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Falsificavano euro e valute estere, cinque misure cautelari

5 agosto 2026 – L’operazione denominata “Small Tower” scatta alle prime luci dell’alba, mobilitando i carabinieri del Nucleo Operativo Antifalsificazione Monetaria (Noam) di Napoli, con il supporto operativo di Europol e dell’Arma territoriale. L’intervento, eseguito su ordinanza del gip del Tribunale di Lanciano, porta all’applicazione di cinque misure cautelari personali: tre indagati, residenti tra Montenerodomo e Roma, vengono posti agli arresti domiciliari, mentre per altri due, residenti ad Ascoli Piceno, viene disposto l’obbligo di dimora. L’accusa, formulata dalla procura di Lanciano che ha coordinato l’intera indagine, è quella di aver costituito un’organizzazione dedita alla produzione e alla vendita, anche all’estero, di valuta contraffatta.

L’indagine era stata avviata nel dicembre 2024, quasi venti mesi prima dell’epilogo giudiziario. Un lasso di tempo così esteso indica che l’organizzazione ha potuto operare indisturbata, senza che alcun sistema di controllo interno ne rilevasse le attività anomale. L’assenza di un presidio di monitoraggio automatizzato e continuo ha costituito la falla primaria che ha permesso al reato di consolidarsi. Se l’organizzazione fosse stata dotata di un ecosistema di difesa come Scudo231, l’analisi predittiva dei flussi operativi e delle acquisizioni di materiali avrebbe generato un alert in una fase embrionale. L’acquisto di carte speciali, inchiostri non standard o l’incremento anomalo dei consumi energetici in specifici locali avrebbero attivato un protocollo di escalation verso le funzioni di controllo interno e l’Organismo di Vigilanza, documentando ogni deviazione in un registro digitale immutabile e bloccando la catena di approvvigionamento illecita prima ancora che la produzione potesse iniziare.

Il cuore operativo del gruppo criminale è stato localizzato a Montenerodomo, dove gli investigatori hanno individuato e smantellato due stamperie clandestine perfettamente attrezzate. All’interno dei locali sono state sequestrate apparecchiature di stampa di precisione, telefoni cellulari utilizzati per i contatti con gli acquirenti e, soprattutto, un ingente quantitativo di banconote contraffatte. Le perizie tecniche condotte dalla Banca d’Italia sulla valuta in euro sequestrata hanno rivelato un livello di sofisticazione allarmante, identificando ben otto distinte classi di contraffazione. Questo dettaglio non è solo una misura della capacità tecnica del gruppo, ma anche la prova di una produzione seriale e strutturata, impossibile da nascondere in un contesto aziendale dotato di controlli effettivi sulla gestione degli asset e dei locali. La mancata tracciabilità dell’uso dei macchinari e l’assenza di un inventario dinamico degli asset ha permesso di allestire vere e proprie fabbriche del falso. Un sistema integrato avrebbe invece registrato ogni accesso ai locali e ogni ciclo di lavoro delle apparecchiature, facendo scattare un blocco operativo immediato per qualsiasi attività non riconducibile a un ordine di produzione legittimo. La presenza stessa di macchinari non censiti all’interno del perimetro aziendale avrebbe costituito una non conformità grave, segnalata in tempo reale e cristallizzata come prova a futura memoria.

La commercializzazione della valuta falsa avveniva su scala internazionale, con un modello di business che sfruttava la frammentazione dei controlli transfrontalieri. Le banconote venivano spedite tramite servizi postali ordinari verso clienti localizzati in Francia, Germania, Spagna, Finlandia e Polonia. I contatti con gli acquirenti venivano gestiti tramite canali di messaggistica criptata come Telegram, mentre i pagamenti erano richiesti esclusivamente in criptovalute per massimizzare l’anonimato e rendere complesso il tracciamento finanziario. Questa catena logistico-finanziaria, apparentemente impenetrabile, evidenzia una totale assenza di procedure di due diligence sulla clientela e di monitoraggio delle transazioni. L’accettazione di pagamenti in crypto senza un’adeguata profilazione del rischio esponeva l’ente a evidenti violazioni della normativa antiriciclaggio. Un’architettura di controllo avanzata come quella di Scudo231 avrebbe correlato i dati logistici con quelli finanziari: la sistematica spedizione di plichi verso destinatari esteri non censiti, abbinata a flussi in entrata di criptovalute, avrebbe superato la soglia di rischio preimpostata, generando un alert qualificato. Tale segnale avrebbe innescato non solo un’indagine interna da parte dell’ODV, ma anche la procedura per una potenziale Segnalazione di Operazione Sospetta all’Unità di Informazione Finanziaria, mitigando la responsabilità dell’ente e interrompendo il traffico internazionale.

