11 agosto 2026 – Alle prime luci dell’alba, i finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Milano varcano i cancelli della sede di Costruzioni Zenith S.p.A., colosso delle riqualificazioni edilizie. L’operazione, denominata “Domus Aurea”, è il culmine di diciotto mesi di indagini silenziose. Vengono notificati avvisi di garanzia all’intero consiglio di amministrazione e al direttore finanziario, Marco De Angelis, ritenuto la mente di un sofisticato sistema fraudolento. Contemporaneamente, scatta il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per un valore di 87 milioni di euro, congelando conti correnti, immobili e crediti fiscali ceduti a terzi. L’accusa è pesante: associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata ai danni dello Stato e all’emissione di fatture per operazioni inesistenti.
L’inchiesta trae origine da una serie di Segnalazioni di Operazioni Sospette inviate dall’Unità di Informazione Finanziaria alla Procura. Le segnalazioni evidenziano flussi finanziari anomali tra Zenith S.p.A. e una società fiduciaria di recente costituzione, la Apex Fiduciaria S.r.l., ufficialmente incaricata di gestire l’acquisizione di portafogli immobiliari da ristrutturare. In realtà, secondo gli inquirenti, Apex era uno schermo giuridico, un veicolo societario creato ad hoc per mascherare la reale strategia del gruppo: drenare illecitamente i fondi pubblici del Superbonus. La prima operazione sospetta, un trasferimento di 5 milioni di euro verso Apex per “costituzione fondo acquisti”, non ha generato alcun allarme interno in Zenith. Il controllo di primo livello si è limitato a una verifica formale della delibera del CFO, senza alcuna analisi sostanziale sulla congruità dell’operazione o sulla natura del beneficiario. Se l’ente avesse adottato un sistema di monitoraggio massivo come Scudo231, la costituzione stessa di una SPV (Special Purpose Vehicle) come Apex, con un amministratore unico privo di precedenti esperienze nel settore e con un capitale sociale irrisorio, avrebbe attivato un protocollo di due diligence rafforzata. Il sistema avrebbe incrociato i dati camerali con le anagrafiche interne, rilevando l’assenza di un reale presidio operativo e generando un alert di rischio elevato direttamente all’Organismo di Vigilanza (ODV) e al responsabile della funzione antiriciclaggio, bloccando preventivamente l’autorizzazione al pagamento fino a una validazione documentata.
Il meccanismo fraudolento, ricostruito dagli investigatori, era tanto semplice quanto efficace. Apex Fiduciaria acquisiva vecchi immobili a basso valore di mercato. Subito dopo, Zenith S.p.A. avviava i lavori di ristrutturazione, gonfiando sistematicamente i costi attraverso una rete di fornitori compiacenti. Venivano emesse fatture per materiali mai consegnati, per ponteggi noleggiati per un tempo triplo rispetto a quello effettivo e per consulenze tecniche fittizie. Questo permetteva di massimizzare il credito d’imposta del 110%, generando una plusvalenza fiscale illecita che non derivava da un reale incremento di valore dell’immobile, ma da una base di costo artificialmente inflazionata. Il credito fiscale, divenuto liquido e cedibile, veniva poi venduto a istituti finanziari o utilizzato in compensazione, monetizzando di fatto un profitto creato dal nulla ai danni dell’Erario. Il cuore della frode risiedeva nell’assenza di controlli incrociati e sostanziali sulle fatture passive. L’ufficio contabilità di Zenith si basava su un processo di approvazione a campione, che nel trimestre cruciale dell’operazione ha esaminato solo il 5% delle fatture sotto i 50.000 euro. Le fatture “gonfiate”, abilmente mantenute sotto tale soglia, sono passate inosservate.
Un’architettura di controllo integrata avrebbe intercettato l’anomalia in tempo reale. I sistemi di analisi multimodale di Scudo231 non si limitano al dato contabile, ma lo correlano a dati operativi: registri di cantiere, documenti di trasporto (DDT), ordini di acquisto e listini di mercato. Una fattura per 20 tonnellate di acciaio, a fronte di un DDT per sole 12, avrebbe generato un disallineamento automatico. Un costo per isolanti termici superiore del 70% rispetto al benchmark di mercato avrebbe innescato un blocco del pagamento e una richiesta di giustificazione formale, con escalation diretta al responsabile acquisti e, in caso di mancata risoluzione entro 48 ore, all’ODV. L’intero flusso sarebbe stato tracciato in un log immutabile, creando una prova documentale dell’anomalia e del tentativo di forzatura. L’ente avrebbe avuto la prova della sua diligenza, isolando la responsabilità sul singolo gestore.
