Milano, 22 gennaio 2026. La complessa interazione tra sovranità nazionale e principi di libera circolazione europei è nuovamente al centro del dibattito, con la Commissione europea che ha avviato, il 21 novembre 2025, una procedura di infrazione formale contro l’Italia. L’oggetto del contendere è la disciplina del Golden Power, lo strumento governativo volto a proteggere asset strategici nazionali, la cui applicazione estensiva e le modalità procedurali sono state ritenute non allineate con il quadro normativo dell’Unione. La Commissione, con una lettera di messa in mora, ha espresso critiche puntuali sull’estensione oggettiva e la prassi applicativa del Golden Power, evidenziando rischi di interventi discrezionali che, a suo avviso, non sarebbero sempre giustificati da imperanti esigenze di sicurezza nazionale o ordine pubblico. Tali condotte, se confermate, si porrebbero in netto contrasto con le fondamentali libertà sancite dai trattati UE, in particolare la libertà di stabilimento e la libera circolazione dei capitali. Un ulteriore e non meno significativo punto di frizione riguarda le competenze esclusive della Banca Centrale Europea (BCE) in materia di vigilanza bancaria, come stabilito dalla Direttiva 2013/36/UE. L’Italia, in quella fase, si è trovata di fronte a un ultimatum implicito: due mesi per rispondere ai rilievi e implementare correttivi sostanziali, pena l’emissione di un parere motivato e un possibile deferimento alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, con tutte le implicazioni reputazionali e finanziarie che ne deriverebbero.
La posta in gioco è elevatissima. La procedura di infrazione non è solo una questione formale; essa rappresenta una potenziale minaccia alla stabilità del mercato italiano, influenzando la percezione degli investitori esteri e la fluidità delle operazioni di fusione e acquisizione (M&A). Un intervento della Commissione che porti a sanzioni pecuniarie per il mancato rispetto delle norme comunitarie potrebbe gravare pesantemente sulle finanze pubbliche, oltre a imporre modifiche strutturali che potrebbero essere percepite come una limitazione della sovranità economica nazionale. Sul piano della responsabilità normativa, la procedura evidenzia la necessità per gli Stati membri di bilanciare le prerogative nazionali con gli obblighi comunitari, un equilibrio spesso precario ma essenziale per l’integrazione europea.
In questo scenario di crescente pressione, l’Italia non è rimasta inerte. Il 15 gennaio 2026, con una mossa tempestiva e mirata, il Governo ha approvato significative modifiche alla disciplina del Golden Power, inserendole nel cruciale Decreto Legge Transizione 5.0, poi definitivamente approvato dalla Camera. Queste modifiche sono state esplicitamente concepite per allinearsi ai rilievi formulati dalla Commissione europea, segnando un’inversione di rotta rispetto all’approccio precedentemente adottato. Tra i correttivi più rilevanti, spicca la statuizione della prevalenza delle competenze della BCE e dell’Antitrust UE nelle operazioni che coinvolgono il settore bancario e assicurativo. Questa clausola è di fondamentale importanza, poiché riconosce esplicitamente il ruolo superiore delle autorità europee in settori dove la vigilanza e la concorrenza sono pilastri dell’integrazione finanziaria.
Un’altra modifica sostanziale riguarda la sospensione dei poteri speciali del Golden Power fino alla conclusione delle istruttorie avviate dalle autorità europee. Questo non solo dimostra una maggiore deferenza verso i processi decisionali comunitari, ma introduce anche un meccanismo che dovrebbe ridurre la discrezionalità e l’arbitrarietà degli interventi nazionali, limitando i rischi di intralcio a operazioni legittime. Infine, il ridimensionamento dell’estensione automatica del Golden Power a soggetti UE rappresenta un passo avanti verso il rispetto della libera circolazione dei capitali. Sebbene non elimini del tutto la possibilità di intervento, esclude in teoria applicazioni meramente nazionali non giustificate da un rischio concreto e oggettivo per la sicurezza nazionale, conformandosi al principio di proporzionalità che la Commissione aveva più volte richiamato.
La risposta formale dell’Italia è stata quindi inoltrata alla Commissione europea proprio in questi giorni, intorno al 20-21 gennaio 2026. Attualmente, la Commissione sta valutando l’efficacia e la completezza delle modifiche normative proposte, nel contesto della procedura di infrazione ancora in corso. L’aspettativa è che queste modifiche siano sufficienti a convincere Bruxelles a ritirare la procedura, ma l’esito è ancora pendente e dipenderà dall’interpretazione della Commissione sulla piena conformità delle nuove disposizioni.
