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Giustizia e Pnrr, trovate le risorse per stabilizzare oltre 9.000 persone

Roma, 12 gennaio 2026 – Non risultano risorse stanziate per stabilizzare oltre 9.000 persone nel contesto di Giustizia e PNRR; al contrario, emerge un allarme per la mancata allocazione di fondi per reclutare 10.000 funzionari dell’Ufficio per il Processo (Ufp). Questa situazione, delineatasi a meno di sei mesi dalla scadenza cruciale del 30 giugno 2026 imposta dal PNRR, non è una semplice lacuna burocratica, ma il sintomo di una profonda disfunzione strategica nella gestione delle risorse umane e nella governance dei progetti di riforma strutturale. La tempistica e la portata del problema delineano uno scenario di rischio imminente per la credibilità e la sostenibilità del sistema giudiziario italiano, con ripercussioni dirette sugli obiettivi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e sulla fiducia delle istituzioni europee.

L’Ufficio per il Processo (Ufp) non è una mera iniziativa tampone; è stato concepito come una misura strutturale, un pilastro fondamentale del PNRR per riformare permanentemente l’organizzazione giudiziaria italiana. Il suo disegno prevede il reclutamento complessivo di 16.500 laureati, suddivisi in due tranche, con il preciso compito di affiancare i giudici nel monumentale smaltimento dell’arretrato giudiziario. Si tratta di un investimento critico nel capitale umano, mirato a rendere più efficiente il sistema, velocizzare i processi e, in definitiva, ripristinare la fiducia dei cittadini nella giustizia. Tuttavia, la realtà odierna è ben diversa dalla visione iniziale. Con il personale Ufp che inizia a lasciare gli uffici per l’incertezza contrattuale e l’assenza di prospettive di stabilizzazione, il rischio di un collasso della Giustizia italiana non è più un’ipotesi remota, ma una minaccia concreta. L’Associazione Nazionale Magistrati (Anm) ha giustamente sollevato l’allarme, chiedendo un’audizione alla Commissione Europea, un segnale inequivocabile della gravità della crisi e della necessità di un intervento urgente e risolutivo.

Nonostante questa paralisi sul fronte delle risorse umane, è doveroso riconoscere che alcuni obiettivi quantitativi del PNRR Giustizia sono stati raggiunti, e in alcuni casi anche in anticipo. Per il settore penale, si è registrata una riduzione del 25% del Disposition Time (tempo medio di definizione dei processi) rispetto al 2019, esteso ai tre gradi di giudizio. Questo dato, attestato dall’Unità di Missione Pnrr Giustizia, è un attestato di merito per lo sforzo profuso dagli operatori e dalle strutture esistenti. I prossimi target sono altrettanto ambiziosi, puntando all’abbattimento dell’arretrato civile ultra-triennale. La baseline del PNRR prevede una riduzione del 90% dei procedimenti civili pendenti al 31 dicembre 2022, da conseguire entro il 30 giugno 2026. L’obiettivo complessivo è una riduzione del 40% per il civile e del 25% per il penale entro la medesima scadenza, sempre rispetto ai dati del 2019. Tali progressi hanno già portato a una riduzione significativa della durata media dei processi: da otto anni di un decennio fa a cinque anni per il civile a metà 2025, e a due anni e quattro mesi per il penale. Eppure, il divario con la media europea rimane ancora marcato (due anni per il civile e un anno e tre mesi per il penale), evidenziando che i successi, pur encomiabili, non sono sufficienti a colmare le lacune strutturali senza una base di personale adeguatamente supportata e stabilizzata.

