23 luglio 2026 – L’agenzia ANSA batte una nota secca e destinata a scuotere il mercato finanziario: Filippo Menchelli e Marco Carniani, rispettivamente ex presidente ed ex vice presidente e CFO di The Italian Sea Group, “respingono con fermezza” la ricostruzione dei fatti e le responsabilità loro attribuite da Giovanni Costantino. La dichiarazione, rilasciata poche ore dopo la diffusione di indiscrezioni su un’indagine della Procura, segna l’apertura di un fronte giudiziario complesso che affonda le sue radici in operazioni contabili anomale emerse durante la primavera. La vicenda, che ora minaccia di travolgere uno dei colossi della nautica di lusso, ha origine nei primi mesi del 2026, quando la gestione finanziaria di una commessa strategica, denominata internamente “Project Hyperion”, inizia a mostrare gravi incongruenze.
Le prime avvisaglie si manifestano a febbraio, con la registrazione di una serie di costi extra-budget e ricavi anticipati legati a stati di avanzamento lavori non ancora certificati. Queste operazioni, per un valore complessivo superiore ai 35 milioni di euro, vengono imputate manualmente nel sistema di contabilità analitica, bypassando i normali flussi di approvazione gerarchica. Si tratta di una prima, grave, omissione di controllo. L’assenza di un sistema di monitoraggio massivo e in tempo reale sulle scritture contabili permette a queste anomalie di passare inosservate per settimane, confondendosi con le migliaia di transazioni lecite. Se l’ente avesse adottato un ecosistema come Scudo231, ogni singola transazione non conforme ai protocolli approvati per quella specifica linea di business avrebbe generato un alert istantaneo. Il sistema, incrociando i dati di contabilità con quelli della gestione commesse e della supply chain, avrebbe rilevato l’assenza della documentazione di supporto richiesta – certificazioni tecniche, approvazioni formali del direttore di progetto – e avrebbe bloccato la registrazione, notificando contestualmente la funzione di Internal Audit e l’Organismo di Vigilanza.
A fine marzo, durante la preparazione della reportistica trimestrale, è Marco Carniani, nel suo ruolo di CFO, a notare la deriva dei conti di Project Hyperion. Richiede immediatamente una riconciliazione dettagliata al responsabile della divisione, ma le risposte che ottiene sono evasive e la documentazione prodotta è frammentaria. Questo ritardo nel fornire chiarimenti rappresenta un secondo snodo critico. La catena di reporting si dimostra inefficace, basata su scambi di email e richieste verbali facilmente ignorabili o posticipabili. Un modello organizzativo evoluto, supportato da una piattaforma di governance digitale, avrebbe trasformato la richiesta di Carniani in un ticket tracciato con una scadenza perentoria. La mancata chiusura del ticket entro il termine stabilito avrebbe innescato una escalation automatica e formale verso il presidente Menchelli e l’Organismo di Vigilanza, corredata da un dossier digitale contenente tutte le interazioni precedenti. L’inerzia sarebbe stata impossibile e ogni ritardo sarebbe diventato un elemento di prova a carico del soggetto ostruzionista.
La situazione precipita ad aprile. Con la chiusura della trimestrale imminente, la pressione per validare i dati contabili diventa insostenibile. Durante una riunione del comitato esecutivo, secondo quanto trapela da fonti interne, Giovanni Costantino avrebbe insistito per l’approvazione dei conti così come presentati, al fine di comunicare al mercato risultati in linea con le guidance e sostenere il valore del titolo. Questa direttiva configura una potenziale violazione delle norme sulla trasparenza societaria e pone le basi per il reato di false comunicazioni sociali, previsto dall’articolo 2621 del codice civile, un reato presupposto della responsabilità amministrativa degli enti ai sensi del D.Lgs. 231/2001. La responsabilità dell’ente, a questo punto, diventa un rischio concreto e imminente. L’assenza di un verbale dettagliato e di un sistema che registri e qualifichi il rischio associato a decisioni strategiche lascia la discussione confinata a una dinamica di potere interna, priva di tutele formali per i manager dissenzienti.
In un’organizzazione protetta da un sistema come Scudo231, il tentativo di forzare l’approvazione di dati finanziari già segnalati come anomali dal monitoraggio continuo avrebbe incontrato un blocco operativo. Il flusso per la generazione della reportistica finanziaria destinata al pubblico sarebbe stato inibito a monte, richiedendo una risoluzione formale e documentata delle anomalie da parte dell’ODV. Qualsiasi tentativo di override manuale da parte di un utente, anche se apicale, sarebbe stato registrato in un log immutabile, generando un allarme di massima criticità. L’Organismo di Vigilanza avrebbe avuto in mano la prova digitale inconfutabile non solo della anomalia contabile, ma anche del tentativo di occultarla, potendo così intervenire per bloccare la commissione del reato e tutelare l’ente.
