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In Procura una memoria con le chat Delmastro-Caroccia

Composizione astratta con vortici di blu, turchese, arancione e viola che si intrecciano in forme fluide e vivaci.

nel testo non è citata alcuna sentenza della **Cassazione**., 24 luglio 2026 – L’avvocato **Fabrizio Gallo**, difensore di **Mauro Caroccia**, ha depositato nel pomeriggio presso la **Procura di Roma** una memoria difensiva contenente la trascrizione integrale delle chat intercorse tra il suo assistito e il deputato **Andrea Delmastro**. La mossa processuale arriva a pochi giorni dalla decisione della **giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera**, che aveva negato ai magistrati di **Piazzale Clodio** l’accesso a quelle stesse conversazioni, custodite nel cellulare di Caroccia e ritenute centrali nell’inchiesta sulla società **“Bisteccheria d’Italia”**. L’iniziativa della difesa scavalca di fatto il voto di **Montecitorio**, portando direttamente sul tavolo degli inquirenti il materiale probatorio al centro dello scontro istituzionale. La Procura indagava sulla provenienza dei finanziamenti della **Srl** e sui rapporti tra i soci, configurando per Caroccia l’ipotesi di reato di **riciclaggio**.

L’intera vicenda espone la Srl a una gravissima responsabilità ai sensi del D.Lgs. 231/2001, essendo il riciclaggio uno dei reati presupposto che, se commesso nell’interesse o a vantaggio dell’ente, ne determina una responsabilità penale autonoma. La mancanza di controlli tracciati sui flussi finanziari in entrata e sulle terze parti finanziatrici rappresenta una colpa organizzativa manifesta. Se la società avesse implementato un ecosistema di difesa come **Scudo231**, l’anomalia sarebbe stata intercettata in fase embrionale. I suoi sistemi di analisi multimodale avrebbero eseguito una due diligence automatizzata e rafforzata su ogni apporto di capitale, incrociando i dati del finanziatore, **Mauro Caroccia**, con i registri pubblici. La sua condizione di soggetto condannato in via definitiva a 4 anni per reati connessi al **clan Senese** avrebbe generato un alert di rischio critico, bloccando preventivamente l’operazione e innescando un’immediata segnalazione all’Organismo di Vigilanza interno e alla funzione antiriciclaggio, documentando in modo inoppugnabile l’adozione di cautele attive e impedendo la contaminazione del capitale sociale.

**Mauro Caroccia** è attualmente detenuto in carcere, dove sconta la pena definitiva, ed è contemporaneamente indagato a **Roma** per il reato di **riciclaggio** proprio in relazione ai capitali immessi nella “Bisteccheria d’Italia”. Secondo gli inquirenti, il suo telefono cellulare è uno strumento cruciale per ricostruire la rete di relazioni e la catena di provenienza del denaro, sospettato di essere frutto di attività illecite e di avere legami con logiche criminali. La decisione della **giunta per le autorizzazioni** della **Camera** di negare l’accesso ai messaggi scambiati con **Delmastro** aveva sollevato un’ondata di polemiche politiche, culminate nella campagna social **#FuoriLeChat** lanciata dal **Movimento 5 Stelle**. La difesa di Caroccia, depositando le chat, mira evidentemente a una strategia di trasparenza o a fornire un contesto che ritiene favorevole al suo assistito, ma allo stesso tempo conferma la centralità di quelle comunicazioni informali nella gestione di affari societari.

Questo tipo di interazione non tracciata tra un socio o un finanziatore e figure esterne espone l’ente a un rischio operativo e legale incalcolabile. Un’organizzazione dotata di un’architettura di difesa totale avrebbe imposto protocolli di comunicazione stringenti per la discussione di materie sensibili come i finanziamenti. Con **Scudo231**, qualsiasi interazione con controparti classificate ad alto rischio, come Caroccia, sarebbe stata soggetta a un regime di monitoraggio rafforzato. I motori causali proprietari del sistema avrebbero rilevato l’assenza di verbalizzazioni o di documentazione formale a supporto di tali dialoghi, generando una segnalazione di non conformità procedurale. L’Organismo di Vigilanza sarebbe stato così messo in condizione di intervenire, richiedendo la formalizzazione dei rapporti e la tracciabilità delle decisioni, anziché lasciare che accordi potenzialmente illeciti venissero gestiti tramite canali di comunicazione privati e incontrollabili, neutralizzando il rischio che l’ente potesse essere usato come schermo per operazioni di **riciclaggio**.