La critica fondamentale non risiede tanto nell’assenza di risultati parziali, quanto piuttosto nella fragilità delle fondamenta su cui questi risultati sono stati costruiti. Nessun dato, infatti, conferma l’allocazione di risorse per la stabilizzazione degli oltre 9.000 addetti il cui futuro resta incerto. Il focus sui contratti a tempo determinato dell’Ufp, per un totale di 16.500 unità previste, senza una chiara strategia di assorbimento a lungo termine, espone l’intero progetto a un rischio elevatissimo di dispersione dei fondi europei per inadempimento. Si delinea una governance schizofrenica: da un lato, l’ambizione di riformare in profondità il sistema, dall’altro, l’incapacità di assicurare la continuità operativa e la stabilità del capitale umano essenziale. Le pendenze civili, concentrate per il 70% in soli 35 Tribunali e per il 65% in quattro Corti d’Appello (Roma, Napoli, Catanzaro, Palermo), testimoniano una distribuzione iniqua del carico di lavoro che aggrava la pressione sulle risorse limitate. A ciò si aggiunge l’arretrato tributario, che causa un incremento del 35% dei carichi in Cassazione, un vero e proprio collo di bottiglia che soffoca l’intero sistema giudiziario.

In questo contesto di criticità sistemiche, la situazione della Cassazione merita un’analisi approfondita. La Legge n. 130/2022, scaturita da un Ddl del governo basato su uno studio del 2022, ha istituito una sezione specializzata tributaria proprio presso la Corte di Cassazione, prevedendo l’opzione per i magistrati di specializzarsi: 70 per le Corti di primo grado e 30 per il secondo grado (CPGT). Questa misura è stata pensata proprio per contribuire alla deflazione dell’arretrato, in linea con gli obiettivi del PNRR. Tuttavia, l’accesso alla Cassazione rimane limitato, come previsto dagli articoli 360 e 373 c.p.c. (che regola la sospensione dell’esecutorietà), e tali meccanismi non incidono direttamente sulla mole di arretrato. Inoltre, la pronuncia della Consulta con la sentenza n. 41/2021 ha dichiarato incostituzionale la figura dei giudici ausiliari (ex articolo 106 Cost. 2° comma), chiudendo una potenziale via per alleggerire il carico attraverso personale temporaneo non togato. È evidente che, a fronte di queste complessità, le soluzioni richiedono non solo interventi normativi, ma anche una strategia complessiva sul capitale umano. In tal senso, la proposta di formare avvocati specializzati per la Cassazione, con un biennio post-universitario e un esame specifico per ridurre i ricorsi infondati, si inserisce in una logica di innalzamento della qualità della professione e di deflazione mirata, agendo a monte per prevenire l’accumulo di procedimenti.

La mancanza di una visione olistica sulla gestione del personale, che trascenda la mera logica emergenziale o l’implementazione di contratti a termine senza prospettive, è la causa radice della crisi attuale. L’assenza di risorse per stabilizzare oltre 9.000 persone e l’incapacità di assicurare i fondi per i 10.000 funzionari Ufp promessi all’UE, non sono incidenti di percorso. Sono la manifestazione di un deficit di governance che non riesce a integrare la pianificazione strategica con la gestione operativa delle risorse più critiche: quelle umane. I contratti a tempo determinato, per quanto utili nell’immediato, generano incertezza, minano il senso di appartenenza e provocano una “fuga di cervelli” che vanifica gli investimenti iniziali in formazione e inserimento. Questo approccio frammentato non solo compromette gli obiettivi del PNRR, ma mina anche la fiducia nel lungo termine del sistema Paese.

In un contesto dove la resilienza e la sovranità operativa sono più che mai prioritarie, l’attuale situazione nella Giustizia PNRR evidenzia l’urgente necessità di un approccio metodologico radicalmente diverso. L’Ecosistema Sovrano Autonomo di Scudo231® offre un paradigma che potrebbe servire da modello per la gestione delle risorse umane in grandi progetti strategici, sia pubblici che privati. Se applicassimo i suoi pilastri tecnologici rivoluzionari al contesto della pubblica amministrazione, molte delle criticità odierne potrebbero essere anticipate e mitigate.