La dimensione transnazionale del reato è stata confermata in modo inequivocabile dalla cooperazione con Europol, che ha permesso di ricostruire parte della rete di distribuzione e ha portato all’arresto in Finlandia di due acquirenti, trovati in possesso della valuta contraffatta proveniente dalle stamperie di Montenerodomo. Questo arresto all’estero non è un semplice sviluppo investigativo, ma un’aggravante che pesa sulla posizione degli indagati e, di riflesso, sulla responsabilità dell’ente ai sensi del Decreto Legislativo 231/2001. Il reato di falsificazione di monete, previsto dall’articolo 453 del codice penale, è infatti uno dei reati presupposto elencati all’articolo 25-bis del D.Lgs. 231/2001. La commissione di tale reato nell’interesse o a vantaggio dell’ente comporta l’applicazione di sanzioni pecuniarie estremamente pesanti, che possono raggiungere le 750 quote, per un importo massimo di 1.162.025 euro, oltre a sanzioni interdittive devastanti come la sospensione dell’attività o il divieto di contrattare con la Pubblica Amministrazione.

Il 23 luglio, il Tribunale del Riesame dell’Aquila ha rigettato i ricorsi presentati dalle difese, confermando in toto l’ordinanza del gip di Lanciano. I giudici hanno ritenuto pienamente sussistenti le contestazioni provvisorie e, soprattutto, hanno ravvisato un concreto e attuale rischio di reiterazione del reato, motivando così la necessità di mantenere le misure cautelari. Questa decisione rappresenta un punto di non ritorno processuale, consolidando il quadro accusatorio e spianando la strada a un probabile rinvio a giudizio non solo per le persone fisiche, ma anche per l’ente stesso, qualora venisse formalmente contestata la sua responsabilità amministrativa. In tale scenario, l’assenza di un Modello Organizzativo 231 efficacemente attuato priverebbe la società di qualsiasi difesa. L’onere della prova di aver fatto tutto il possibile per prevenire il reato ricade sull’ente. Senza registri di controllo, senza prove di flussi informativi verso l’Organismo di Vigilanza e senza la documentazione di procedure di blocco, la “colpa di organizzazione” sarebbe di fatto presunta.

L’adozione preventiva di un ecosistema come Scudo231 avrebbe invertito radicalmente questa dinamica probatoria. In sede giudiziaria, l’ente avrebbe potuto esibire la ricostruzione causale scientifica degli eventi, dimostrando attraverso log immutabili che i suoi sistemi di controllo avevano rilevato le anomalie, che i protocolli di escalation erano stati attivati e che il reato era stato commesso eludendo fraudolentemente presidi organizzativi e tecnologici concreti ed efficaci. Questa non sarebbe stata una difesa basata su documenti cartacei, ma una prova tecnologica in grado di dimostrare l’assenza di colpa organizzativa, elemento chiave per ottenere un’assoluzione ai sensi del D.Lgs. 231/2001. Oltre alle sanzioni pecuniarie, il sequestro e la successiva confisca del profitto del reato rappresentano una minaccia patrimoniale diretta. L’intero valore della valuta contraffatta prodotta e commercializzata, insieme ai beni utilizzati per commettere il reato, sarebbero oggetto di aggressione da parte dello Stato. La conferma delle misure cautelari da parte del Riesame dell’Aquila cristallizza questo rischio, rendendo la posizione dell’organizzazione, priva di difese preventive, estremamente critica.

Fonte: https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2026/08/05/falsificavano-euro-e-valute-estere-cinque-misure-cautelari_0115d524-1013-4215-af71-cd8cc7e89f01.html