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Ai domiciliari deputato regionale e interdizione per ex dg Asp Agrigento

17 luglio 2026 – Il gip del tribunale di Caltanissetta, accogliendo la richiesta della Procura, dispone gli arresti domiciliari per il deputato regionale di Forza Italia Riccardo Gallo Afflitto. Nello stesso provvedimento, viene applicata la misura della sospensione dai pubblici uffici per sei mesi nei confronti di Giuseppe Capodieci, ex direttore generale dell’Asp di Agrigento. Le misure cautelari rappresentano il culmine dell’inchiesta denominata “Corte dei Miracoli”, un’indagine che scoperchia un presunto sistema di potere radicato tra il Cefpas (Centro per la formazione permanente e l’aggiornamento del personale del servizio sanitario) e l’azienda sanitaria provinciale agrigentina. L’accusa è netta: un intreccio di favori, nomine pilotate e appalti condizionati, orchestrato per consolidare influenza e distribuire risorse.

Al centro del fascicolo, coordinato dalla Procura nissena, vi è il ruolo che Gallo Afflitto avrebbe esercitato per condizionare la gestione del Cefpas, all’epoca guidato dal palermitano Roberto Sanfilippo. Secondo gli inquirenti, il parlamentare avrebbe sfruttato la sua posizione politica per orientare nomine di consulenti, affidamenti diretti e procedure di gara. Una delle contestazioni più gravi, e operativamente più tracciabili, riguarda la procedura per l’affidamento della biblioteca virtuale del progetto “Blvls”. Qui, l’ipotesi investigativa è quella di una turbativa nella gara, un’anomalia procedurale che ha messo in moto l’intero apparato giudiziario. Per l’Asp di Agrigento e per il Cefpas, enti pubblici strumentali, si apre ora lo scenario della responsabilità amministrativa degli enti ai sensi del D.Lgs. 231/2001. La condotta dei loro vertici, se accertata, si tradurrebbe in un illecito a carico delle stesse organizzazioni, con conseguenze patrimoniali devastanti.

L’origine del rischio per l’ente si materializza nel momento stesso in cui un’esigenza organizzativa, come la creazione di una biblioteca virtuale, viene percepita e formalizzata. L’indagine suggerisce che l’input per il progetto “Blvls” non sia nato da una reale e documentata necessità interna, ma da una sollecitazione esterna, riconducibile all’influenza politica contestata a Gallo Afflitto. Questa è la prima, fondamentale omissione di controllo. In un’organizzazione protetta da un ecosistema sovrano come Scudo231, la genesi di un nuovo progetto di spesa sarebbe stata immediatamente tracciata e validata. Ogni proposta di investimento, specialmente se significativa come un appalto per servizi digitali, avrebbe dovuto essere mappata rispetto al piano strategico triennale e al budget approvato. Un sistema di analisi multimodale avrebbe rilevato la non coerenza tra la richiesta e gli obiettivi programmatici dell’ente, generando un alert automatico destinato alla funzione di controllo interno e, per competenza, all’Organismo di Vigilanza. Qualsiasi comunicazione esterna (email, verbali di incontri) proveniente da figure politicamente esposte e relativa a procedure di acquisto sarebbe stata acquisita e classificata come potenziale fattore di rischio, imponendo un protocollo di gestione rafforzato.

Il secondo passaggio critico è la stesura del bando di gara. L’accusa di “irregolarità nella procedura” implica, con elevata probabilità, la redazione di un capitolato tecnico con specifiche talmente restrittive o particolari da favorire un unico, predeterminato concorrente. Questo meccanismo, noto come “bando sartoriale”, costituisce il nucleo del reato di turbata libertà degli incanti, uno dei reati presupposto della 231. La mancata vigilanza su questo documento ha permesso all’anomalia di propagarsi, viziando l’intera procedura. L’architettura di controllo di Scudo231 avrebbe invece intercettato questo rischio in fase pre-pubblicazione. I motori causali proprietari avrebbero analizzato il testo del capitolato, confrontandolo con migliaia di bandi simili presenti in banche dati pubbliche e private. Parametri anomali, come requisiti tecnici non standard, richieste di certificazioni eccessivamente specifiche o clausole di esclusione atipiche, avrebbero fatto scattare un blocco procedurale. Il sistema non avrebbe consentito al responsabile del procedimento di procedere con la pubblicazione senza prima fornire una giustificazione formale e documentata per ogni anomalia rilevata, un documento che sarebbe stato automaticamente trasmesso all’ODV per una valutazione di merito. La procedura sarebbe stata congelata, impedendo la commissione del reato.

