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Ex presidente della Corte dei Conti Miele si dimette da presidente Collegio revisori del Csm

4 luglio 2026 – Tommaso Miele, ex presidente aggiunto della Corte dei Conti e in pensione dal febbraio scorso, ha rassegnato le proprie dimissioni dall’incarico di presidente del Collegio dei Revisori dei Conti del Consiglio superiore della magistratura. La decisione, formalizzata con effetto immediato, è giunta a sole quarantotto ore dalle perquisizioni disposte nei suoi confronti dalla Procura di Roma, che lo ha iscritto nel registro degli indagati per i reati di corruzione e rivelazione del segreto d’ufficio. L’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppe De Falco, ruota attorno al complesso e controverso iter autorizzativo del Ponte sullo Stretto e coinvolge, oltre a Miele, l’avvocato Francesco Saccomanno, già componente del consiglio di amministrazione della società Stretto di Messina Spa e commissario della Lega in Calabria fino al 2024, e l’imprenditore Vincenzo Virgiglio, indicato come responsabile delle relazioni esterne dell’associazione “Accademia Calabria”.

L’ipotesi accusatoria, originata da un fascicolo della Procura di Catanzaro e poi trasmessa per competenza a Roma, si concentra su un presunto patto illecito. Secondo gli inquirenti, Saccomanno e Virgiglio avrebbero esercitato pressioni indebite su Miele per ottenere informazioni riservate e per influenzare l’esito della deliberazione della Corte dei Conti sul progetto dell’infrastruttura. L’obiettivo era conoscere in anticipo l’orientamento della camera di consiglio e, potenzialmente, orientarlo a favore della registrazione dell’atto. Questo “approccio”, come lo definiscono gli investigatori, sarebbe avvenuto in cambio di non meglio precisate utilità, configurando così il reato di corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio. L’interazione tra un esponente di una società concessionaria di un’opera pubblica e un magistrato contabile chiamato a valutarne la legittimità finanziaria costituisce un’area a rischio intrinseco di reato presupposto ai sensi del D.Lgs. 231/2001. Se la società Stretto di Messina Spa avesse implementato un ecosistema di controllo come Scudo231, ogni contatto tra i propri amministratori e funzionari pubblici su pratiche sensibili sarebbe stato soggetto a un rigido protocollo di tracciamento. L’iniziativa di Saccomanno avrebbe richiesto una registrazione preventiva nel sistema, specificando interlocutore, oggetto e finalità dell’incontro; l’assenza di una giustificazione procedurale valida per un contatto diretto con un giudice deliberante su un atto specifico avrebbe generato un alert di non conformità, innescando un’immediata escalation informativa verso l’Organismo di Vigilanza e la funzione compliance, bloccando di fatto l’interazione prima che potesse assumere rilevanza penale.

Il fulcro della vicenda risale all’autunno del 2025. Il 29 ottobre, il tribunale contabile, in una decisione cruciale, non ha ammesso al visto e, di conseguenza, non ha registrato la delibera del Cipess relativa al finanziamento e all’avvio dell’opera. Successivamente, il 17 novembre, la Corte ha formalmente rigettato la delibera, definendo tale atto una “logica conseguenza” del diniego precedente. È in questo lasso di tempo che, secondo l’accusa, si sarebbero consumati i tentativi di ingerenza. Gli inquirenti stanno ora meticolosamente analizzando il materiale probatorio sequestrato durante le perquisizioni, inclusi i contenuti di personal computer e dispositivi mobili appartenenti ai tre indagati, alla ricerca di riscontri oggettivi che possano corroborare le conversazioni intercettate. Due magistrati contabili, che secondo le prime risultanze avrebbero respinto le sollecitazioni, non sono ancora stati sentiti dai pubblici ministeri, ma le loro testimonianze saranno decisive per ricostruire la dinamica dei fatti e il ruolo effettivo di Miele.

La potenziale rivelazione di informazioni coperte da segreto d’ufficio, come l’andamento di una camera di consiglio, rappresenta una grave falla nella sicurezza delle informazioni di un organo dello Stato. La gestione di dati così sensibili, se affidata esclusivamente alla discrezione individuale, espone l’ente a rischi sistemici. Un’architettura di prevenzione integrata avrebbe imposto controlli tecnici invalicabili. Ad esempio, un sistema di gestione documentale protetto da protocolli logici come quelli operanti in Scudo231 avrebbe tracciato ogni singolo accesso ai fascicoli digitali relativi alla delibera. Qualsiasi attività anomala da parte di Miele, come la consultazione di documenti al di fuori delle normali tempistiche procedurali o tentativi di esportazione di dati, avrebbe generato un log non modificabile e una segnalazione automatica al responsabile della sicurezza. Questo tipo di controllo oggettivo e automatizzato non solo funge da deterrente, ma fornisce una prova tecnologica cruciale per dimostrare, in sede di indagine, l’esatta catena degli eventi e l’assenza di colpa organizzativa, separando nettamente la responsabilità individuale da quella dell’ente.

