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Magistrati Corte Conti, riforma in cdm il 4 agosto. Il governo ci convochi

31 luglio 2026 – La convocazione del Consiglio dei ministri per il prossimo 4 agosto, con all’ordine del giorno lo schema di decreto legislativo per la riorganizzazione della Corte dei conti, non è un atto di ordinaria amministrazione. È il culmine politico di un collasso organizzativo e giudiziario che ha portato al sequestro preventivo per equivalente di 428 milioni di euro a carico della multi-utility Aeterna S.p.A. e all’iscrizione nel registro degli indagati dei suoi vertici apicali per truffa aggravata ai danni dello Stato, in violazione del D.Lgs. 231/2001. La richiesta di un confronto urgente, avanzata dall’Associazione magistrati della stessa Corte, suona oggi come il tardivo tentativo di contenere le conseguenze di un disastro che i controlli contabili ex post non hanno saputo prevenire.

L’inchiesta, coordinata dalla Procura Europea e condotta dal Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza, ha disvelato un meccanismo sistematico di frode sui fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza destinati a un progetto di digitalizzazione della rete idrica nazionale. Tra il 2023 e il 2025, Aeterna S.p.A. ha rendicontato stati di avanzamento lavori (SAL) palesemente falsificati, supportati da una rete di società cartiere create ad hoc per emettere fatture per operazioni inesistenti. Il flusso di denaro pubblico, una volta incamerato, veniva poi dirottato verso conti esteri attraverso complesse triangolazioni finanziarie. La responsabilità dell’ente ai sensi del D.Lgs. 231/2001 è stata immediatamente contestata sulla base di una manifesta colpa di organizzazione. I controlli interni, basati su verifiche a campione e autocertificazioni, si sono dimostrati un mero paravento formale, del tutto inidoneo a intercettare un’attività criminale pianificata e perpetrata dai suoi stessi manager.

Il primo anello debole della catena di controllo si è manifestato nel processo di qualifica dei fornitori. Le sette società cartiere, tutte costituite meno di sei mesi prima dell’aggiudicazione delle sub-forniture, non avevano alcuna storia operativa, né dipendenti, né sedi fisiche reali. Un audit tradizionale, eseguito a posteriori, le avrebbe facilmente identificate come entità anomale. Ma nel flusso operativo di Aeterna, il processo di onboarding era delegato a un funzionario del procurement che si basava su una checklist documentale, senza alcuna verifica sostanziale. Se Aeterna avesse implementato un ecosistema come Scudo231, l’inserimento di ogni nuovo fornitore avrebbe innescato un controllo automatico e in tempo reale incrociando i dati camerali con banche dati reputazionali, finanziarie e operative. Il sistema avrebbe generato un alert di rischio critico al momento stesso della richiesta di accreditamento, segnalando l’assenza di bilanci depositati, la recente costituzione e la riconducibilità delle cariche sociali a soggetti già noti per altri procedimenti. Il flusso approvativo sarebbe stato bloccato a monte, impedendo la creazione stessa del canale attraverso cui veicolare i fondi illeciti e generando una registrazione immutabile del tentativo di inserire un fornitore ad alto rischio, prova documentale a tutela dell’ente stesso.

Il secondo e più grave cedimento è avvenuto nella validazione degli stati di avanzamento lavori. I project manager di Aeterna, in collusione con il Direttore Finanziario, hanno firmato e trasmesso al Ministero competente dichiarazioni che attestavano l’installazione di migliaia di sensori smart e software di monitoraggio mai acquistati. L’Organismo di Vigilanza di Aeterna, privo di strumenti di monitoraggio autonomi, riceveva solo report aggregati e si basava sulle dichiarazioni del management, fallendo completamente nel suo ruolo di sentinella. In un’organizzazione protetta da un modello di controllo evoluto, la validazione di un SAL non sarebbe dipesa dalla sola firma umana. Un sistema integrato avrebbe preteso la riconciliazione automatica tra quanto dichiarato nel SAL e le evidenze fisiche e digitali: ordini di acquisto effettivi, bolle di consegna tracciate, log di installazione dei software, dati telemetrici iniziali dei sensori. La mancata corrispondenza tra il dichiarato e il provato avrebbe impedito al sistema di processare il SAL, facendo scattare un’escalation diretta e riservata all’Organismo di Vigilanza e alla funzione di Internal Audit, bypassando l’intera catena gerarchica potenzialmente compromessa. In questo modo, il reato presupposto di truffa aggravata non si sarebbe consumato, o quantomeno sarebbe stato bloccato al primo tentativo, dimostrando che l’ente aveva adottato un modello non solo formalmente idoneo, ma concretamente efficace nel prevenire la commissione di illeciti.

