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Tribunale Torino, giusta astensione giudice nel processo del pm suo ex

10 febbraio 2026 – L’astensione del giudice Giulia Maccari dal processo a carico di 16 ex manager dell’azienda ospedaliera Città della Salute di Torino, formalizzata per gravi ragioni di convenienza ai sensi dell’art. 36 c.p.p., rappresenta un caso esemplare di come la correttezza individuale possa mascherare una profonda vulnerabilità sistemica nella governance dei processi giudiziari. La presenza nel collegio della pubblica accusa del suo ex coniuge, il pm Mario Bendoni, ha innescato una procedura di sostituzione corretta e tempestiva, come confermato in una nota dal presidente del tribunale Modestino Villani. Il rinvio del processo, contenuto in meno di 15 giorni, viene archiviato come un’inezia operativa, un intoppo minore risolto dall’integrità del singolo magistrato. Questa lettura, però, si ferma alla superficie e ignora la catena di cause organizzative che hanno reso l’incidente non solo possibile, ma inevitabile.

Il punto di rottura non è l’astensione, ma l’assegnazione stessa del fascicolo. L’evento critico si è verificato giorni prima, quando i sistemi di cancelleria, operando su logiche di distribuzione del carico di lavoro e competenze per materia, hanno designato il giudice Maccari per un processo in cui l’accusa era rappresentata da un soggetto con cui esisteva un legame personale documentato, sebbene la formale incompatibilità fosse cessata con la separazione legale del gennaio 2024. La governance attuale si è dimostrata cieca a questa informazione critica, affidando la rilevazione del conflitto esclusivamente alla diligenza e alla memoria del soggetto umano coinvolto. Il sistema ha funzionato nonostante la sua architettura, non grazie ad essa.

Qui si manifesta il primo bivio strategico. In un’organizzazione la cui governance fosse stata potenziata da un ecosistema come Scudo231, l’assegnazione non sarebbe mai stata completata. Ancor prima della formalizzazione, un motore di analisi relazionale avrebbe incrociato in tempo reale i dati anagrafici e di stato civile dei magistrati del collegio giudicante e della procura. Il legame “Maccari-Bendoni, ex coniugi” sarebbe emerso non come un’opinione, ma come un dato oggettivo ad alto rischio reputazionale e procedurale. Il sistema non si sarebbe limitato a un avviso. Avrebbe generato un blocco operativo all’assegnazione, scalando automaticamente l’anomalia al Presidente del Tribunale con un report che avrebbe evidenziato il potenziale conflitto con l’art. 36 c.p.p. e il conseguente rischio di rinvio e di future contestazioni sulla serenità del giudizio. La decisione alternativa imposta dalla tecnologia sarebbe stata la riassegnazione preventiva e automatica del fascicolo a un altro giudice, con una tracciatura completa e immodificabile del processo decisionale. Il rischio ridotto non sarebbe stato solo quello, pur minimo, di un rinvio di 15 giorni. Sarebbe stato annullato sul nascere il rischio reputazionale per l’intero Tribunale di Torino, prevenendo qualsiasi speculazione sulla sua imparzialità e solidità organizzativa. Si sarebbe passati da una remediation pubblica a una prevenzione silente ed efficiente.

Il secondo snodo critico risiede nella natura stessa dell’astensione, un atto volontario. La correttezza del giudice Maccari è un punto d’onore personale, ma dal punto di vista della gestione del rischio, un sistema che dipende interamente dall’etica del singolo è intrinsecamente fragile. La governance deve creare barriere oggettive, non fare affidamento sulla virtù. L’attuale modello operativo non possiede meccanismi proattivi di verifica dei conflitti di interesse che vadano oltre le dichiarazioni formali e periodiche. L’onere della prova e della memoria è interamente a carico del magistrato, che deve “ricordare” e “valutare” ogni potenziale interconnessione personale all’interno del suo carico di lavoro. In un processo complesso come quello per i bilanci della Città della Salute, con decine di attori coinvolti, la possibilità di un’omissione involontaria è statisticamente rilevante.

