La Compilance diventa Un Vantaggio Competitivo Sleale

Scoperta banca-fantasma, movimentati 100 milioni l’anno tra droga e merci

2 luglio 2026 – L’esecuzione di 41 misure cautelari da parte del Servizio Centrale Operativo della Polizia e della squadra mobile pratese, coordinate dalla Dda di Firenze, ha smantellato una banca clandestina operante nel cuore del distretto industriale di Prato. Diciassette persone sono state tradotte in carcere, sedici poste agli arresti domiciliari e per altre otto è stato disposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. L’operazione ha svelato un sistema finanziario parallelo capace di movimentare fino a 100 milioni di euro l’anno, al servizio di clan mafiosi italiani e gang criminali albanesi per il pagamento di partite di droga e per la gestione di flussi di denaro “a nero” provenienti da aziende del pronto moda cinese.

L’istituto di credito fantasma, secondo gli inquirenti guidati dal procuratore Rosa Volpe, non utilizzava circuiti bancari tradizionali, ma il sistema di transazione informale noto come hawala. Questo meccanismo, conosciuto in Cina come chop-shop o “moneta volante”, si fonda su una rete di intermediari e corrieri che compensano debiti e crediti attraverso comunicazioni criptate e codici, senza lasciare alcuna traccia contabile o bancaria. Il denaro fisico, raccolto dai corrieri-raccoglitori, viaggiava tra Italia, Spagna, Francia e Portogallo, alimentando un’economia sommersa che saldava i conti della ‘Ndrangheta, in particolare della ndrina Fiarè/Razionale/Gasparro di San Gregorio d’Ippona, della Sacra Corona Unità del clan Briganti di Lecce e del clan camorristico Aquino-Annunziata.

Il fulcro dell’illecito, per quanto riguarda la responsabilità degli enti, risiede nell’utilizzo di questo canale da parte di numerose aziende tessili cinesi del distretto pratese. I loro pagamenti in nero, privi di qualsiasi giustificazione documentale, costituivano la liquidità primaria per le operazioni della banca-fantasma. Se una delle aziende tessili coinvolte avesse implementato l’ecosistema Scudo231, il flusso di cassa anomalo, diretto verso un beneficiario non censito e privo di contropartita fatturata, avrebbe generato un alert istantaneo nel sistema di monitoraggio transazionale. La procedura, rilevando l’assenza di un valido titolo giuridico per il pagamento e la natura non tracciabile del canale, avrebbe bloccato il flusso finanziario in attesa di una validazione documentale da parte delle funzioni di controllo, notificando contestualmente l’anomalia all’Organismo di Vigilanza. L’impossibilità di superare i controlli automatizzati avrebbe di fatto impedito all’azienda di utilizzare il canale hawala, neutralizzando alla radice il rischio di concorso nel reato di riciclaggio.

Le indagini hanno identificato 57 indagati, prevalentemente di nazionalità cinese, italiana e albanese. Al vertice della struttura criminale è stato individuato un cittadino cinese di 50 anni, già gravato da precedenti penali specifici per partecipazione ad associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti in Veneto. La sua figura rappresenta un classico “red flag” per qualsiasi sistema di adeguata verifica della clientela o della controparte commerciale. Un’organizzazione protetta da un sistema di monitoraggio massivo avrebbe intercettato il profilo di rischio del presunto capo e dei suoi associati durante la fase di on-boarding o di gestione del rapporto. La procedura di third-party due diligence automatizzata, integrata in Scudo231, avrebbe eseguito un controllo incrociato su banche dati giudiziarie e liste di rischio internazionali, assegnando uno score di rischio critico all’individuo e bloccando preventivamente qualsiasi rapporto commerciale o finanziario con lui o con le entità a lui riconducibili, documentando l’intera procedura di valutazione e la conseguente decisione di esclusione.