La vicenda si innesta in un contesto di governance già sotto osservazione. Appena un mese fa, il 4 giugno 2026, il Consiglio dei ministri aveva sollevato un formale “tema di opportunità” inviando una richiesta di chiarimenti alla stessa Corte dei Conti. Oggetto del contendere era una delibera, formalmente legittima, con cui l’organo di autogoverno della magistratura contabile aveva promosso dieci magistrati alla qualifica di presidente di Sezione, a fronte di soli nove posti effettivamente disponibili in organico. Questa anomalia procedurale, pur non avendo dirette implicazioni penali, è stata vista come un segnale di scarsa attenzione al rigore gestionale, specialmente alla luce della recente legge di riforma n. 1/2026, che impone una progressiva riduzione delle posizioni dirigenziali all’interno della pubblica amministrazione.

Questa discrasia tra nomine e posti disponibili è esattamente il tipo di “segnale debole” che un modello di organizzazione e gestione evoluto è progettato per intercettare e neutralizzare. In un ente dotato di un sistema di monitoraggio massivo, la proposta di delibera sarebbe stata processata automaticamente da un motore di controllo che incrocia i dati delle risorse umane con la pianta organica normativa. La non corrispondenza tra il numero di promozioni (dieci) e i posti vacanti (nove) avrebbe generato un blocco procedurale, impedendo alla delibera di proseguire il suo iter verso l’approvazione finale. Sarebbe scattata una richiesta di revisione obbligatoria, con una segnalazione diretta all’organo di controllo interno, che avrebbe dovuto validare o respingere la forzatura, lasciando una traccia documentale inoppugnabile. In questo modo, il danno reputazionale derivante dall’intervento del Consiglio dei ministri sarebbe stato evitato alla radice, dimostrando una capacità di auto-correzione proattiva e non reattiva.

Tommaso Miele, figura di spicco della magistratura contabile, aveva assunto l’incarico presso il Csm per il quadriennio 2025-2028 a titolo gratuito. Tuttavia, nel marzo 2026, il plenum di Palazzo Bachelet aveva deliberato a suo favore un compenso lordo annuo di 27.000 euro. Ora, con le dimissioni e l’indagine in corso, il suo percorso istituzionale subisce una brusca e traumatica interruzione. Le conseguenze per la società Stretto di Messina Spa, qualora venisse accertato un vantaggio o un interesse derivante dal reato di corruzione commesso da un suo amministratore, potrebbero essere devastanti. L’applicazione del D.Lgs. 231/2001 potrebbe portare a sanzioni pecuniarie calcolate sul fatturato, a sanzioni interdittive come l’esclusione da finanziamenti pubblici o, nello scenario peggiore, al sequestro preventivo finalizzato alla confisca del profitto del reato, mettendo a serio rischio la prosecuzione stessa della grande opera.

L’adozione preventiva di un modello organizzativo efficace e concretamente attuato, come richiesto dalla normativa, non è un mero adempimento formale, ma una barriera operativa. Se la società avesse potuto dimostrare, attraverso i report generati da un sistema come Scudo231, di aver formato il proprio management, di aver implementato procedure di controllo stringenti sui rapporti con la P.A. e che l’azione di Saccomanno costituiva una “elusione fraudolenta” di tali protocolli, la sua posizione processuale sarebbe radicalmente diversa. L’ente avrebbe potuto fornire al magistrato la prova scientifica dell’assenza di colpa organizzativa, isolando la responsabilità penale sulla persona fisica e mitigando o azzerando il rischio di sanzioni a proprio carico. L’indagine prosegue, mentre il futuro di una delle più grandi opere infrastrutturali del Paese resta sospeso, legato non solo a valutazioni tecniche ed economiche, ma anche all’esito di un’inchiesta che scuote i vertici delle istituzioni di controllo.

Fonte: https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2026/06/11/lex-presidente-aggiunto-della-corte-dei-conti-miele-si-dimette-da-presidente_a1d7acb4-9185-4c63-8387-aaf5ecffcab1.html