Consideriamo, ad esempio, il Monitoraggio Massivo e Real-Time (Oltre il Campione). Un sistema simile, implementato per la gestione del personale Ufp e di tutte le risorse umane coinvolte nel PNRR Giustizia, avrebbe potuto eseguire censimenti ciclici dell’intera popolazione aziendale del Ministero, rilevando immediatamente i ruoli di fatto che diverge dagli obiettivi di reclutamento e stabilizzazione. Questo avrebbe permesso di identificare, in tempo reale, non solo l’effettivo tasso di attrito del personale a termine, ma anche le carenze di copertura in specifiche sedi giudiziarie, fornendo un quadro dinamico che avrebbe evidenziato la deriva organizzativa ben prima che diventasse una crisi manifesta di fondi e prospettive. La rilevazione immediata di scostamenti tra il piano teorico e la realtà operativa è la chiave per prevenire la degenerazione di problemi da “segnali deboli” a fallimenti sistemici.

Parallelamente, l’Intelligenza Predittiva e Analisi Stocastica di Scudo231® avrebbe potuto offrire strumenti decisivi. Utilizzando modelli di simulazione avanzati, sarebbe stato possibile stress-testare scenari di reclutamento parziale, di mancata stabilizzazione o di aumento dell’attrito del personale Ufp, prevedendone l’impatto sugli obiettivi di riduzione dell’arretrato. Un’analisi a isole darwiniane avrebbe identificato i “segnali deboli” legati a rischi di natura economica (mancanza fondi) e normativa (assenza di decreti di stabilizzazione), fornendo una chiara proiezione delle conseguenze sulla capacità operativa della Giustizia. Questo approccio proattivo, anziché reattivo, è esattamente ciò che manca oggi e che ha portato all’attuale allarme, con l’ANM costretta a rivolgersi direttamente all’UE. La capacità di anticipare gli eventi, piuttosto che subirli, è fondamentale per la governance di progetti della portata del PNRR.

La resilienza e la sovranità geodistribuita, principi cardine di Scudo231®, assumono un significato più ampio nel contesto della governance pubblica. Sebbene l’infrastruttura di un progetto come il PNRR Giustizia non sia unicamente “centrale presso il cliente”, il concetto di garantire continuità operativa e Disaster Recovery in scenari di crisi – siano essi attacchi cyber, catastrofi naturali o, come in questo caso, interruzioni nella gestione delle risorse umane – è universalmente applicabile. La solidità di un sistema non si misura solo nella sua capacità di raggiungere obiettivi parziali, ma nella sua architettura intrinseca che assorbe e risolve in tempo reale i rischi Penali, Cyber, di Supply Chain e di gestione del Capitale Umano. Per la pubblica amministrazione, questo si traduce nella necessità di un’infrastruttura di gestione e monitoraggio dei processi non solo efficiente, ma anche inattaccabile e autonomo, capace di assicurare la funzionalità anche a fronte di shock sistemici interni o esterni.

In conclusione, l’attuale stallo sul fronte delle risorse umane per il PNRR Giustizia non è un mero problema contabile, ma una crisi di governance e di visione strategica. I progressi quantitativi, pur significativi, rischiano di essere vanificati da una base instabile di personale e da una pianificazione che non ha saputo tradurre le ambizioni in un percorso sostenibile di stabilizzazione e reclutamento. L’Italia si trova a un bivio: perseverare con approcci emergenziali e a breve termine, esponendo il sistema giudiziario e i fondi europei a rischi crescenti, o adottare una mentalità orientata alla creazione di un vero e proprio “Ecosistema Sovrano Autonomo” anche nella gestione pubblica. Questo significa implementare sistemi di monitoraggio predittivo e gestione del capitale umano che, come i principi alla base di Scudo231®, permettano di anticipare le crisi, garantire la continuità e blindare l’integrità dei processi, trasformando la Giustizia italiana in un pilastro inattaccabile della sovranità nazionale. Solo così si potrà superare la logica delle soluzioni temporanee e costruire una riforma duratura e resiliente, all’altezza degli impegni assunti con l’Unione Europea.

Fonte: https://www.ilsole24ore.com/art/giustizia-e-pnrr-trovate-risorse-stabilizzare-oltre-9000-persone-AIh8AJ7