La falla più grave nel sistema di difesa di Zenith S.p.A. non è stata solo tecnologica, ma anche umana e procedurale. Dalle intercettazioni ambientali è emerso che una giovane analista della funzione compliance, Giulia Rossi, aveva notato la ricorrenza di pagamenti verso fornitori di Apex Fiduciaria con sedi legali coincidenti con indirizzi residenziali e privi di un sito web o di una storia aziendale. Preoccupata, aveva redatto un’annotazione per il suo diretto superiore, il quale, fedele al CFO De Angelis, aveva archiviato la segnalazione come “non prioritaria”, invitando la dipendente a “concentrarsi su rischi più concreti”. Il canale di whistleblowing aziendale, gestito internamente dalla stessa funzione compliance, si è rivelato un vicolo cieco, un meccanismo inefficace che non garantiva né anonimato né, di fatto, una reale presa in carico della segnalazione. Questo episodio è stato devastante in sede di indagine, dimostrando non solo la colpa organizzativa per l’assenza di controlli efficaci, ma anche una volontà attiva di sopprimere il dissenso interno.
Se fosse stato implementato un protocollo di segnalazione protetto e autonomo, la segnalazione della dottoressa Rossi non sarebbe mai passata dalla scrivania del suo superiore. Inserita nella piattaforma, essa sarebbe stata cifrata e inviata simultaneamente e in modo automatico a tutti i membri dell’Organismo di Vigilanza, al presidente del Collegio Sindacale e, per competenza, al responsabile della funzione legale. Il sistema avrebbe garantito l’anonimato e generato un ticket tracciato, il cui stato di avanzamento (“preso in carico”, “in investigazione”, “chiuso con motivazione”) sarebbe stato visibile al solo segnalante. L’inerzia o il tentativo di insabbiamento sarebbero stati essi stessi un evento tracciato dal sistema, generando un’escalation automatica al livello gerarchico superiore, fino al Presidente del CdA. La frode sarebbe stata scoperta e bloccata internamente, mesi prima dell’intervento della magistratura.
Ora, Costruzioni Zenith S.p.A. affronta le pesanti conseguenze del Decreto Legislativo 231/2001. I reati di truffa aggravata ai danni dello Stato e i reati tributari connessi rientrano pienamente nel catalogo dei reati presupposto. La Procura contesta all’ente la responsabilità diretta, sostenendo che i reati sono stati commessi nel suo interesse – un profitto illecito di decine di milioni – e a suo vantaggio, da parte di soggetti in posizione apicale. La difesa dell’azienda, che tenterà di dimostrare l’esistenza di un Modello Organizzativo e di un ODV, appare debole. Gli inquirenti hanno già definito il modello di Zenith un “MOG di carta“, un mero adempimento formale privo di qualsiasi effettiva attuazione. La mancanza di flussi informativi documentati verso l’ODV, l’assenza di audit specifici sui cicli passivi legati ai bonus edilizi e la palese inefficacia del sistema di controllo interno rendono quasi certa una condanna dell’ente.
Le sanzioni previste sono potenzialmente letali per l’operatività aziendale. Oltre alla sanzione pecuniaria, calcolata in quote (fino a un massimo di 1,5 milioni di euro per singolo illecito, ma moltiplicabile), il Pubblico Ministero ha già richiesto l’applicazione di sanzioni interdittive, tra cui il divieto di contrattare con la Pubblica Amministrazione per due anni e la revoca delle autorizzazioni e licenze necessarie per l’attività. Per un’azienda che basa il suo fatturato sulle grandi opere e sulle riqualificazioni incentivate, si tratta di una condanna a morte economica. A questo si aggiunge la confisca del profitto del reato, che in questo caso ammonta agli 87 milioni già posti sotto sequestro.
L’epilogo di questa vicenda giudiziaria non è ancora scritto, ma la traiettoria è chiara. La difesa dell’ente si troverà a dover dimostrare di aver fatto tutto il possibile per prevenire il reato, un compito arduo senza prove documentali robuste. In un scenario alternativo, la difesa supportata da un ecosistema come Scudo231 non si baserebbe su testimonianze o procedure cartacee, ma presenterebbe al giudice un “pacchetto di evidenza digitale” (XAI Packet). Questo dossier, generato dal sistema e crittograficamente sigillato, conterrebbe la cronologia di tutti gli allarmi ignorati, di tutte le procedure di controllo forzate manualmente dal CFO De Angelis e di tutte le segnalazioni insabbiate. Dimostrerebbe in modo scientifico e inoppugnabile che l’organizzazione aveva messo in campo difese efficaci e che il reato è stato il prodotto di un’elusione fraudolenta di tali difese da parte di un singolo o di un gruppo ristretto. Una prova del genere avrebbe potuto spostare l’ago della bilancia, mitigando drasticamente o addirittura escludendo la responsabilità dell’ente e concentrando le conseguenze penali e patrimoniali esclusivamente sulle persone fisiche che hanno agito contro le regole aziendali. Invece, Zenith S.p.A. si prepara ad affrontare un processo in cui non dovrà difendersi solo dal suo management infedele, ma anche e soprattutto dalla propria colpevole negligenza organizzativa.
Fonte: https://www.ilsole24ore.com/art/la-plusvalenza-110-solo-quota-immobile-acquistato-AJ5roRj