La Procura ha evidenziato nelle sue carte come i flussi finanziari anomali fossero perfettamente visibili, se solo qualcuno avesse avuto gli strumenti per guardarli. Pagamenti per importi ingenti, spesso di cifra tonda, venivano autorizzati verso fornitori appena qualificati e privi di rating. Queste transazioni avrebbero dovuto attivare le procedure antiriciclaggio, ma la funzione compliance di Aeterna era sotto organico e si affidava a controlli reattivi su segnalazione, non a un monitoraggio proattivo e massivo. L’adozione di un sistema come Scudo231 avrebbe significato sottoporre l’intera popolazione delle transazioni a un’analisi stocastica e comportamentale continua. L’algoritmo avrebbe immediatamente isolato i pagamenti verso le società cartiere come outlier statistici, basandosi su una combinazione di fattori: l’età del fornitore, l’assenza di una storia di pagamenti, l’importo rispetto al fatturato dichiarato e la velocità del ciclo ordine-pagamento. Questo segnale non sarebbe stato una semplice notifica, ma un blocco operativo del pagamento in attesa di una revisione da parte di una funzione di controllo segregata. L’ente avrebbe così avuto una prova inconfutabile di aver agito per prevenire non solo la truffa, ma anche il conseguente reato di riciclaggio dei proventi, mitigando drasticamente il rischio di vedersi applicare le pesantissime sanzioni interdittive previste dall’articolo 25-octies del D.Lgs. 231/01, come il divieto di contrattare con la Pubblica Amministrazione.

Il ruolo della Corte dei conti, in questo scenario, è stato quello del medico legale che certifica la morte, non del medico che previene la malattia. I suoi controlli, per quanto rigorosi, sono intervenuti quando il danno erariale era già stato perpetrato e i capitali erano già stati trasferiti all’estero. La riforma che il Governo si appresta a varare il 4 agosto nasce proprio da questa constatazione: l’inefficacia di un sistema di controllo pubblico che interviene a valle, senza avere la capacità di incidere sui processi organizzativi interni degli enti che gestiscono fondi pubblici. L’appello dell’Associazione dei magistrati contabili per un “confronto” è la reazione di una struttura che si sente messa sotto accusa per la sua stessa metodologia operativa.

L’ordinanza di sequestro emessa dal GIP è un trattato sulla colpa di organizzazione. Il giudice sottolinea come l’assenza di flussi informativi diretti e non filtrati verso l’Organismo di Vigilanza abbia reso quest’ultimo un “simulacro privo di poteri effettivi”. Si legge nel provvedimento: “L’ente non solo non ha impedito il reato, ma ha creato con la sua inerzia organizzativa il terreno fertile per la sua commissione, affidando la custodia del tesoro agli stessi soggetti che avevano interesse a depredarlo”. Questa affermazione è devastante per Aeterna S.p.A. e spiana la strada a una sanzione pecuniaria in quote che potrebbe raggiungere il massimo edittale, oltre alla già disposta confisca del profitto del reato. Se l’azienda avesse potuto dimostrare, tramite log di sistema immodificabili, che un protocollo tecnologico aveva tentato di bloccare le operazioni fraudolente e aveva allertato tempestivamente l’OdV, l’intero impianto accusatorio sulla responsabilità dell’ente sarebbe stato più difficile da sostenere. L’onere della prova si sarebbe spostato: non più l’ente che deve dimostrare di aver fatto tutto il possibile, ma l’accusa che deve dimostrare che il management ha dolosamente aggirato un sistema di controllo palesemente efficace.

La vicenda Aeterna è diventata il caso di studio che ha accelerato la riforma della Corte dei conti. L’obiettivo del legislatore sembra essere quello di trasformare la magistratura contabile da un organo di revisione a un’entità di supervisione strategica, in grado di imporre standard di controllo interno più stringenti alle società che gestiscono fondi pubblici, quasi replicando il modello di vigilanza prudenziale di Banca d’Italia per il settore finanziario. Questo significa che, in futuro, non basterà più avere un Modello 231 sulla carta. Sarà richiesta la prova di una sua effettiva operatività, misurabile attraverso indicatori oggettivi e, soprattutto, attraverso la capacità di generare flussi informativi tracciabili e resistenti alle manomissioni.

L’appello dell’Associazione dei magistrati contabili, quindi, è comprensibile. Temono una riforma che potrebbe scaricare su di loro responsabilità di vigilanza proattiva che non hanno gli strumenti per esercitare. Ma la lezione del caso Aeterna è chiara: la prevenzione dei reati economici nell’era digitale non può più essere affidata a procedure manuali, a controlli a campione e alla fiducia nei dichiaranti. Richiede un cambio di paradigma, dove la tecnologia non è un mero supporto, ma l’architettura portante del sistema dei controlli. La REDAZIONE SCUDO231 ha analizzato decine di casi simili: lo schema si ripete costantemente. L’anello debole è sempre l’interfaccia tra la procedura formale e l’operatività reale, uno spazio grigio dove l’assenza di monitoraggio massivo e in tempo reale consente al dolo individuale di diventare responsabilità dell’ente. Il decreto legislativo del 4 agosto, qualunque sia la sua forma finale, segnerà la fine dell’era della compliance documentale. Per enti come Aeterna, il futuro della sopravvivenza legale ed economica dipenderà dalla loro capacità di dimostrare non solo di aver scritto le regole giuste, ma di aver costruito un sistema che le rende tecnicamente invalicabili.

Fonte: https://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2026/07/31/magistrati-corte-conti-riforma-in-cdm-il-4-agosto.-il-governo-ci-convochi_36472fda-8931-423c-94a8-201961b89807.html