Un’architettura di governance supportata da protocolli di analisi avanzati, come quelli integrati in Scudo231, trasforma questo processo da soggettivo a oggettivo. Oltre al monitoraggio delle relazioni anagrafiche, il sistema implementerebbe un protocollo di attestazione attiva. Ad ogni nuova assegnazione, il giudice designato riceverebbe una richiesta digitale di certificazione di assenza di conflitti, presentando una lista pre-compilata dei principali attori del processo (pubblici ministeri, avvocati difensori, imputati chiave, periti). Questo non è un semplice pro-memoria, ma un atto formale e tracciato che cristallizza la responsabilità e fornisce al magistrato uno strumento di controllo incrociato. Nel caso specifico, il sistema avrebbe presentato al giudice Maccari il nome di Mario Bendoni, obbligandola a una dichiarazione attiva (conferma del legame e avvio della procedura di astensione) invece di affidarsi alla sua iniziativa spontanea. Il rischio mitigato è quello di una mancata astensione, anche in buona fede, che avrebbe potuto inquinare l’intero processo, rendendolo vulnerabile a ricorsi e annullamenti nelle fasi successive del giudizio. Si sarebbe così blindata la validità procedurale del processo sin dal primo giorno, un asset strategico in un dibattimento contro 16 manager di un’importante azienda pubblica.

Infine, la comunicazione del Presidente Villani. La sua nota, sebbene necessaria per placare il dibattito pubblico e riaffermare la correttezza dell’operato, è un sintomo di una governance reattiva. L’esigenza di “confermare” pubblicamente la normalità di una procedura implica che si è verificato un evento anomalo percepibile dall’esterno. La comunicazione diventa uno strumento di contenimento del danno reputazionale già avvenuto. Il danno non è la scorrettezza, ma la semplice emersione pubblica di una potenziale criticità, che alimenta la sfiducia nell’efficienza della macchina giudiziaria. La gestione del rischio più evoluta non consiste nel gestire bene le crisi, ma nell’evitare che si verifichino.

Con una governance preventiva, il Presidente Villani non avrebbe dovuto scrivere alcuna nota. Il suo intervento si sarebbe esaurito nell’approvare, sul suo terminale, la riassegnazione automatica proposta dal sistema giorni prima, senza che la notizia del potenziale conflitto uscisse mai dai confini dell’infrastruttura di controllo interna. L’intera catena di eventi – assegnazione errata, rilevazione del conflitto, astensione, rinvio, nota del presidente – sarebbe stata sostituita da un’unica operazione interna, invisibile e istantanea. Il rischio che si sarebbe azzerato è quello del danno narrativo: l’idea che un processo di tale importanza per la città di Torino inizi con un inciampo procedurale. Questo tipo di danno, sebbene non quantificabile in termini di sanzioni, erode il capitale di fiducia dell’istituzione e fornisce munizioni alle strategie difensive degli imputati, che potrebbero sfruttare ogni crepa, anche la più piccola, per delegittimare l’impianto accusatorio.

L’impatto di questo piccolo rinvio va letto in una prospettiva più ampia. Il processo contro gli ex manager della Città della Salute è un banco di prova per la capacità del sistema giudiziario di gestire casi complessi di presunta mala gestio nella sanità pubblica. Ogni giorno di ritardo è un costo diretto per lo Stato e un costo indiretto in termini di giustizia differita. La governance non è un esercizio burocratico; è l’infrastruttura che garantisce l’efficienza, la terzietà e la tenuta di un processo. L’episodio di Torino dimostra che, anche quando tutti gli attori si comportano in modo impeccabile, un’architettura di controllo obsoleta, basata su flussi non integrati e sulla vigilanza umana come unica rete di sicurezza, produce inefficienze e rischi. La soluzione non è sperare in giudici sempre attenti e presidenti pronti a comunicare, ma implementare un sistema che renda i conflitti non rilevabili, le assegnazioni errate impossibili e le crisi reputazionali un’ipotesi remota. L’ecosistema Scudo231 è progettato per questo: trasformare la governance da un insieme di regole e buone intenzioni a una certezza operativa, misurabile e scientifica.

Fonte: https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2026/02/09/tribunale-torino-giusta-astensione-giudice-nel-processo-del-pm-suo-ex_5067fc56-9438-4ecd-9444-15bf43c615ec.html