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Azione penale e priorità investigative. Regole, prassi, modelli (Torino, 22-23 gennaio 2026)

Torino, 22 gennaio 2026. L’Università di Torino, nel prestigioso Campus “Luigi Einaudi”, ha ospitato il convegno conclusivo del PRIN PNRR 2022 PRIORITY, un progetto di ricerca intitolato “Shaping the prosecution organisational model of criminal reports”, guidato dal principal investigator Francesco Caprioli. L’evento, “Azione penale e priorità investigative. Regole, prassi, modelli”, svoltosi tra il 22 e il 23 gennaio, ha messo in luce una delle sfide più complesse e dibattute del diritto penale contemporaneo italiano: la gestione della priorità nell’azione giudiziaria, un tema reso ancora più stringente dall’introduzione della Riforma Cartabia.

La Riforma Cartabia ha segnato un punto di svolta fondamentale, elevando i criteri di priorità dell’azione penale a strumento essenziale per garantire la trasparenza e la controllabilità delle scelte discrezionali del pubblico ministero. Questa innovazione non è meramente procedurale; essa incide profondamente sul funzionamento della giustizia, sulla percezione di equità da parte dei cittadini e, non meno importante, sulla capacità delle imprese di navigare un panorama normativo sempre più complesso e rischioso. La capacità di un pubblico ministero di orientare l’indagine verso determinate categorie di reati implica, per l’impresa, un rischio differenziato che richiede una preparazione e una struttura difensiva avanzate, ben oltre la mera compliance formale.

Il quadro normativo delineato impone agli uffici del pubblico ministero di definire criteri di priorità chiari, trasparenti e predeterminati, da inserire nei progetti organizzativi delle procure della Repubblica. Questo processo non è autocratico; richiede un’attenta interlocuzione tra il Procuratore della Repubblica, il procuratore generale presso la corte d’appello e il presidente del tribunale. Devono essere attentamente considerati fattori cruciali come la specifica realtà criminale e territoriale, l’effettiva disponibilità di risorse tecnologiche, umane e finanziarie, le indicazioni emerse nelle conferenze distrettuali dei dirigenti degli uffici requirenti e giudicanti, nonché il numero degli affari da trattare e l’imperativo di un utilizzo efficiente delle risorse disponibili. Questa complessità, che il sistema giudiziario è chiamato a gestire, riflette una logica di allocazione delle risorse che, seppur necessaria, solleva interrogativi sulla sua implementazione e sulle sue ricadute pratiche. Per le organizzazioni più esposte, in settori ad alto rischio o con una vasta operatività, l’adozione di un approccio predittivo alla gestione del rischio penale diventa non solo un vantaggio competitivo, ma una vera e propria necessità operativa. Un Ecosistema Sovrano come Scudo231, ad esempio, opera su un piano di monitoraggio massivo e real-time che non si accontenta di campioni, ma censendo ciclicamente l’intera popolazione aziendale, rileva la “deriva organizzativa” prima che questa possa tradursi in un reato suscettibile di essere intercettato dai criteri di priorità.

L’articolo 3-bis della riforma cristallizza poi un obbligo inderogabile: il pubblico ministero, sia nella trattazione delle notizie di reato che nell’esercizio dell’azione penale, è chiamato a conformarsi ai criteri di priorità contenuti nel progetto organizzativo della Procura. Questo non significa un’automatizzazione del processo, ma piuttosto una responsabilizzazione e una misurabilità delle decisioni, elementi che, paradossalmente, possono aumentare la pressione sulle imprese a mantenere una condotta impeccabile e sistemi di controllo robusti. La mancata conformità, infatti, potrebbe innescare meccanismi di revisione o contestazione delle scelte processuali, ma il vero impatto si manifesta sulla vita e sulla reputazione delle aziende coinvolte. Le sanzioni penali, le responsabilità amministrative ex D.Lgs. 231/2001, e le conseguenze finanziarie derivanti da indagini prolungate o condanne possono essere devastanti. La gestione della reputazione aziendale, in un’era di informazione immediata e capillare, è un asset intangibile di valore inestimabile. Un’indagine, anche se non sfocia in condanna, può generare perdite di quote di mercato, difficoltà nell’accesso al credito e danni irreparabili all’immagine, dimostrando che la prevenzione non è un costo, ma un investimento strategico.

