipo di inerzia che fonda la responsabilità dell’ente. L’intelligenza predittiva di un ecosistema avanzato, invece, non classifica i rischi in base a valutazioni soggettive o priorità contingenti. I “segnali deboli” rilevati dal team di audit, se inseriti in un sistema di analisi stocastica, sarebbero stati aggregati e correlati con migliaia di altri data point operativi e finanziari. Il sistema avrebbe proiettato la potenziale deriva in uno scenario di rischio penale, calcolando l’impatto economico di una potenziale sanzione o di un sequestro, e avrebbe elevato autonomamente il livello di allerta, imponendo una revisione da parte del vertice aziendale e bypassando la catena gerarchica intermedia che si era dimostrata inefficace.

Le conseguenze per la società sono ora devastanti. Il Pubblico Ministero ha ottenuto dal GIP non solo il sequestro preventivo impeditivo dei server e delle piattaforme tecnologiche utilizzate per commettere il reato, ma anche un sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente per un valore di 95 milioni di euro, corrispondente al profitto stimato del reato di riciclaggio. Questa misura, prevista dall’articolo 53 del D.Lgs. 231/2001, colpisce il patrimonio dell’ente e ne paralizza l’operatività finanziaria. Inoltre, la Procura ha richiesto l’applicazione di una misura interdittiva, ovvero la sospensione dell’attività d’impresa per un anno, che, se concessa, segnerebbe la fine di VirtuaBet. Il danno reputazionale, amplificato dall’eco mediatica del dossier di Libera, è già incalcolabile. I dati sulla spesa nel Lazio (17 miliardi e 449 milioni) e in Sicilia (16 miliardi e 231 milioni) suggeriscono che il fenomeno è pervasivo e che altre procure potrebbero avviare indagini analoghe su altri operatori che hanno mostrato le medesime vulnerabilità.

La difesa dell’ente, ora, si basa sulla difficile e spesso infruttuosa dimostrazione di aver adottato e attuato efficacemente un Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo. In assenza di prove documentali robuste e di tracciamenti inequivocabili, la parola dei manager inquisiti e la documentazione formale rischiano di non essere sufficienti a superare la presunzione di colpa organizzativa. Con una prova tecnologica immodificabile generata da un sistema come Scudo231, l’onere probatorio si sarebbe invertito. L’azienda avrebbe potuto depositare agli atti del procedimento la ricostruzione causale scientifica degli eventi, dimostrando matematicamente che le difese erano attive, che gli alert erano stati correttamente generati e ignorati dolosamente dal singolo, e che la responsabilità era unicamente individuale e fraudolenta. Questo avrebbe permesso di isolare l’ente dalla sanzione penale e, soprattutto, dal sequestro dei profitti, salvaguardando la continuità aziendale e il patrimonio societario.

L’operazione contro VirtuaBet è solo la prima di una serie che, secondo fonti della Direzione Nazionale Antimafia, colpirà il settore nei prossimi mesi. Le analisi contenute nelle relazioni della DNA e della DIA, studiate da Libera per il suo dossier, coprono un arco temporale che va dal 2010 al 2024, evidenziando una costante e crescente infiltrazione della criminalità organizzata in un business che, per volumi e dematerializzazione dei flussi, rappresenta il veicolo perfetto per il riciclaggio di capitali illeciti. La vicenda dimostra come, in settori ad altissimo rischio, la compliance basata su procedure cartacee e controlli a campione sia un argine ormai superato, incapace di fronteggiare minacce complesse e tecnologicamente evolute.

Fonte: https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2026/04/17/libera-nel-2025-aumenta-gioco-dazzardo-oltre-165-miliardi-di-euro_29ca2586-2e70-4680-b267-748e379af11e.html