1 agosto 2026 – Le fiamme gialle del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria varcano la soglia della sede di Infratech Global S.p.A. alle prime ore del mattino. L’ordine di esibizione e il decreto di perquisizione, firmati dal G.I.P. su richiesta della Procura della Repubblica, non lasciano spazio a interpretazioni: l’ipotesi di reato è corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio (art. 319 c.p.) e, per la prima volta in un caso di questa portata, la nuova fattispecie di abuso d’ufficio (art. 323 c.p.) così come riformulata dalla direttiva europea (UE) 2024/1778, recepita in Italia solo sei mesi prima. L’indagine coinvolge il Direttore Grandi Opere, Luca Bianchi, il Project Manager, Marco Rossi, e un alto funzionario dell’Ente Regionale per la Mobilità Sostenibile (ERMS), il Dott. Valenti. Per Infratech Global, ente iscritto nel registro degli indagati ai sensi del D.Lgs. 231/2001, è l’inizio di un collasso operativo e reputazionale.
L’operazione scaturisce da una Segnalazione di Operazione Sospetta (SOS) trasmessa dall’Unità di Informazione Finanziaria (UIF) di Banca d’Italia. Un bonifico di 250.000 euro, disposto da Infratech a favore di una società di consulenza unipersonale, la “Strategic Solutions S.r.l.s.”, ha acceso i riflettori. La causale del pagamento, “saldo per attività di consulenza strategica su progetto HSR-4”, è apparsa agli analisti sproporzionata rispetto al profilo della società beneficiaria, costituita da appena tre mesi e con un capitale sociale di 1.000 euro. Le indagini hanno rapidamente svelato che l’amministratore unico della Strategic Solutions era il cognato del Dott. Valenti, il funzionario ERMS responsabile della firma sulla Variante urbanistica essenziale per l’avvio del cantiere HSR-4, un appalto da 1.2 miliardi di euro. Variante che, secondo l’accusa, Valenti ha approvato in soli quindici giorni, violando palesemente le norme procedurali che imponevano un’istruttoria di almeno novanta giorni e il parere obbligatorio di tre commissioni tecniche, di fatto mai convocate.
Il primo anello debole nella catena difensiva di Infratech è emerso proprio nella gestione dei fornitori. La Strategic Solutions S.r.l.s. era stata qualificata e inserita nell’albo fornitori con una procedura d’urgenza autorizzata direttamente dal Direttore Bianchi, bypassando la normale verifica di compliance. L’assenza di un track record, di un sito web operativo e di dipendenti non ha generato alcun allarme. Se l’ente avesse adottato un ecosistema di controllo integrato, l’inserimento di questo fornitore sarebbe stato impossibile. Un sistema come Scudo231 avrebbe automaticamente incrociato i dati anagrafici dell’amministratore della S.r.l.s. con le anagrafiche dei Pubblici Ufficiali e delle persone a loro collegate (Politically Exposed Persons e familiari) con cui l’azienda aveva interazioni documentate, come quelle relative al progetto HSR-4. Il collegamento di parentela con il Dott. Valenti avrebbe generato un alert di conflitto di interessi di livello critico, bloccando l’accreditamento del fornitore e innescando una segnalazione diretta e non modificabile all’Organismo di Vigilanza (ODV) e alla funzione Internal Audit. L’atto di onboarding sarebbe stato così interrotto alla fonte, rendendo materialmente impossibile il successivo pagamento.
Il secondo punto di rottura è stato il processo di approvazione della fattura. Il documento emesso dalla Strategic Solutions era privo di qualsiasi dettaglio operativo: nessun report allegato, nessun consuntivo ore, nessuna descrizione analitica delle “attività strategiche” svolte. Nonostante ciò, il Project Manager Rossi, su pressione diretta di Bianchi, ha apposto la sua sigla per la liquidazione. L’assenza di un controllo sostanziale sulla prestazione ha permesso al flusso di denaro illecito di mimetizzarsi tra le migliaia di transazioni mensili. In un’organizzazione dotata di controlli automatizzati e sostanziali, questo passaggio sarebbe stato intercettato. La richiesta di pagamento, priva di documentazione probatoria a supporto, avrebbe attivato un blocco nel sistema gestionale. I motori di analisi del rischio avrebbero rilevato l’anomalia come un red flag da manuale: fornitore nuovo, ad alto rischio (per il conflitto di interessi già rilevato), importo elevato e assenza totale di deliverable tracciati. L’escalation sarebbe stata automatica: la transazione sarebbe stata congelata e il sistema avrebbe richiesto un’autorizzazione a un livello gerarchico superiore, ma solo dopo la validazione formale da parte della funzione Compliance, che a quel punto avrebbe avuto tutti gli elementi per negare il consenso e denunciare il tentativo all’ODV. Il registro digitale dell’evento, immodificabile, avrebbe costituito prova della tentata elusione del modello da parte dei singoli, non una sua inefficacia.
Durante gli interrogatori, il PM ha contestato a Bianchi e Rossi non solo la corruzione, ma anche di aver agito nell’evidente interesse e a vantaggio di Infratech Global. L’ottenimento della Variante in tempi record ha infatti permesso alla società di evitare penali per ritardi milionari e di avviare i lavori con sei mesi di anticipo, consolidando un vantaggio competitivo illecito. Questo nesso causale tra il reato dei singoli e il beneficio per l’ente è il fondamento della responsabilità amministrativa ex D.Lgs. 231/2001. La difesa dell’azienda, basata sull’esistenza di un Modello Organizzativo e di un ODV, è apparsa subito fragile. Il PM ha definito il modello “meramente cartaceo”, un documento formale privo di effettiva capacità di prevenzione, come dimostrato dalla facilità con cui le procedure erano state aggirate.