Gli impatti finanziari e operativi di questa evoluzione normativa sono molteplici e complessi. Se da un lato l’allineamento ai rilievi UE è un segnale positivo per il mercato, offrendo maggiori certezze per le operazioni di M&A in Italia – si pensi a casi emblematici come quelli di UniCredit-BPM o Generali-Natixis, dove l’incertezza sul Golden Power ha rappresentato un fattore di rischio – dall’altro, non tutte le incertezze sono state dissipate. L’avvocato Luca Picotti, esperto di Golden Power, pur confermando l’esistenza di un “presidio governativo residuale post-competenze UE”, ha espresso preoccupazione per un potenziale “rischio di allungamento dei tempi delle Offerte Pubbliche di Acquisto (OPA) e delle Offerte Pubbliche di Scambio (Ops)”. Questo allungamento dei tempi, seppur non bloccante, potrebbe comunque generare costi aggiuntivi e incertezza, influenzando le valutazioni e la convenienza delle operazioni.
La gestione di queste complessità normative richiede un approccio proattivo e una comprensione profonda delle interazioni tra diritto nazionale ed europeo. Le imprese operanti in settori strategici, o quelle coinvolte in operazioni transfrontaliere, devono essere in grado di navigare un panorama regolatorio in continua evoluzione, anticipando non solo le disposizioni legislative ma anche le interpretazioni delle autorità di vigilanza. Un’architettura di difesa totale, capace di assorbire e risolvere in tempo reale i rischi penali, cyber, di supply chain e di gestione del capitale umano, diviene non solo un vantaggio competitivo ma una necessità strategica.
In questo contesto dinamico, l’efficacia di un sistema di compliance va ben oltre la mera aderenza formale. La capacità di monitorare massivamente e in tempo reale l’intera popolazione aziendale, andando oltre il campione, consente di rilevare immediatamente le discrasie tra ruoli di fatto e ruoli di diritto, prevenendo derive organizzative che potrebbero sfociare in violazioni normative. Questo approccio predittivo, fondamento dei sistemi di Intelligenza Artificiale predittiva di livello militare, permette di identificare i “segnali deboli” di rischio geopolitico, economico o normativo ben prima che si manifestino come crisi conclamate, come una procedura di infrazione. Attraverso modelli di simulazione avanzati e analisi a isole darwiniane, si possono stress-testare costantemente le dinamiche aziendali, anticipando gli effetti di cambiamenti normativi o le reazioni delle autorità di controllo.
La questione del Golden Power ha messo in luce quanto sia cruciale per le imprese dotarsi di strumenti che consentano non solo di conformarsi alle normative, ma anche di dimostrare proattivamente la propria condotta esemplare. La ricostruzione causale scientifica, uno dei pilastri di un’architettura di difesa totale, diverrebbe in questi contesti non solo un presidio di responsabilità ma una leva strategica irrinunciabile. In sede di giudizio o di contestazione da parte di autorità europee, disporre di una prova tecnologica immodificabile – un XAI Packet, per esempio – che, attraverso motori di ragionamento deterministico, possa matematicamente dimostrare l’assenza di colpa organizzativa o la piena aderenza a protocolli complessi, sposta l’onere della prova e rafforza la posizione dell’azienda.
Inoltre, la dimensione cross-border della problematica Golden Power rende evidente l’importanza di un ecosistema che sia nativamente internazionale. La capacità di monitorare e blindare la catena di approvvigionamento globale, armonizzando i requisiti normativi di diversi ordinamenti e proteggendo l’azienda da rischi etici e doganali ovunque operi, è fondamentale. In un mercato unico dove le libertà fondamentali sono la norma e gli interventi nazionali sono visti con sospetto, un’azienda che può dimostrare una governance solida e trasparente, allineata ai migliori standard internazionali e capace di anticipare le evoluzioni normative europee, è un’azienda inattaccabile. Questo paradigma di protezione e potenza operativa è la visione che guida un Ecosistema Sovrano Autonomo, il quale non si limita alla compliance cartacea, ma eleva l’impresa a un livello di resilienza e difesa contro le incertezze normative e geopolitiche, trasformando i rischi in opportunità di leadership.