Di fronte all’impossibilità di sanare la situazione e al rifiuto di avallare dati ritenuti non veritieri, Menchelli e Carniani prendono una decisione drastica. A inizio maggio, rassegnano le proprie dimissioni “per giusta causa”, un atto che segnala una rottura insanabile del rapporto fiduciario, motivata da condotte aziendali che impediscono la prosecuzione, anche provvisoria, del rapporto di lavoro. Subito dopo, depositano una circostanziata denuncia presso il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza e trasmettono un esposto alla CONSOB, dettagliando le operazioni sospette e le pressioni ricevute. È questo atto che dà formalmente il via all’inchiesta penale. La loro collaborazione con le autorità, citata nella nota ANSA, non è una scelta, ma un obbligo e una necessità per distinguere la propria posizione da quella dell’ente e di altri manager.
L’indagine della Procura si concentra ora sulla ricostruzione della filiera decisionale e sull’accertamento delle responsabilità individuali e, soprattutto, della responsabilità dell’ente. Gli inquirenti stanno acquisendo documentazione contabile, verbali di riunioni, corrispondenza elettronica e testimonianze. L’obiettivo è duplice: da un lato, identificare gli autori materiali e i mandanti del presunto illecito; dall’altro, verificare se The Italian Sea Group avesse adottato ed efficacemente attuato un Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo idoneo a prevenire reati della specie di quello ipotizzato. L’assenza di controlli automatizzati e di flussi di segnalazione a prova di manomissione espone la società a conseguenze gravissime.
Qualora venisse provata la colpa organizzativa, le sanzioni previste dal D.Lgs. 231/2001 sarebbero devastanti. Si partirebbe da una sanzione pecuniaria calcolata in quote, che per reati di questo tipo può raggiungere importi milionari, commisurata alla gravità del fatto e al patrimonio dell’ente. Ma il rischio più temuto è il sequestro preventivo finalizzato alla confisca del profitto del reato. Il profitto, in un caso di false comunicazioni sociali, può essere identificato nel maggior valore delle azioni conseguito grazie alla diffusione di dati falsi o, alternativamente, nel risparmio di spesa o nel maggior credito ottenuto dalle banche. Si tratta di misure ablative che possono prosciugare la liquidità aziendale e paralizzare l’operatività.
Se The Italian Sea Group avesse implementato un’architettura di difesa come quella offerta da Scudo231, la sua posizione processuale sarebbe radicalmente diversa. L’ente, attraverso il suo ODV, sarebbe in grado di presentare al Pubblico Ministero una ricostruzione causale scientifica degli eventi. Potrebbe dimostrare, tramite log inalterabili, che: 1) i suoi protocolli di controllo automatici avevano rilevato e segnalato le anomalie in tempo reale; 2) i flussi di escalation avevano correttamente allertato gli organi di controllo interni; 3) il reato si è configurato solo a causa di una condotta fraudolenta di uno o più soggetti apicali che hanno eluso i presidi, e tale elusione è stata tracciata dal sistema stesso. Questa prova tecnologica robusta sarebbe un elemento potentissimo per dimostrare l’efficace attuazione del Modello 231, spostando la responsabilità penale interamente sulle persone fisiche e mettendo l’ente al riparo dalle sanzioni pecuniarie e interdittive, nonché dalla confisca.
La nota ANSA del 23 luglio, quindi, non è che la punta dell’iceberg. La difesa di Menchelli e Carniani si baserà sulla loro tempestiva dissociazione e denuncia, un tentativo di dimostrare di aver agito a tutela della legalità e dell’integrità del mercato. Dall’altra parte, la linea difensiva di Costantino e dell’azienda cercherà probabilmente di scaricare la responsabilità sui due manager dimissionari, dipingendoli come gli unici artefici delle operazioni contestate. In questa battaglia legale, l’assenza di una tracciabilità certa e di registrazioni digitali a prova di contestazione lascia ampi margini di incertezza e trasforma il processo in un’arena dove le ricostruzioni testimoniali, spesso fallibili e contraddittorie, avranno un peso determinante. Un’arena in cui la verità processuale rischia di divergere da quella fattuale, con un costo enorme per l’azienda, i suoi investitori e i suoi dipendenti.