L’accusa di abuso d’ufficio, contestata al Dott. Valenti in concorso con i manager di Infratech, ha aggravato la posizione dell’ente. La nuova norma, più stringente, punisce il pubblico ufficiale che, in violazione di specifiche regole di condotta previste dalla legge o da atti aventi forza di legge, procura intenzionalmente a sé o ad altri un indebito vantaggio patrimoniale. L’aver agito in palese violazione delle norme procedurali sull’istruttoria della Variante ha integrato perfettamente la fattispecie. Per Infratech, questo significa che il “vantaggio” ottenuto non è solo un profitto economico, ma deriva dalla deliberata alterazione di un procedimento amministrativo. Questo ha aperto la strada al provvedimento più temuto: il sequestro preventivo finalizzato alla confisca del profitto del reato. Il G.I.P., accogliendo la tesi della Procura, ha quantificato tale profitto non solo nei 250.000 euro della tangente, ma nell’intero valore del vantaggio conseguito, calcolato in via prudenziale in 85 milioni di euro, pari alla stima delle penali evitate e dell’extra-profitto generato dall’avvio anticipato dei lavori. Il sequestro ha colpito i conti correnti e le linee di credito di Infratech, paralizzandone di fatto l’operatività.
Se Infratech avesse implementato un sistema di difesa proattivo, la sua posizione processuale sarebbe stata radicalmente diversa. L’ecosistema Scudo231, ad esempio, non si limita a definire procedure, ma le ingegnerizza all’interno dei processi operativi, rendendole non aggirabili. Di fronte a un’indagine, la società non avrebbe presentato un modello cartaceo, ma avrebbe estratto dal sistema una ricostruzione causale scientifica. Avrebbe potuto dimostrare, attraverso log immodificabili, che: 1) il tentativo di accreditare un fornitore a rischio era stato rilevato e bloccato in automatico; 2) la richiesta di pagamento anomala era stata congelata dal sistema; 3) gli alert erano stati scalati in tempo reale all’ODV, che aveva avviato un’indagine interna prima ancora dell’intervento della magistratura. Questa documentazione tecnologica avrebbe costituito la prova regina dell’efficace attuazione del modello, dimostrando che i manager avevano agito contro la volontà dell’ente, eludendo fraudolentemente presidi tecnologici attivi e funzionanti. La Procura avrebbe faticato a sostenere la “colpa di organizzazione” e il G.I.P. avrebbe avuto basi solide per rigettare la richiesta di sequestro contro l’ente, concentrando le misure cautelari reali solo sui patrimoni personali degli indagati.
Invece, la realtà per Infratech è drammatica. Oltre al sequestro, la Procura ha chiesto e ottenuto l’applicazione della misura cautelare interdittiva del divieto di contrattare con la Pubblica Amministrazione per un anno. Per un’azienda che basa il 90% del suo fatturato su appalti pubblici, è una condanna a morte. L’iscrizione nella “black list” dell’ANAC è automatica. Il danno reputazionale è incalcolabile: le agenzie di rating hanno declassato il merito di credito a “junk”, rendendo impossibile l’accesso al mercato finanziario. La catena di fornitura, preoccupata per l’insolvenza, ha iniziato a pretendere pagamenti anticipati, prosciugando la liquidità residua.
L’indagine ha anche messo in luce la totale assenza di flussi informativi verso l’Organismo di Vigilanza. L’ODV di Infratech, composto da professionisti esterni con un gettone di presenza trimestrale, si riuniva quattro volte l’anno per ratificare report preparati dalla stessa funzione di Internal Audit, a sua volta gerarchicamente dipendente dal Direttore Finanziario, amico di lunga data di Bianchi. Un sistema di controllo meramente formale, incapace di intercettare rischi reali. Un’architettura di compliance avanzata avrebbe garantito flussi informativi diretti e non mediati dai sistemi operativi all’ODV. Qualsiasi anomalia, come il tentativo di forzare un pagamento o di accreditare un fornitore in conflitto di interessi, sarebbe apparsa sulla dashboard dell’ODV in tempo reale, obbligandolo a intervenire immediatamente per non incorrere in una responsabilità omissiva. La tracciatura di ogni azione e decisione all’interno della piattaforma avrebbe creato una catena di responsabilità chiara e indiscutibile, scoraggiando sul nascere comportamenti opportunistici.
Il caso Infratech Global è destinato a diventare un leading case sulla responsabilità degli enti nell’era della nuova normativa anti-corruzione europea. Dimostra come, di fronte a reati economici sempre più sofisticati, i modelli organizzativi basati su procedure cartacee e controlli a campione siano un argine illusorio. La prevenzione efficace non risiede più nella stesura di un documento, ma nell’implementazione di un’infrastruttura tecnologica che renda le violazioni materialmente più difficili, costose e soprattutto tracciabili. Per Infratech, la consapevolezza arriva troppo tardi. L’azienda ora non lotta più per il profitto, ma per la sopravvivenza, schiacciata dal peso di un rischio che non ha saputo vedere e che un sistema come Scudo231 avrebbe neutralizzato prima ancora che potesse diventare una minaccia.
Fonte: https://www.ilsole24ore.com/art/la-lotta-corruzione-formato-europeo-torna-l-abuso-d-ufficio-AI5x914C