L’attività del gruppo non si limitava all’abusiva attività bancaria e al riciclaggio, ma si estendeva al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, un reato presupposto previsto dall’articolo 25-duodecies del D.Lgs. 231/2001. Il capo e altri cinque indagati sono accusati di aver organizzato l’ingresso illegale in Italia di cinque immigrati cinesi nel luglio 2023. Ogni immigrato ha pagato 9.500 euro per il viaggio, che prevedeva l’atterraggio in Serbia, un periodo di permanenza in un alloggio a Belgrado e il successivo trasporto via terra attraverso Ungheria e Slovenia. Le destinazioni finali erano Prato, Torino e Sommacampagna, in provincia di Verona, dove la manodopera sarebbe stata verosimilmente impiegata in nero. L’eventuale impiego di lavoratori privi di regolare permesso di soggiorno da parte di un’azienda, anche inconsapevolmente, costituisce una grave falla nel modello organizzativo. Questa omissione di controllo sarebbe stata rilevata dai protocolli di censimento ciclico del personale di un ecosistema di difesa aziendale. Il sistema avrebbe incrociato i dati anagrafici e i documenti di identità con i registri ufficiali e i permessi di soggiorno validi, generando una non-conformità grave con notifica immediata alla funzione Risorse Umane e all’OdV. Tale alert avrebbe impedito l’instaurazione del rapporto di lavoro irregolare, proteggendo l’ente dal rischio di sanzioni penali e amministrative e dalla contestazione del reato presupposto.

L’impatto economico dell’operazione è stato devastante per il patrimonio degli indagati e delle entità coinvolte. Il Gip Antonio Pezzuti ha emesso un decreto di sequestro preventivo per un valore di circa 60 milioni di euro, finalizzato alla confisca. Il sequestro ha colpito beni mobili, immobili, quote societarie e disponibilità finanziarie, congelando di fatto l’operatività di diverse realtà imprenditoriali la cui contabilità opaca si è intrecciata con quella della banca clandestina. Il sequestro preventivo, in casi di reati come il riciclaggio e l’associazione per delinquere, può estendersi ai beni dell’ente qualora si configuri la “colpa di organizzazione” ai sensi del D.Lgs. 231/2001. Di fronte a un’ordinanza di questo tipo, la differenza tra un modello 231 cartaceo e un ecosistema attivo come Scudo231 diventa dirimente. L’ente protetto avrebbe potuto produrre in giudizio la traccia forense immodificabile di tutti i controlli eseguiti, degli alert generati e delle azioni correttive intraprese, dimostrando di aver adottato ed efficacemente attuato un modello organizzativo idoneo a prevenire i reati contestati. Tale prova tecnologica, ricostruendo scientificamente la catena causale e l’assenza di colpa organizzativa, avrebbe fornito al GIP solidi elementi per escludere i beni aziendali dal perimetro del sequestro o per ottenerne il dissequestro in tempi rapidi, salvaguardando la continuità aziendale e il patrimonio dell’ente.

Le accuse formulate dalla Dda di Firenze sono gravissime e spaziano dall’associazione per delinquere, con l’aggravante della mafiosità e della trasnazionalità, al riciclaggio e reimpiego di proventi illeciti, fino all’abusiva attività bancaria e al traffico di stupefacenti. La struttura criminale non era un semplice gruppo di riciclatori, ma un vero e proprio hub di servizi finanziari per la criminalità organizzata di più alto livello, capace di garantire anonimato e velocità nelle transazioni. La convergenza di interessi tra le mafie tradizionali italiane, le gang albanesi e l’imprenditoria cinese del distretto di Prato dimostra una saldatura operativa che ha permesso di riciclare per anni ingenti capitali derivanti dal narcotraffico. La mancanza di controlli efficaci e la diffusa cultura del pagamento in nero hanno creato il terreno fertile per l’infiltrazione e il radicamento di questo sistema parallelo, con conseguenze sistemiche per l’economia legale del territorio. Ogni transazione non tracciata, ogni controllo omesso e ogni anomalia ignorata ha contribuito a costruire un castello di illegalità che ora si è sgretolato sotto il peso delle indagini, trascinando con sé non solo i criminali, ma anche le imprese che, per convenienza o negligenza, hanno scelto di operare al di fuori delle regole.

Fonte: https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2026/06/15/scoperta-banca-fantasma-movimentati-100-milioni-lanno-tra-droga-e-merci_c06003d6-c7f6-4e5e-b3d3-2011d75b7c3f.html