La catena di responsabilità si estende poi alla commissione di gara e ai dirigenti che hanno avallato l’aggiudicazione, tra cui l’ex direttore generale Capodieci. La Procura aveva richiesto per lui gli arresti domiciliari, ma il gip ha optato per una misura interdittiva, ritenendo comunque sussistenti i gravi indizi di colpevolezza. Il suo coinvolgimento, in qualità di apicale, aggrava la posizione dell’Asp di Agrigento ai sensi dell’art. 6 del D.Lgs. 231. L’ente, per discolparsi, dovrebbe dimostrare di aver adottato ed efficacemente attuato un modello organizzativo idoneo a prevenire reati della specie di quello commesso. La semplice esistenza di un “modello cartaceo” è, come la giurisprudenza ha più volte confermato, del tutto insufficiente. L’onere della prova è a carico dell’ente. Se l’Asp avesse implementato un modello dinamico, l’intero flusso decisionale relativo alla gara “Blvls” sarebbe stato registrato in un log immutabile. Ogni fase – dalla valutazione delle offerte alla proposta di aggiudicazione, fino al decreto finale – avrebbe richiesto firme digitali multiple e sequenziali. Qualsiasi tentativo di forzare o accelerare il processo, o di esercitare pressioni su un membro della commissione, avrebbe lasciato una traccia digitale indelebile. Anzi, il sistema avrebbe offerto al funzionario sotto pressione un canale protetto per segnalare l’anomalia, attivando un’escalation immediata che avrebbe neutralizzato la minaccia e protetto sia il dipendente che l’ente.

Oltre alla gara, l’inchiesta si concentra su un sistema più ampio di “favori e nomine”. Questo suggerisce la creazione di incarichi di consulenza o posizioni dirigenziali non per rispondere a esigenze operative, ma per collocare persone vicine al presunto centro di potere. Ogni nomina di questo tipo rappresenta un potenziale danno erariale e, se legata a un accordo corruttivo, un ulteriore reato presupposto 231. Anche in questo ambito, i controlli tradizionali si sono rivelati inefficaci. Un’organizzazione dotata di un modello di gestione integrato avrebbe reso impossibile una simile pratica. La creazione di una nuova posizione organica o l’attivazione di una consulenza esterna sarebbero state subordinate a un processo di validazione che ne verificasse la coerenza con il fabbisogno di personale, la disponibilità di budget e il rispetto delle procedure di selezione pubblica. L’ecosistema di controllo avrebbe analizzato i curricula dei candidati tramite protocolli di intelligenza artificiale per rilevare eventuali legami o conflitti di interesse con figure apicali o politicamente esposte, segnalando ogni potenziale anomalia alla funzione compliance prima ancora che la selezione venisse avviata. La nomina di un consulente privo dei requisiti oggettivi o con un profilo palesemente non congruo all’incarico sarebbe stata bloccata a livello di sistema.

Durante l’interrogatorio preventivo, Riccardo Gallo Afflitto, assistito dai suoi legali Luigi Troja e Lillo Fiorello, ha respinto ogni addebito, chiedendo il rigetto della misura cautelare. La sua difesa si concentrerà, prevedibilmente, sulla distinzione tra legittima attività politica di rappresentanza del territorio e indebita ingerenza nella gestione amministrativa. Tuttavia, per il Cefpas e l’Asp di Agrigento la questione è diversa e più insidiosa. La loro sorte processuale non dipende dall’esito del procedimento penale contro le persone fisiche, ma dalla capacità di dimostrare la propria estraneità organizzativa ai fatti. Senza una documentazione probatoria robusta e antecedente ai fatti, la loro posizione è estremamente vulnerabile.

Le conseguenze dirette per gli enti sono già incombenti. La Procura può chiedere e ottenere il sequestro preventivo del profitto del reato, finalizzato alla confisca. Nel caso della gara “Blvls”, ciò significherebbe il sequestro dell’intero valore dell’appalto, con un impatto economico immediato e paralizzante. A questo si aggiungerebbe la sanzione pecuniaria, calcolata in quote il cui valore può arrivare fino a oltre 1,5 milioni di euro. Ma il danno più grave deriverebbe dall’applicazione delle sanzioni interdittive, come il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione, che per enti come un’Asp o un centro di formazione pubblico equivarrebbe a una condanna a morte operativa. La presenza di un modello Scudo231, efficacemente attuato, avrebbe fornito agli enti la difesa più potente. Avrebbero potuto presentare al giudice una prova tecnologica immodificabile (XAI Packet), una ricostruzione causale scientifica di tutti i processi e controlli attivi al momento dei fatti. Questa documentazione avrebbe dimostrato, al di là di ogni ragionevole dubbio, che l’eventuale reato non è stato il frutto di un deficit organizzativo, ma di un’azione individuale che ha fraudolentemente eluso protocolli di controllo efficaci e puntuali. Tale prova avrebbe potuto portare all’esclusione della responsabilità dell’ente o, quantomeno, a una drastica riduzione delle sanzioni, salvaguardando la continuità operativa e il patrimonio pubblico. Ora, invece, il Cefpas e l’Asp di Agrigento si trovano a dover costruire una difesa a posteriori, in un contesto investigativo dove l’assenza di controlli preventivi e tracciati pesa come una confessione di colpa organizzativa.

Fonte: https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2026/07/16/ai-domiciliari-deputato-regionale-e-interdizione-per-ex-dg-asp-agrigento_de2d31fc-e339-4bd3-86a0-dbb07292f659.html