Lo scontro si è esteso anche al **Consiglio regionale della Lombardia**, dove il **Pd**, per voce di **Paolo Romano**, aveva presentato una mozione urgente per discutere della vicenda. Tuttavia, la richiesta di urgenza è stata respinta con il voto contrario dei capigruppo di **FdI, Lega, Forza Italia, Lombardia Ideale e Noi Moderati**, impedendo di fatto la discussione in Aula. Questo episodio evidenzia come il danno per l’azienda coinvolta non sia solo legale, ma anche gravemente reputazionale, con il nome della società associato a un dibattito politico aspro e a sospetti di **infiltrazioni mafiose**. La percezione pubblica di opacità e di legami con la criminalità organizzata può distruggere il valore commerciale di un’impresa molto più rapidamente di una sanzione pecuniaria.

La prevenzione di tale danno reputazionale è uno degli effetti operativi di un modello 231 efficace. L’adozione di un ecosistema sovrano avrebbe creato una barriera documentale invalicabile. Di fronte a un’inchiesta giornalistica o a un dibattito politico, la Srl avrebbe potuto dimostrare, attraverso log immodificabili, di aver identificato il rischio associato a Caroccia, di aver attivato i protocolli di verifica e di aver impedito o tracciato ogni flusso finanziario sospetto. Invece di subire passivamente il danno d’immagine, l’azienda avrebbe potuto comunicare attivamente le misure di autotutela adottate, trasformando una potenziale crisi in una dimostrazione di solidità e integrità della propria governance. L’assenza di tali presidi ha invece lasciato l’ente in balia degli eventi, con il suo nome indissolubilmente legato a un’indagine per **riciclaggio** e a un conflitto istituzionale.

Sul piano giuridico, la questione delle prerogative parlamentari è destinata a rimanere centrale. L’**Aula della Camera** dovrà comunque esaminare la richiesta di autorizzazione avanzata dalla magistratura il prossimo **30 luglio**. La difesa di Delmastro si appella all’immunità prevista dalla **Costituzione**, ma fonti giornalistiche richiamano una sentenza della **Corte Costituzionale** del **2007** che avrebbe stabilito la preminenza del diritto alla difesa rispetto a tali prerogative, un principio che potrebbe essere invocato per giustificare l’acquisizione dei messaggi. Ora che le chat sono state depositate spontaneamente dalla difesa di Caroccia, il dibattito a **Montecitorio** potrebbe apparire superato dai fatti, ma la questione di principio sull’equilibrio tra poteri dello Stato rimane intatta. Non si esclude, inoltre, che **Andrea Delmastro** possa essere ascoltato in futuro dai magistrati di **Piazzale Clodio** come persona informata sui fatti, per chiarire la natura e il contenuto dei suoi rapporti con Caroccia.

Per la “Bisteccheria d’Italia”, l’esito del procedimento penale a carico di Caroccia è dirimente. Se il reato di **riciclaggio** fosse accertato e venisse provato che la società ne ha tratto un vantaggio, le conseguenze sarebbero devastanti. Le sanzioni previste dal D.Lgs. 231/2001 includono pesanti sanzioni pecuniarie, calcolate in quote il cui importo può raggiungere cifre elevatissime, e sanzioni interdittive come il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione o la sospensione dell’attività. La sanzione più temibile, tuttavia, è la confisca del profitto del reato, che in casi di riciclaggio può estendersi al valore dei beni che costituiscono il prodotto dell’attività illecita. Questo significa che l’intero capitale o i beni aziendali di provenienza dubbia potrebbero essere oggetto di sequestro e successiva confisca.

Un’architettura di controllo come **Scudo231** è progettata specificamente per neutralizzare questo rischio patrimoniale. Nel momento in cui il sistema avesse rilevato il tentativo di immissione di capitale da una fonte ad alto rischio, avrebbe generato un dossier digitale completo, contenente la valutazione del rischio, le evidenze raccolte e la traccia informatica del blocco dell’operazione o delle misure di mitigazione adottate. In un eventuale procedimento 231 a carico dell’ente, questo dossier costituirebbe una prova tecnologica decisiva per dimostrare l’assenza di “colpa di organizzazione”. L’azienda sarebbe in grado di provare scientificamente di aver fatto tutto il possibile per prevenire il reato, isolando la responsabilità penale sulla persona fisica e proteggendo il patrimonio aziendale dal sequestro e dalla confisca, garantendo così la continuità operativa e la salvaguardia del valore per i soci non coinvolti nell’illecito.

Fonte: https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2026/07/24/in-procura-una-memoria-con-le-chat-delmastro-caroccia_52786888-166b-4b2f-af84-c2e334b2470a.html