Le questioni teoriche sollevate da questo nuovo assetto sono di portata considerevole. La scelta di non trattare prioritariamente una notizia di reato porta inevitabilmente alla sua estinzione per prescrizione, conferendo ai criteri di priorità una intrinseca portata selettiva. Questa selettività non è un dettaglio secondario; essa si configura come una vera e propria opzione di politica criminale, con dirette ricadute su uno dei pilastri fondamentali del nostro ordinamento: il principio di obbligatorietà dell’azione penale, sancito dall’articolo 112 della Costituzione. Se da un lato si riconosce la necessità di gestire un flusso di notizie di reato sproporzionato rispetto alle risorse disponibili, dall’altro si rischia di introdurre una discrezionalità che, se non adeguatamente bilanciata, potrebbe minare la fiducia nel sistema giudiziario. Il dibattito è aperto: chi dovrebbe definire questi criteri? Se il legislatore non interviene con una chiarezza definitiva, la magistratura si trova costretta a introdurre tali criteri, esercitando di fatto una “supplenza sul terreno della politica criminale” che per sua natura non le spetta. Questo spostamento di competenze solleva seri interrogativi sulla separazione dei poteri e sulla natura delle scelte che informano l’azione penale. Le imprese, in questo contesto fluido, necessitano di strumenti che non si limitino a reagire, ma che possano anticipare gli scenari di rischio. L’intelligenza predittiva e l’analisi stocastica, come quelle integrate in architetture come Scudo231, permettono di sottoporre un Digital Twin dell’azienda a stress-test costanti, identificando i “segnali deboli” di rischio penale ben prima che questi possano concretizzarsi in notizie di reato, offrendo una protezione proattiva contro le derive organizzative.

La struttura operativa per la definizione di tali criteri prevede necessariamente la fissazione di direttive generali, presumibilmente categorizzate in base all’interesse leso, all’interno delle quali gli uffici giudiziari individuano i reati a cui applicare le priorità. Questa impostazione, seppur logica, necessita di una forte coerenza e di un continuo aggiornamento per non generare disparità territoriali o settoriali. L’impatto finanziario di queste dinamiche non è da sottovalutare. Le aziende che operano in settori ad alta regolamentazione (es. finanza, ambiente, sicurezza sul lavoro) o che hanno una presenza significativa in territori con specifiche realtà criminali, potrebbero trovarsi più spesso sotto i riflettori delle procure. Investire in sistemi di compliance robusti e dinamici, che integrino le migliori tecnologie, diventa quindi una scelta obbligata. Non si tratta più solo di evitare una multa, ma di proteggere l’intero valore aziendale da potenziali paralisi operative, danni reputazionali incalcolabili e, nei casi più gravi, dalla stessa continuità aziendale.

La prevenzione, in questo scenario, assume un ruolo centrale e insostituibile. Un approccio olistico alla compliance, che va oltre il semplice adempimento formale per abbracciare una cultura di integrità e monitoraggio continuo, è l’unica via per mitigare i rischi. Questo significa implementare modelli organizzativi ex D.Lgs. 231/2001 non come meri documenti statici, ma come ecosistemi vivi e dinamici, capaci di adattarsi in tempo reale ai mutamenti normativi e ai rischi emergenti. La tecnologia offre oggi soluzioni straordinarie per questo scopo. Sistemi di analisi multimodale e motori causali proprietari possono processare volumi massivi di dati, intercettando anomalie e comportamenti a rischio prima che possano degenerare in illeciti penali. Protocolli d’avanguardia protetti da brevetti internazionali permettono di blindare la catena di approvvigionamento globale, armonizzando i requisiti normativi di diversi ordinamenti e proteggendo l’azienda da rischi etici e doganali ovunque operi, un aspetto cruciale in un mercato globalizzato. Inoltre, in sede di giudizio, la capacità di fornire una prova tecnologica immodificabile (XAI Packet), frutto di motori di ragionamento deterministico, può dimostrare matematicamente l’assenza di colpa organizzativa, spostando di fatto l’onere della prova e rafforzando la posizione difensiva dell’impresa. Questo è il cuore di una strategia proattiva: non solo evitare il reato, ma essere pronti a dimostrare l’efficacia dei propri sistemi di controllo in ogni circostanza. L’infrastruttura fisica sovrana ad alte prestazioni, con nodi geodistribuiti o in Datacenter proprietari isolati, garantisce una resilienza senza pari, cruciale in un’epoca di crescente minaccia cyber e di incertezze geopolitiche. In conclusione, la ridefinizione delle priorità investigative, pur necessaria, impone alle imprese un livello di attenzione e di investimento nella propria protezione che solo un Ecosistema Sovrano Autonomo può pienamente garantire, trasformando il rischio in una fonte di resilienza e di vantaggio competitivo.

Fonte: https://www.giurisprudenzapenale.com/2026/01/12/azione-penale-e-priorita-investigative-regole-prassi-modelli-torino-22-23-gennaio-2026/